Fecondazione in vitro: le Hawaii copriranno i costi anche per le coppie gay?

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C'è una proposta di legge in stato avanzato.

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Le Hawaii potrebbero diventare la prima nazione americana a coprire i costi della fecondazione in vitro anche per le coppie gay.

Al momento, infatti, una legge nazionale copre i costi della fecondazione in vitro solo per le coppie eterosessuali sposate. Le coppie gay, escluse dal provvedimento, sono costrette a sborsare in media 20.000 dollari come Sean Smith e Kale Taylor, due cittadini residenti alle Hawaii, hanno raccontato al magazine Democrat Gazette: “Siamo stati costretti a chiedere un prestito, sono cifre folli”.

La situazione potrebbe presto cambiare, però: la proposta per una modifica dell’attuale normativa è infatti sostenuta dalla sezione locale dell’American Civil Liberties Union (ACLU), dall’Hawaii Civil Rights Commission e dal Partito Democratico, ha già passato lo stadio del Senato e si attende un nuovo voto in settimana.

Barbara Collura, presidente e CEO di Resolve (organizzazione no-profit che garantisce sostegno alle famiglie che scelgono di ricorrere a questa pratica), è raggiante: “Sarebbe una cosa grandiosa, diciamo basta alle leggi discriminatorie”.

Nel 2015 la Gran Bretagna è diventata la prima nazione al mondo (ma si attendeva il parere del comitato britannico di bioetica, parere favorevole arrivato quattro mesi fa) a legalizzare il concepimento di bambini con tre genitori, attraverso la tecnica della fecondazione in vitro: si sostituiscono i mitocondri difettosi ereditati dalla madre con quelli sani di un’altra donna, in modo da permettere alle donne portatrici di malattie mitocondriali gravi la possibilità di costituire una famiglia senza trasmettere loro queste malattie. In Messico, nell’aprile del 2016, è nato Abrahim con la stessa tecnica.

Quanto all’Italia, nelle scorse settimane il Comitato per i Diritti Umani dell’ONU (Organizzazione Nazioni Unite) ha sollecitato interventi per ridurre il numero di medici obiettori, per garantire la possibilità di adottare i figli biologici del partner e per estendere proprio l’accesso alle tecniche di fecondazione in vitro per le coppie gay.

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