‘FROCI’ E ‘VUCUMPRÀ’

di

Razzismi contrapposti a confronto. Che vengono a galla con l'arrivo di extracomunitari omosessuali. Una questione delicata che non può essere risolta con facili buonismi.

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La mega-sanatoria Bossi-Fini ha prodotto un fenomeno inatteso: l’arrivo di extracomunitari gay nel mondo gay italiano (quelli che ho incontrato io erano sudamericani, cioè occidentali, ma è solo questione di tempo prima che ne arrivino, come all’estero, anche altri).
Il permesso di soggiorno ha consentito loro di emergere dalla clandestinità, emancipandosi dalla rete di solidarietà dei connazionali. Che ha permesso loro di sopravvivere anche se “clandestini”, ma che li ha sigillati soffocandoli (come loro stessi raccontano) nella cultura omofoba del Paese d’origine.
La conversazione con queste persone mi ha mostrato quanto poco io sapessi di loro (e del loro terrore di essere “scoperte”). In una città come Milano, dove basta prendere un tram dopo le 21 per sentirti l’unico “indigeno” sopravvissuto, quanti di noi gay “indigeni” conoscono gay “extracomunitari“?
E fra coloro che ne conoscono, quanti lo fanno solo perché frequentano prostituti?
Fra questi ultimi, alcuni vanno a letto solo con extracomunitari. E come buongustai ne esaltano, deliziati, la potenza virile (non compromessa dalla checcaggine dei froci italiani), la disponibilità a “darlo” con grande semplicità e naturalezza, senza le complicazioni nevrotiche da frocettine italiane…
Eppure costoro in fondo stanno solo dicendo che gli immigrati, per fame, fanno cose che gli italiani non farebbero, incluso prostituirsi (non sono forse qui per “fare i lavori che gli italiani non vogliono più fare“?), e parlandoci ti rendi conto del fatto che sono razzisti anche loro.
Perché il razzismo, che è l’incapacità di vedere nell’altro-da-te un altro te stesso, ha due facce.

  • Una, palese, vuole che siano mantenute (e magari accresciute) le distanze dal “diverso” perché, essendo egli diverso, è automaticamente inferiore: è un selvaggio e un barbaro.
  • O (se parliamo del razzismo degli extracomunitari nei confronti di noi froci) è un immorale meritevole di tremende punizioni, morte inclusa.

  •  L’altra faccia del razzismo, invece, è occulta.
  • Progressista” e “amica degli indigeni”, vuole che siano mantenute le diversità del “diverso”, che affascina e diverte (… a letto) proprio per la sua diversità: è un “buon selvaggio che non va “sciupato” con le complicazioni della cultura occidentale.
    Quindi un ragazzetto magrebino gay, timido spaurito e “incasinato dentro” come un qualsiasi ragazzetto gay italiano, non è previsto: fa rizzare i capelli, a questi “buoni samaritani”.
    I vucumprà devono essere bisessuali e maschi, e se anche loro pretendessero di essere gay, di sfilare ai gay pride, sarebbe finita! Sarebbe la vittoria dell’odioso imperialismo culturale occidentale, quindi questo pericolo va combattuto, in nome del multiculturalismo e del rispetto delle differenze!

Secondo me, per sfuggire a questo bivio c’è un solo modo non razzista per confrontarsi coi nostri futuri o neo- connazionali: trattandoli esattamente come tratteremmo un qualsiasi concittadino italiano. Cercando cioè di capirli, se siamo diversi, ma anche criticandoli quando la loro diversità attenta a valori per me irrinunciabili.
Come i Diritti dell’Uomo, o come la lotta al maschilismo e alla fallocrazia, che fra loro raggiungono livelli di pura follia con molta più facilità che fra i nostri connazionali (che già non sono un modello d’apertura mentale). Mi spiace dirlo, ma l’incapacità di buona parte degli immigrati di considerare donne e froci come esseri umani a pieno titolo, non è un difetto inventato dalla propaganda di Bossi e Bush. È un problema. Ed è un problema nostro (oltre che delle donne).
Idealizzare gli extracomunitari è insomma solo un altro modo per essere razzisti. Ci si confronta con uno stereotipo collettivo: positivo anziché negativo, ma pur sempre con uno stereotipo. Non con esseri umani.
Un’astrazione vale l’altra. Dal punto di vista del ragionamento non c’è differenza tra le frasi “Tutti i marocchini sono stupratori” e “Tutti i marocchini sono amanti fantastici“: sono entrambe generalizzazioni che rifiutano di vedere l’altro come un individuo, con le sue differenze personali. “Tutti i cinesi sono uguali”, E tutti i vucumprà. E tutti i froci.
Sono intercambiabili. In fabbrica, o nel letto.
Non esseri umani, ma pezzi di ricambio. In fabbrica, o nel letto…


