FRANCIA, GAY AL GOVERNO

di

Act Up rivela: nel governo francese ci sarebbero tre gay, uno solo dichiarato, ma anche una schiera di omofobi. I movimenti gay vigiliano: il Pacs non si tocca....

CONDIVIDI
0 Condivisioni Facebook Twitter Google WhatsApp
0

Clicca mi piace per non perdere nemmeno una notizia.


PARIGI – Nel nuovo Governo francese ci sarebbero almeno tre gay, uno dichiarato e due no. Parola di Act-Up. Poi c’è un’amica dichiarata dei gay, un ministro che tentenna, una bella schiera di omofobi, una folta équipe di anti-Pacs fra cui si conta anche uno dei due gay non dichiarati. Parola dell’Interassociativa Lesbica-Gay-Bi-Trans. Non solo: la pasionaria anti-Pacs è rimasta fuori, come anche l’unico gay iscritto al partito gollista dichiarato.

Visto questa serie incrociata di segnali, un po’ alla Dallas, per ora la Francia gay sta a guardare. Alza le antenne per captare ogni segnale del nuovo Governo, voluto e nominato dal rieletto Capo dello Stato Jacques Chirac.

Intanto però l’Interassociativa lesbica-gay-bi-trans rispolvera la ghigliottina nel caso servisse a far cadere qualche testa: "Jacques Chirac e il suo primo ministro Jean-Pierre Raffarin hanno ricompensato gli anti-PaCS. L’Inter-LGBT è preoccupata di vedere nel Governo degli omofobi riconosciuti o dei vigorosi oppositori dei diritti degli omosessuali". Quanto ai due ministri "che hanno pubblicamente preso posizione in difesa dei diritti e della libertà degli omosessuali" secondo l’Inter-LGBT "non contano molto". I gay hanno forse ragione, ma comunque per essere un Governo di destra di un paese non Nord-Europeo quello francese è un esecutivo piuttosto "colorato" soprattutto se confrontato con quello di altri paesi del Mediterraneo.

I due ministri filo-gay non sono certo dei pesi massimi della politica e non hanno ministeri come la difesa, gli interni o ancora gli esteri ma comunque sono già in ministeri visibili: il primo, Jean-Jacques Aillagon, ex-direttore del Museo di arte contemporanea Centre Pompidou e gay dichiarato è ministro della cultura (e in Francia con l’eccezione culturale questo portafogli conta più che in Italia); la seconda, Roselyne Bachelot-Narquin, unica deputata di destra ad aver votato (fra le lacrime per l’ottusità dei suoi colleghi) a favore del PaCS, è ministra dell’ecologia. Poi c’è anche un altro ministro, quello della Città, a cui non si può rimproverare nulla, se non una certa mancanza di coraggio: Jean-Louis Borloo si è astenuto al momento del voto sulle unioni civili alla francese mentre tutti gli altri deputati di destra ora suoi collegli di Governo, il premier compreso, votavano contro. Ciò detto: il Pacs comunque non si tocca. Anche perché dall’ottobre 1999 è stato firmato da oltre 100 mila persone.

CONTINUA A LEGGERE...

Tutti gli articoli su:


Commenta l'articolo...