Firenze: Meira Asher in concerto

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Israeliana, ha sposato la causa palestinese; la sua musica innovativa che parla di guerra, incesto, Aids...

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Una serata in bilico tra teatro, musica e realtà virtuale: lunedì 28 gennaio 2002 al Teatro Studio di Scandicci (via Donizetti, 58 – ore 21,30 – ingresso €15) è di scena l’artista israeliana Meira Asher, per la presentazione del suo ultimo spettacolo – e album discografico – Infantry. L’appuntamento è organizzato da Scandicci Cultura, Teatro Studio di Scandicci e Le Nozze di Figaro.

Araba israeliana, definita dalla critica come “la Diamanda Galas dell’elettronica”, Meira Asher è una star internazionale nel campo delle nuove musiche, oltre che portavoce delle sofferenze delle popolazioni palestinesi e israeliane. La tecnologia esalta la teatralità dell’angoscia, in una pièce dalle tinte estreme: Meira usa la voce e il corpo come generatore di suoni, accompagnata da un musicista elettronico e da un impianto scenico e video.

L’ultima fatica di Meira Asher, Infantry, ci introduce nella realtà amara di un bambino in un mondo di adulti. E’ un documento intimo, che esplora temi come la manipolazione, l’educazione militarista e la guerra. Le atmosfere del disco scivolano rapidamente dal tragico e violento al comico e al grottesco, riflettendo così la natura ambigua del soggetto. Il materiale sonoro trae spunto da un’ampia gamma di fonti: un uso esteso del testo e della voce, suoni registrati di fanciulli nel loro ambiente naturale o innaturale, strumenti acustici e una varietà delle più recenti tecnologie elettroniche nel campo della sintesi e del trattamento del suono. L’album combina generi diversi: noise, musica d’ambiente ed elementi teatrali. Sia i testi che i suoni si collegano a luoghi differenti, che spaziano dal Medio Oriente (dove l’artista è cresciuta) e l’Africa all’Europa. Infantry é un ascolto doloroso e intenso, che non può lasciare indifferenti. Nella performance che porta in scena l’album la Asher sarà accompagnata da Guy Harries, compositore e performer nato in Israele, residente in Olanda.

Il focus principale dello spettacolo sarà la musica, che utilizza strumenti acustici e elettronici (suoni registrati, samples, tecniche digitali e analogiche). Video e luci, come nei precedenti spettacoli dell’artista, saranno ancora una volta elemento portante: sul palco sarà in funzione un netwok di telecamere combinato alla proiezione di materiale di repertorio. Angoli di ripresa, luci e proiezioni enfatizzeranno il contrasto tra il punto di vista di un bambino e quello di un adulto.

Meira Asher è senza dubbio un’artista atipica e controcorrente. Musicista israelita di Tel Aviv, laureata in musicologia, si è fatta conoscere un paio di anni fa con il suo primo lavoro Dissected, dedicato alle vittime dell’Intifada e contenente alcuni versi dello scrittore/giornalista Tahar Ben Jelloum, al quale ha fatto seguito quest’anno "Spears into Hooks", la sua ultima fatica incentrata su testi ispirati alla Bibbia e analisi della terribile condizione della realtà israeliano-palestinese.

La Asher, testa rasata e look trasandato, è attratta in maniera molto forte dalla cultura araba. Una passione che l’ha spinta a dichiararsi (lei israeliana) sostenitrice della causa palestinese nonché avversa alle posizioni del governo. Anticonformismo e dissacrazione sono gli elementi che contraddistinguono la sua persona, guerra e religione i suoi testi, la pace tra i popoli il suo desiderio più grande. Partecipare dal vivo ad una sua performance non è cosa molto semplice. Il suo stesso genere musicale è un intreccio di stili diversi. Una voce meccanica e ruvida racchiusa tra le pareti di un suono fondato su una complessa miscela di suoni (frastuoni) elettronici e incalzanti selvagge percussioni, con un sottofondo di rumori di guerra (spari, urla e pianti). Una continua variazione che si rispecchia anche nei temi, volta per volta affrontati, che spaziano dall’incesto allo spettro dell’AIDS.

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