Firenze: Corte d’Appello potrebbe ammettere le coppie gay

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Dopo il ricorso di Matteo e Francesco che hanno visto rifiutare la richiesta di pubblicazione degli atti di matrimonio, i giudici prendono tempo. L'avvocato Bilotta: "Evento storico".

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La vicenda della negazione di pubblicazione degli atti di matrimonio inoltrata da Matteo Pegoraro e Francesco Piomboni al comune di Firenze, sta vivendo risvolti tanto inaspettati quanto interessanti. Dopo il diniego, i due, tramite i loro avvocati, avevano fatto ricorso presso il Tribunale che, nell’ottobre scorso, lo aveva respinto.

Il caso è quindi passato nella mani della Corte d’Appello che avrebbe dovuto esprimersi qualche giorno fa. In appello, in più,  si è costituito come parte civile il Comune di Firenze esponendo le motivazioni del diniego che sostanzialmente, si baserebbero sul fatto che il codice civile parla di ‘marito e moglie’ e quindi di coppie formate da persone di sesso diverso, vietando, a loro parere, l’unione tra persone omosessuali. La sentenza, però, non c’è stata perché i giudici hanno voluto sentire cosa avevano da dire le parti.

"E’ una cosa inusuale che ci ha piacevolmente sorpresi – ha spiegato a Gay.it l’avvocato Francesco Bilotta della Rete Lenford che rappresenta la coppia -. In sostanza, il collegio di giudici chiamato ad esprimersi su questo caso ha riconosciuto la validità dello studio che abbiamo fatto a livello giuridico dimostrando attenzione e assoluta serenità nell’affrontare una questione così delicata. Ma la cosa più importante è che è stato riconosciuto il fatto che il codice civile non contiene espressamente il divieto per due persone dello stesso sesso di unirsi in matrimonio. In più un altro fattore determinante che è all’esame dei giudici è uno dei principi fondanti della nostra Costituzione e della giurisdizione europea, ovvero il principio di uguaglianza, codificato nell’articolo 3 della nostra Carta Costituzionale".

Insomma, il fatto che la corte ha rimandato la sentenza è decisamente un buon segno e potrebbe segnare una svolta non solo nella battaglia personale di Matteo e Francesco, ma anche nella lunga battaglia per l’affermazione dei diritti civili delle persone LBGT in Italia. "I termini usati nel codice civile in tema di matrimonio – continua l’avvocato – fanno riferimento a una semplice convenzione sociale data dal fatto che al tempo in cui quegli articoli sono stati scritti non era concepibile un matrimonio tra persone dello stesso sesso. Lo dimostra anche il fatto che, a livello mondiale, le prime forme legislative di riconoscimento delle unioni gay risalgono alla fine degli anni ’80 perché prima di quell’epoca non era concepibile che due uomini o due donne potessero sposarsi fra loro".

Difficile fare previsioni sulla sentenza, ma certamente i segnali sono positivi. Non fosse altro che per il fatto che, senza pregiudizi né influenze esterne, per la prima volta una Corte d’Appello affronta seriamente questo tema.

 

"E’ la dimostrazione che quando ci si affida seriamente alla giustizia, le risposte arrivano – continua Bilotta -. E’ una cosa a cui spesso neanche la comunità LGBT crede, preferendo lasciarsi andare ad un atteggiamento di sfiducia nei confronti della giustizia che è sbagliato. In uno stato di diritto, quando i diritti personali e collettivi subiscono restrizioni o violazioni, è proprio alla magistratura che bisogna rivolgersi. E i risultati arrivano. A prescindere da quale sarà la conclusione di questa vicenda, è fondamentale che per la prima volta nella storia del diritto italiano un collegio di giudici sta esaminando la questione delle unioni gay con serietà ed estrema professionalità".

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Nel caso in cui la sentenza della Corte d’Appello dovesse essere a favore della coppia fiorentina, il comune sarà costretto a pubblicare gli atti di matrimonio dei due ragazzi. In caso contrario, gli avvocati sono già pronti a ricorrere in Cassazione e, infine, alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo.

"L’unico rammarico – conclude l’avvocato – è che dopo gli ultimi sviluppi, non abbiamo ricevuto nessun segnale da parte del movimento LGBT italiano. Solo l’associazione Certi Diritti e qualcun altro a livello personale hanno espresso vicinanza e solidarietà. Per il resto, silenzio assoluto".

di Caterina Coppola

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