FARE SESSO E PENSARCI BENE

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Arcigay ha accolto la proposta dei media gay: fai prevenzione, ti facco promozione. Sulla stampa omosex pubblicità gratuita ai locali che distribuiscono gratis profilattici, gel e info-Aids.

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RICCIONE – Fai prevenzione ti faccio promozione. Distribuisci gratis i preservativi e ti faccio pubblicità. L’Arcigay, riunita in congresso a Riccione, ha deciso di cogliere la disponibilità di alcune delle più importanti testate gay nazionali on e off-line (Gay.it, Babilonia, Pride, Guide Magazine per ora, ma se ne potranno aggiungere altre), di pubblicizzare gratuitamente i locali che parteciperanno alle campagne di prevenzione dell’associazione.

Traduciamo: se una sauna o un locale con darkroom distribuisce gratis preservativi e materiale informativo sull’Aids e sulle malattie sessualmente trasmissibili ai suoi clienti sarà segnalato ai lettori gay di tali siti e riviste in modo che possano "preferirli" a quelli che non si preoccupano della loro salute. Esemplare in negativo la frase di un gestore di Firenze: "Non voglio campagne anti-aids: siamo qui per scopare non per pensare". Invece bisogna pensarci bene, a scopare.

In Italia la situazione della prevenzione è ancora drammatica. E non solo fra i gay. Basti pensare che un giornalista di un quotidiano romagnolo, che non citiamo, nei titoli del suo pezzo sul congresso Arcigay, per narrare la distribuzione gratuita a delegati e invitati di gel a base d’acqua e profilattici ha parlato di "Preservativi e vasellina per tutti", ignorando profondamente che la vasellina rende poroso il latex e inutile l’uso del preservativo. La cattiva informazione è presente, oggi più che mai visto che le informazioni ci sono, in ogni settore della popolazione e quindi anche fra i gay e i gestori dei locali gay. Questi ultimi, come anche i giornalisti, devono anche certamente tener conto delle colpe di scarso impegno e di cattiva informazione che potrebbero essere loro contestate in seguito… Citiamo l’esempio del tabacco: molte case produttrici di tabacco, in Europa e negli Stati Uniti, sono state attaccate in giustizia ed hanno dovuto sborsare milioni di dollari, o di franchi, in quanto responsabili delle malattie causate dalla cattiva informazione che avevano, o peggio ancora non avevano, fatto sui pericoli del fumo sulla salute dei fumatori. Perché escludere un giorno un processo ad una dark che non ha distribuito preservativi e informato dei rischi legati alle malattie sessualmente trasmissibili e delle modalità di prevenzione?

Durante il congresso qualcuno ha sarcarsticamente ricordato che magari era il caso di abbandonare Lupo Alberto nelle campagne antiAids e iniziare ad usare un linguaggio più esplicito. Magari un fotoromanzo diretto con foto di sessi in erezione pronti ad essere incappucciati. Sarebbe ora, forse, in fondo l’Aids ormai è maggiorenne, quest’anno ha compiuto addirittura vent’anni, e in altri paesi Europei la questione della prevenzione esplicita e non per parafrasi è stata affrontata già da anni. In Francia, lo SNEG, il Sindacato francese delle imprese gay, citato da Sergio Lo Giudice, come esempio da seguire, nella sua relazione al congresso di Arcigay, obbliga tutti i suoi iscritti che hanno una dark a distribuire gratuitamente gel e preservativo. E se non lo fanno li caccia.

Il documento congressuale approvato in Italia non è dello stesso tenore, ma punta a questo: "Arcigay si impegna a rendere vincolante in tempi brevi" è scritto "la partecipazione alle campagne, di tutti i circoli ricreativi affiliati all’associazione".

Bisogna poi vedere come sarà concretizzato tale intento generale… Si riuscirà a realizzare una distribuzione sistematica di gel e preservativi? Cioè ogni volta che un cliente entrerà in un locale con dark qualsiasi se li vedrà consegnare di diritto? Oppure, ancora una volta, ci si accontenterà di una (insufficiente) campagna semestrale intorno al primo dicembre giornata mondiale di lotta all’Aids e intorno al 28 giugno giorno dell’orgoglio omosessuale? Gel e preservativi saranno acquistati tutti insieme, a tonnellate, in modo da pagarli di meno? E chi pagherà alla fine i 25 centesimi di euro che un tale kit costa?

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Aspettiamo di vedere. Ma vi terremo informati.

di Giacomo Leso

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