Furia omofoba a Napoli: aggredita una coppia gay

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Un bacio ed un abbraccio scatenano la violenza: giovane curato con punti di sutura

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Prima insultati e poi aggrediti a pugni in faccia. Per un bacio. È successo ieri sera a Napoli, in piazza Dante dove una coppia di ragazzi gay sono passati dallo scambiarsi un bacio e un abbraccio in un momento di affetto, a subire l’ennesimo attacco di violenza omofoba. Secondo quanto riporta la stampa locale, un testimone, chiamato in aiuto dai due giovani, ha raccontato che l’aggressore avrebbe dapprima insultato i due e poi si sarebbe scagliato contro di loro colpendone uno a pugni, infastidito dal loro bacio.

I soccorsi

Il ragazzo, con il volto tumefatto, è riuscito a chiedere aiuto da un passante che ha cercato di placare l’ira dell’aggressore. Ma poco prima che arrivassero i soccorsi, l’uomo si è dileguato. La vittima stata

trasportata all’ospedale Vecchio Pellegrino dove è stato curato con due punti di sutura al labbro. Il consigliere della II Municipalità Pino De Stasio si è detto sconvolto per l’accaduto ed ha dichiarato al Mattino che i due ragazzi che hanno subito l’aggressione sarebbero intenzionati a denunciare l’accaduto alle forze dell’ordine. “Sono sconvolto per questo atto omofobo avvenuto a ridosso della giornata contro il femminicidio – ha dichiarato il consigliere che ha anche la delega alle Pari Opportunità – e ciò conferma che a Napoli bisogna fare ancora tanti passi avanti e bisogna ancora lottare per una cultura che contempli i diritti Lgbt”.

Le associazioni

“Quello che è successo decreta il fallimento delle strategie napoletane – commenta Carlo Cremona, presidente de I-Ken -. Chi ha indicato quella piazza come un luogo friendly, in cui le persone gay, lesbiche e trans possono sentirsi al sicuro, deve assumersene la responsabilità. In

quella piazza non c’è integrazione e le cronache riportano troppo spesso di episodi di omofobia accaduti in quel chilometro quadrato. Questo è un comune in cui si sono stanziati 290 mila euro per i diritto degli animali e zero per quelli delle persone lgbt”. “Non mi stupisco dei pugni. Napoli non è la città dell’integrazione che si racconta – continua -. Non c’è una strategia, un percorso culturale e tutto è affidato al volontariato delle associazioni. Un progetto per le scuole che doveva essere triennale e che include anche le questioni contro l’omofobia, è stato ridotto a trimestrale”. “Non voglio che trapeli la cultura del nascondersi – conclude – abbiamo bisogno di visibilità, ma dobbiamo sapere che questa comporta dei rischi. Noi apriremo un centro anti violenza in un bene confiscato alla camorra, grazie a fondi stanziati dal ministero della Gioventù, ma è urgente che il sindaco convochi un tavolo sulla sicurezza e l’ordine pubblico ed è importante che si denuncino fatti del genere alle autorità competenti”.

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