Forze dell’ordine: uno su dieci è gay, ma non lo dice

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L'associazione Polis Aperta lavora dal 2005 per raccogliere denunce e offrire sostegno a militari e poliziotti LGBT.

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Ci sono ambienti in cui fare coming out è più difficile che in altri: il mondo delle caserme è uno di questi. “Qualcosa sta cambiando ma ancora molto c’è da fare” afferma Simonetta Moro, presidente di Polis Aperta, l’associazione LGBT delle forze dell’ordine.

I gay e le lesbiche in uniforme che vivono apertamente la propria omosessualità in Italia sono tra il 5% e il 10%: il dato rispecchia la media nazionale, anche se naturalmente si tratta di una stima approssimativa dovuta alla via del silenzio percorsa da altri.

Molti poliziotti e militari hanno paura di fare coming out, hanno paura che rivelare il proprio orientamento sessuale possa bloccare la carriera. D’altronde nei loro ambienti è ancora forte la cultura machista: in taluni casi si passa alle discriminazioni nei confronti delle donne a quelle nei confronti delle persone LGBT” aggiunge Moro.

Polis Aperta, associazione facente parte di una rete europea più ampia (l’European Gay Police Association), raccoglie da 12 anni segnalazioni legate a discriminazioni e violenze in ambiente lavorativo e cerca di connettere società, mondo LGBT e forze dell’ordine mettendoli in comunicazione attraverso iniziative e campagne di sensibilizzazione ad hoc, con servizi di affiancamento legale nei casi più gravi.

I primi incontri dell’associazione raccoglievano non più di una decina di componenti, che a turno aprivano le porte di casa. La prima riunione aperta risale al 2008: fu un mezzo disastro secondo quel che riportano le testimonianze, con la Digos impegnata a controllare. Quasi dieci anni dopo gli associati sono più di 100 e le riunioni annuali si tengono in luoghi istituzionali.

Oggi esistono coordinamenti specializzati, grazie alla collaborazione con OSCAD (Osservatorio per la Sicurezza contro gli Atti Discriminatori), e altri cambiamenti dovuti all’introduzione della legge sulle unioni civili sono visibili direttamente dagli addetti ai lavori nel campo dei regolamenti interni e della gestione del personale in materia di congedi, mobilità ecc… Ma ovviamente ancora molto c’è da fare. 

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