 ***
Non basta. C’è di peggio.
Molto peggio.
Prendiamo il caso dell’excisione, o infibulazione, la mutilazione dei genitali delle bambine, praticata da molti popoli africani per impedire alla donna il piacere nel rapporto sessuale e diminuire il pericolo di “tradimenti”. È una pratica che sarebbe già ripugnante su donne adulte e consenzienti, ma lo è infinitamente di più su bambine che non possono né scegliere né opporsi.
Eppure non manca chi – gay o non, uomini o donne – dice che “dobbiamo capirli: è la loro cultura…”.
La loro che? Io non devo “capire” proprio nulla! Capisco solo che qui qualcuno vuole massacrare delle bambine, e questo è quanto. Se mia sorella avesse sposato un extracomunitario, dovrei sopportare che la mia nipotina subisse mutilazioni perché “la cultura di mio cognato è quella”? Ma andate a ranare! Se il multicultiralismo è questo, ne faccio volentieri a meno.
Il rispetto di qualsiasi cultura non conferisce il diritto di violare i Diritti dell’Uomo. E se le tradizioni dicono il contrario, allora le tradizioni sono sbagliate e vanno cambiate.
Il biasimevole “relativismo morale” che è oggi di moda, secondo il quale tutte le morali e tutte le scelte politiche sono equivalenti, ha finito per creare due categorie di persone: noi “ariani”, ai quali si applicano leggi che proibiscono mutilazioni e torture, e “gli altri”, sui quali tutto è consentito, perché “non sono come noi”, e a loro la nostra morale non si applica.
Pur di rifiutare loro qualsiasi diritto, rinunciamo a pensare che abbiano dei doveri.
Ma questa strada non porta da nessuna parte: né per loro, né per noi.

 ***
 In questo groviglio di contraddizioni rientra anche il discorso dell’omosessualità:

  • In primo luogo, ovviamente, per l’omofobia già citata. Molti immigrati vengono da culture in cui insultare o picchiare (e uccidere) un omosessuale non è grave. Era così anche in Italia, 50 anni fa, ma oggi una posizione così spudorata l’hanno ormai solo i forzanuovisti e gli omofobi con un profilo culturale arcaico.
  • In certe nazioni da cui provengono gli immigrati, invece, queste sono posizioni generali ed anzi ufficiali.
    Quindi spiegare loro per quali motivi noi gay italiani combattiamo queste idee è un nostro diritto (lo facciamo per noi stessi) ma anche un nostro dovere (lo facciamo per solidarietà coi gay loro connazionali).

  • In secondo luogo, per i “piccoli gay” che stanno crescendo nelle famiglie degli immigrati, nostri concittadini di domani.
  • Un genitore che ama i suoi figli ha ragione (dal suo punto di vista) a non volere che essi si corrompano, diventando froci e puttane a contatto con la marcia “civiltà” occidentale. Non ha tutti i torti, ma nemmeno tutte le ragioni. I suoi figli infatti, che hanno una mentalità diversa, vedono ragioni che lui/lei non vedeva. Per esempio: magari a qualcuno di loro “diventare frocio” e viversi in pace una sua vita da gay, proprio come i “marci” occidentali, piace
    Il cozzo culturale fra prima e seconda generazione si preannuncia quindi pesante. E noi che faremo? Fingeremo di non vedere niente?
    Questi ragazzini non avranno a chi chiedere aiuto: sono rifiutati in quanto extracomunitari dai gay (che in loro, anziché persone coi loro problemi, vedono solo “la parte inutile attaccata al sesso“), e in quanto gay, dai loro connazionali.
    E troppo spesso avranno nella prostituzione l’unico sbocco ai loro desideri.
    Ma un aiuto a riuscire a capire cosa significano e implicano i loro desideri, i loro sogni erotici “proibiti”, i loro desideri fuori luogo, non glielo diamo?
    E a una prospettiva di vita diversa, non hanno proprio diritto?
    È forse un privilegio per soli ariani?

  • Infine, perché la comunità gay italiana deve liberarsi dal razzismo esattamente come ogni altro gruppo sociale italiano.
  • Noi stiamo combattendo, fra alti e bassi, per una società libera dal razzismo.
    Perciò se qualcuno di noi coltiva il razzismo solo per trovare amanti a basso prezzo, ciò è doppiamente  ignobile.

Viva la società multietnica… ma a patto che ciascuna delle parti in causa rispetti le altre!
E ho detto: ciascuna
[Nota: esiste da poche settimane una lista di discussione su e per “gay migranti”].
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di Giovanni Dall’Orto

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