FROCI PER LA PACE

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"Queer for Peace", la missione internazionale del movimento glbt in Palestina, si avvia verso la conclusione: domani il Pride di Gerusalemme. Il resoconto di un attivista.

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Il 10 giugno, una delegazione formata da rappresentati delle associazioni glbt italiane è giunta in Medio Oriente, per un intenso programma di incontri e manifestazioni che hanno lo scopo di unire alle rivendicazioni del movimento gay/lesbico/transessuale un serio impegno per un pace duratura tra Israele e Palestina (clicca qui per l’articolo relativo). Riceviamo da Massimo Mele, presidente del Movimento Omosessuale Sardo che ha preso parte all’inziativa, questo resoconto, che volentieri pubblichiamo.

Dopo due settimane di incontri nei territori occupati, la delegazione italiana di Queer for peace, gay lesbiche bisessuali transgender contro la Guerra, si avvia a partecipare alla Pride parade di Gerusalemme, ultimo appuntamento della missione di pace in Medio Oriente.

In realta’ la pride parade si sarebbe dovuta tenere la scorsa settimana, ma l’attentato suicida in cui morirono 17 persone tra cui un attivista dell’Open House, l’associazione GLBT di Gerusalemme, porto’ gli organizzatori ad uno slittamento di una settimana per evitare la concomitanza con i funerali delle vittime.

Ieri l’incontro con il consolato italiano per stabilire un primo contatto ufficiale e per garantirsi un’eventuale assistenza in caso di problemi all’aereoporto di Ben Gurion. Il primo gruppo che ha lasciato Israele il 16 ha dovuto attendere ore, tra controlli e perquisizioni, prima che i militari permettessero all’aereo, trattenuto in pista per un paio d’ore, di decollare per l’Italia. Sono rimaste a Tel Aviv invece alcune delle valigie, per ulteriori controlli.

A parte controlli e check point, che ci hanno impedito l’ingresso in parte dei territori, fra cui Qalqilia e Gaza, la missione ha avuto grande successo, sia nella pratica della diplomazia dal basso, incontrando e mettendo in comunicazione fra loro gay e lesbiche israeliane con gay e lesbiche provenienti dai territori, sia nell’intendo di inserire la tematica dell’orientamento sessuale e dell’identita’ di genere nella piu’ ampia battaglia contro la guerra e per il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese.

Nei vari incontri con rappresentanti della societa’ civile, ma anche rappresentanti di istituzioni e responsabili dei colloqui di pace, il leit motiv e’ sempre stato, inizialmente, l’anteposizione dell’indipendenza e della fine dell’occupazione a qualsiasi discorso sui diritti individuali. Ma dopo ore di confronto, anche serrato, da tutti/e c’e’ stata una disponibilita’ e apertura, in cui la parola omosessuale e le problematiche di gay e lesbiche e trans nei territori venivano riconosciute cosi’ come e’ stata riconosciuta la necessita’ di affrontarli partendo dall’immediato. Questo atteggiamento e’ ben riassunto dall’incontro con Mustafa’ Bargouthi, coordinatore delle ONG palestinesi, che solo alla fine della discussione e’ riuscito a pronunciare la parola omosessuale e a rendersi disponibile per incontrare gay e lesbiche dei territori per vtrovare insieme le modalita’ e le strategie per affrontare il tema nella societa’ palestinese.

Anche da parte Israeliana, e non solo dalla comunita’ GLBT, c’e’ stata una grande apertura e interesse, forse dovuto alla stanchezza nei confronti della violenza e della perenne crisi economica, ma anche dall’incapacita’ di comprendere il fanatismo cieco di una parte della societa’ israeliana, incapace di capire e praticare le ragioni della pace.

Ultimo incontro venerdi alle 11:00 a Ramallah con Hanan Asrawi, ex ministra palestinese e intelletuale riconosciuta e rispettata sia in Israele che in Palestina.

Questa sera l’ultimo incontro con il Jerusalem Open House, per un piccolo resoconto della nostra missione e gli ultimi preparativi per la parata di domani.

Love without borders e’ l’auspicio di questo Pride, che speriamo diventi patrimoniuo collettivo di tutta la societa’ israeliana e non solo del popolo GLBT.

Per Queer for peace
Massimo Mele

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