Fortuyn: in aula il presunto assassino

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Si chiama Volkert Van der Graft, ha 32 anni, e appartiene al gruppo animalista "Ecologia offensiva". Potrebbe aver ucciso per difendere gli animali da pelliccia.

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ROTTERDAM – Apparirà in tribunale oggi nel pomeriggio (l’orario esatto è tenuto segreto per motivi di discurezza) Volkert Van der Graft, il 32enne arrestato ieri con l’accusa di essere l’assassino dell’uomo politico olandese dichiaratamente gay Pim Fortuyn, ucciso a Hillersum lunedì pomeriggio con sei colpi di pistola alla testa e al torace. Van der Graft è un membro del gruppo ecologista "Vereniniging Mileu Offensief – Ecologia offensiva" che però ha condannato fermamente l’omicidio di Fortuyn.

Sul movente che avrebbe spinto l’assassino a compiere il primo delitto politico che avviene in Olanda dal 1672 ad oggi, c’è ancora il più assoluto mistero. E le supposizioni si moltiplicano: mentre l’ipotesi avanzata da personaggi vicini al Fronte Nazionale francese di Le Pen che l’omicidio fosse collegato all’omosessualità di Fortuyn sembra da accantonare definitivamente, c’è chi collega la morte del discusso uomo politico con la sua proposta di legalizzare gli allevamenti di animali da pelliccia attualmente vietati in Olanda.

Pim Fortuyn non faceva nessun mistero delle sue preferenze sessuali: era molto noto negli ambienti gay della sua città, Rotterdam, e c’è chi lo ricorda in queste ore come un frequentatore di dark-room. A un giornalista che gli chiedeva recentemente quale fosse la sua attività preferita, rispose "il sesso di gruppo" con uomini, naturalmente. Pare che Fortuyn avesse avuto un legame di coppia di lunga durata, terminato però da tempo con la morte del compagno.

Sul clima che sta dietro l’omicido olandese è intervenuto dalle colonne del Corriere della Sera anche il ministro della Difesa, Antonio Martino: "L’omicidio del leader dell’estrema destra olandese è un episodio bruttissimo, alla vigilia delle elezioni. C’è il sospetto che sia stato strumentale". Il ministro, pur non imputando direttamente alla sinistra la responsabilità politica dell’assassinio – "è ovvio che la violenza verbale non è responsabile di questi crimini" – spiega che "se tutti dicono che uno è fascista, è razzista, che non merita che discutiamo con lui, qualcuno può anche pensare che lo si debba togliere di mezzo".

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