FAMMI MAMMA

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I retroscena di Man not included, il sito Internet che "vende sperma" alle aspiranti madri. Lesbiche soprattutto. E italiane: le quarte in classifica. Maschi gay discriminati.

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LONDRA – "La mania di Shrimp era avere bambini: prima il concepimento, con lo sperma; poi il feto che cresceva dentro di lei; infine il bambino completo che veniva fuori". Lo scrittore di fantascienza Thomas M. Disch nel suo libro 334, scritto nel 1972, immagina un futuro in cui la fecondazione artificiale è "l’unico modo etico per gli omosessuali di avere bambini".

Oggi, a giudicare almeno da certe leggi, sembrerebbe che per gli omosessuali non ci sia alcun modo etico di avere bambini. Però forse, anche se non a livello legale, qualcosa sta cambiando.

John Gonzalez non è omosessuale, ha quattro bambini ed è attraverso la sua compagnia di organizzazione di party e altri tipi di eventi mondani, che è venuto in contatto con la comunità lesbica e con la necessità di un servizio di donazione di sperma che sia sicuro, controllato, anonimo e non troppo costoso. E così, nel Regno Unito, ha messo in piedi un sito, chiamato Man Not Included (www.mannotincluded.com), che mette in contatto, ma senza farli conoscere, donatori e aspiranti madri.

Ai primi di luglio, a servizio appena nato, il sito aveva già ricevuto tremila pre-registrazioni da coppie lesbiche e cinquemila da donatori da tutto il mondo. Dopo dieci giorni, Man Not Included vantava oltre 12 mila donatori già iscritti nella banca dati. Altissima la percentuale delle pre-registrazioni italiane: secondo Gonzalez, l’Italia sarebbe al quarto o quinto posto tra le nazioni più interessate al servizio.

Il successo è dovuto anche alla garanzia di anonimato: "Abbiamo deciso – dice Paul Murricane dell’ufficio public relations di Man Not Included – di rendere il servizio completamente anonimo in modo che non ci sia pericolo che il donatore accampi diritti da genitore sul figlio. Il figlio, dal canto suo, avrà diritto di rintracciare il padre biologico solo al compimento dei 18 anni. Tutti i dati saranno conservati da Man Not Included così che il ragazzo possa compiere questa ricerca, ma non prima dei 18 anni".

Il servizio, in totale, viene a costare circa 800 dollari: 80 per la registrazione al sito, 350 per la "presentazione" del donatore, e il resto per test medici, consigli e quant’altro a donatori e riceventi. Al donatore, invece, viene corrisposto un rimborso spese, stimato intorno ai 50-60 dollari; dal sito garantiscono che un meccanismo di controllo farà in modo che "un donatore non generi troppi figli".

Ma quali sono i requisiti per le aspiranti mamme? Per il momento, Man Not Included si occupa solo di coppie fisse: "Scopo del servizio – spiega Murricane – è permettere alle coppie lesbiche di concepire e accudire il loro bambino in un ambiente familiare stabile. Nel caso in cui una lesbica single volesse concepire un figlio attraverso il nostro servizio, prenderemmo in considerazione la sua richiesta se fosse in grado di convincerci delle sue serie intenzioni nel voler crescere il bambino in quella che sarebbe una famiglia con un solo genitore, ma sicura". Il sito, poi, nelle FAQ (Frequently Asked Questions, le domande ricorrenti), precisa che presto il servizio sarà attivo anche per le coppie eterosessuali, anche se la priorità rimarrà alle coppie di donne omosessuali.

Per i donatori, il requisito principale è l’assoluta assenza di malattie veneree e non. Ma, oltre al fatto che devono avere meno di 45 anni (mentre non c’è limite di età per le donne che chiedono l’inseminazione), si potrebbe dire che c’è una sorta di discriminazione nei confronti dei maschi omosessuali: sempre nelle FAQ, infatti, veniamo a scoprire che non può essere donatore chi ha avuto rapporti sessuali con altri uomini, o con una donna (attenzione, questo è complicato) che a sua volta abbia avuto rapporti con un uomo bisessuale.

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Un altro aspetto che potrebbe innescare polemiche è la possibilità, per chi sceglie di concepire un figlio attraverso Man Not Included, di decidere quali siano le caratteristiche fisiche del donatore e quindi, indirettamente, anche del bambino. "Crediamo che non ci sia assolutamente alcuna differenza – risponde Murrican – rispetto al modo in cui normalmente le coppie si formano: sulla base dell’attrazione fisica. Non c’è coercizione, ma libera scelta da entrambe le parti". E pur tuttavia, qualche dubbio rimane.

Per le italiane, o in generale le non-residenti nel Regno Unito, comunque, per ora le difficoltà non sono da poco: il servizio infatti non è attivo all’estero e per potervi accedere è necessario accollarsi un viaggio, che costituirebbe una spesa in più oltre a quelle già da sostenere per il procedimento di "presentazione" del donatore e di inseminazione.

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