FUORI IL PRETE GAY

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Spagna, il parroco Mantero sarà cacciato dalla Chiesa

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Sottoposto a pressioni dal Vaticano e dalla Conferenza Episcopale, il Vescovo di Huelva ha deciso, che José Mantero, il parroco di Valverde del Camino, Spagna, che ha dichiarato la sua omosessualità dalle pagine della rivista gay Zero la scorsa settimana, «sarà come era prevedibile sospeso a divinis, ma solo dopo che il vescovo abbia parlato con lui personalmente». Lo ha comunicato stamani, il portavoce del vescovo, José Maria Roldàn, che ha precisato che Mantero «attualmente si trova in una località sconosciuta».

Secondo fonti vaticane citate nell’edizione odierna di El Mundo, le gerarchie romane sono scese sul piede di guerra, perché considerano che «questo caso sta scandalizzando profondamente i fedeli di tutto il mondo». Inquieti, a Roma si chiedono se «non si stia ripetendo il caso Milingo, ma in rosa». Così, sollecitato dalle alte sfere, monsignor Asenjo, portavoce della Conferencia Episcopal, ha ricordato che «la Chiesa accoglie gli omosessuali», ma condanna la pratica dell’omosessualità come «un disordine morale».

A questo punto, monsignor Ignazio Noguer, vescovo di Huelva, uomo di dialogo e molto amato dai suoi preti, che sperava di risolvere la cosa con le buone, si è visto obbligato ad annunciare, per bocca del suo portavoce, la sospensione, pur negando l’esistenza di una qualche investigazione interna relativa al caso. D’altra parte, come ha dichiarato lo stesso portavoce del vescovo, Mantero «ha già fatto una confessione pubblica e ha già detto tutto».

Nel numero apparso in edicola venerdì primo febbraio, la rivista Zero titolava "Grazie a Dio sono gay" l’intervista al parroco del paesino dell’Andalusia che raccontava della scoperta della sua omosessualità, avvenuta all’età di 31 anni dopo un innamoramento e che ammetteva anche di non rispettare il voto di castità.

Mantero, 38 anni (nella foto mentre celebra un battesimo), pur ammettendo l’esistenza di numerose contraddizioni, si schiera nell’intervista dalla parte della Chiesa: «Le situazioni come queste bisogna difenderle dall’interno. Dall’esterno è impossibile. E questa lotta dall’interno implica un fattore indispensabile: l’amore per l’istituzione – spiega Mantero – Non ho né rancore, né senso di fare qualcosa di vizioso. Al contrario: sto molto bene; adoro la Chiesa. E l’amore deve essere bellicoso».

Ma le gerarchie evidentemente non lo ricambiano con lo stesso sentimento: il portavoce del vescovo ha precisato a El Mundo che «non occorre essere troppo intelligenti» per prevedere il futuro del sacerdote se continuerà con la pratica dell’omosessualità: «è come se un uomo si confessa ladro e continua a lavorare alla cassa di una banca» ha precisato Roldàn, insistendo nel dire che una cosa è l’omosessualità, altra, ben distinta, la sua pratica.

Accanto al prete dello scandalo si sono schierate tutte le organizzazioni riformiste della chiesa, dal Movimento per il Celibato Opzionale (MOPCE) ai collettivi di progressisti cattolici "Somos Iglesia"; e non manca, ovviamente, la solidarietà da parte delle associazioni omosessuali. Il presidente della Federazione Statale di Lesbiche e Gay, Pedro Zerolo, ha detto che nell’organizzazione stanno «osservando molto attentamente le decisioni che si prenderanno e che saranno denunciate tutte quelle che contrastano con il rispetto dei diritti fondamentali della persona riconosciuti dalla Costituzione». In concreto, la Federazione studierà «se esiste nel processo alcun tipo di discrimnazione per orientamento sessuale».

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Zerolo si è dissociato dalla linea adottata dalla Plataforma Popular Gay, che intende rendere pubblici i nomi dei vescovi omosessuali nel caso che la Chiesa prenda un qualche tipo di provvedimento contro José Mantero.

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