Fecondazione: per Arcilesbica, legge talebana

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A Bologna l'associazione omosessuale organizza un corteo con interventi e performance, mercoledì 3 luglio alle 18, per dire "no" alla proposta di legge sulla procreazione medicalmente assistita.

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BOLOGNA – Un corteo con interventi "a microfono aperto" e performance, mercoledi’ 3 luglio alle 18, in piazza Nettuno a Bologna, per dire "no" alla proposta di legge – gia’ approvata alla camera – sulla procreazione medicalmente assistita. E "sorprese rosa" in vari punti della citta’, infiocchettata con nastri colorati – chiese e consultori nel mirino – per promuovere una settimana di riflessione e lotta contro la "pma". E’ "Arcilesbica" a lanciare sotto le due torri l’iniziativa, in vista della manifestazione nazionale a Roma, sabato 6 luglio, organizzata dalla "Marcia mondiale delle donne", con l’adesione di decine tra associazioni, movimenti politici di sinistra e centrosinistra e rappresentanze sindacali (tra cui la CGIL nazionale). A Bologna aderiscono, tra gli altri, il Coordinamento Donne Per L’autodeterminazione, il BSF, la Camera del Lavoro, le RDB, i COBAS scuola, le donne in nero e altri gruppi femministi cittadini.

Sabato prossimo la legge passa al Senato, ricordano le organizzatrici, ma "anche se approvata, non ci fermeremo: e’ una legge talebana". Titti De Simone, parlamentare bolognese di Rifondazione Comunista, annuncia "un’ampia mobilitazione di disobbedienza civile" e, "se necessario", la richiesta di referendum abrogativo.

"No secco", dunque, avvertono con forza i promotori della protesta, a una legge che "attacca la libera autodeterminazione delle donne e anche degli uomini, minaccia il diritto alla salute e affonda un ennesimo duro colpo alla sanita’ pubblica". Senza contare, sottolinea Marina Prosperi, del Coordinamento Giuristi Democratici, che "di fatto viene aggirata la 194, normativa sull’aborto". In breve, la nuova legge sulla "PMA" riconosce i diritti dell’embrione, consente alle sole coppie eterosessuali l’accesso alle tecniche sanitarie procreative- ammesse solo quelle "omologhe"- ed "esclude, comunque, le PMA dai livelli essenziali di assistenza del servizio sanitario nazionale". E’ una legge "discriminatoria, invasiva e pericolosa sul piano della salute- ribadisce De Simone- che scardina lo stato di diritto e impone lo stato etico". E’ una proposta "non emendabile", riconosce la parlamentare, ma "da buttare in toto".

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