“Gay come cagne”, omicidi e torture in Iraq

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A Baghdad c'è ancora la guerra. Contro i gay. Le milizie islamiche uccidono gli omosessuali iracheni dopo avergli incollato lo sfintere. E salta fuori anche un tragico video...

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Yina Mohammad, una autorevole esponente di un’associazione per i diritti civili in Iraq ha diffuso una denuncia di cui si stanno occupando i più importanti canali televisivi di informazione del mondo, dalla BBC a Al Arabya. «I miliziani islamici – ha detto l’attivista – incollano l’ano dei ragazzi gay con quella che loro chiamano "gomma iraniana"». Si tratta di una colla molto potente che se applicata sulla pelle può essere rimossa solo con un intervento chirurgico. Dopo aver incollato lo sfintere, poi, fanno ingurgitare ai prigionieri un lassativo molto potente in grado di causare diarrea. Il marchingegno è mortale.

Nell’inchiesta dell’emittente saudita Al Arabya si parla di "liste nere" con nomi di omossessuali appese sui muri di Sadr City, il grande subborgo sciita di Baghdad, con in evidenza la scritta "cagne sarete giustiziati".

Quel che è peggio, ha spiegato Mohammad, è che un video con le modalità di impiego della colla e del lassativo sta circolando su tutti i cellulari della popolazione irachena in modo che chiunque si trovi davanti ad un omosessuale sapia come ucciderlo nel modo più efficace.

Nelle ultime tre settimane un’azione repressiva tra le più cruente mai realizzate nel paese ha preso di mira gli omosessuali iracheni sulla base di un decreto religioso che autorizza la morte con la famosa colla iraniana. A decine avrebbero perso la vita con questo meccanismo e la catena di omicidi sembra non arrestarsi: «altri sette cadaveri di ragazzi gay sono stati lasciati davanti all’obitorio di Baghdad» dice un medico, ed è solo l’ultimo macabro bottino dalla caccia al "diverso" scatenata da milizie islamiche armate benedette da imam sciiti e sunniti.

Contare sull’aiuto della polizia locale? Non se ne parla. La BBC ha diffuso un video in cui si vede un ragazzo di appena 12 anni vestito da donna. Un poliziotto gli chiede il motivo di questo suo abbigliamento brandendo un bastone davanti alla sua faccia e lui spiega che la famiglia lo costringe perché è l’unico modo di fare soldi. Altri due poliziotti si filmano con un cellulare mentre deridono un transgendere ad un posto di blocco: le immagini mostrano i due ufficiali mentre tentano di togliere al ragazzo le protesi del finto seno tra l’ilarità generale.

L’unico modo per un gay di sopravvivere in Iraq è di stare nascosto. Nella paura di essere prima o poi "incollato".

 

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