Gay alla Corte Europea: "vittoria morale"

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Per l'avvocato di Fretté, la decisione rappresenta per la Francia solo una "vittoria tecnica". Intanto si sa che è stato il giudice lituano a far pendere la bilancia.

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La decisione della corte europea dei Diritti dell’Uomo di non condannare la Francia per discriminazione rappresenta «una grande vittoria morale per Philippe Fretté e una vittoria tecnica per lo Stato Francese», afferma Robert Wintemute, avvocato di Fretté che non esclude un rinvio davanti al Gran Consiglio della Corte (che comprende 17 giudici invece di 7).

Per Wintemute, il punto più importante di questa decisione è la divisione della Corte, che ha adottato la sua decisione per quattro voti contro tre. «Noto che un solo giudice su sette stima che la differenza di trattamento era giustificata», aggiunge Wintemute, citando l’opinione parzialmente favorevole del giudice francese, alla quale si sono allineati anche i giudici ceco e albanese: «Se avessi dovuto scegliere, sarei stato molto esitante» aveva detto Costa, il giudice francese.

I giudici francese, ceco e albanese hanno preferito utilizzare delle ragioni tecniche (la non applicazione dell’articolo 14 e il fatto che il Protocollo 12 non sia ancora in vigore) per non dover decidere. I giudici britannico, austriaco e belga stimano, con alcune valutazioni parzialmente dissonanti, che l’articolo 14 della Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo si possa perfettamente applicare al caso, e che la differenza di trattamento era discriminatoria. E’ stato dunque il giudice lituano che ha fatto pendere la bilancia. «L’opinione dissidente, è il futuro. L’opinione di maggioranza, il passato» conclude Robert Wintemute.

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