Gay contro gay. Quando il mondo omosex è ostile

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Qualcuno dice che a volte i gay sono i peggiori nemici dei gay. Invidie, maldicenze, mancanza di sensibilità e talvolta anche ricatti nati da avventure sessuali. Ma le...

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Avendo colpevolmente trascurato le mail dei lettori, vorrei recuperare cogliendo una sorta di filo comune: l’insoddisfazione nei confronti di un mondo gay poco accogliente se non addirittura pericoloso. Alessandro sostiene infatti che "siamo il popolo più razzista, perfino più del Vaticano. Ho rivisto di recente il film Festa di compleanno per il caro amico Harold del 1970 e penso che non sia cambiato nulla. Io ho 50 anni, non sono stato mai dotato, mai bello e mai ricco, ho sempre cercato solidarietà ma le cattiverie più grandi le ho ricevute proprio dal mondo gay".

La sensazione che i peggiori nemici dei gay siano gli stessi gay la si può riscontrare anche in mail come questa: "da gay adulto spero MAI sia possibile a una coppia gay di adottare: la relazionalità amorevole è solo ricerca di soddisfazione sessuale infinita, immatura, infantile". La riporto ma non la condivido, anzi, quel MAI perentorio mi disgusta. D’altronde, come scrive Andre, "è frustrante adoperarsi per cambiare le cose senza vedere risultati, ritrovarsi ogni volta da soli a prendere una posizione sempre scomoda. So che la questione è complessa e bisogna portare pazienza. Tempo fa avrei riempito questo spazio di idee e pensieri ma tanto sono sempre le stesse cose buttate al vento. Imparerò a ridimensionare i miei obiettivi. Che altro fare?".

Amara anche l’esperienza di Raffaele che giunge dal Meridione: "Ho sempre cercato di non nascondere la mia omosessualità a nessuno, ma molte volte persone poco raccomandabili hanno saputo offendere i miei sentimenti. Non sto ad elencarti tutto quello che ho passato…". Dal Sud giunge anche una mail che ritengo opportuno lasciare anonima: "Caro Flavio , vorrei che abbandonassi per una volta gli argomenti giocosi e ti interessassi alle estorsioni che avvengono ai nostri danni per mettere in guardia, nn dai soliti extracomunitari, ma dai bravi ragazzi del Sud. Penso che il problema riguardi molte altre persone che sono costrette a viverlo nel silenzio, anzi omertà. Complice la crisi, questo tipo di reati sono in aumento. Io sto col mio compagno da 15 anni, eravamo felici della nostra vita ma da quando siamo entrati in contatto con questo è l’inferno: minacce, ricatti, pressioni psicologiche. Tutto in perfetto stile mafioso, con l’avvertimento di nn andare dalla legge, tanto finiremmo solo derisi. Se finisci nel mirino di queste jene puoi solo sperare in qualche santo.".

La situazione non mi è del tutto chiara: non capisco come abbia fatto il "ricattatore" a irrompere nella quiete della coppia e perché non riescano a sbarazzarsene. Forse è in gioco la visibilità, visto che ancora oggi essere gay può rendere più vulnerabili e le forze dell’ordine non riescono sempre a proteggerci (o quantomeno questa è una percezione diffusa). Perché va ribadito che i gay non vivono solo a Roma, Milano o nei grandi centri, ma ci sono realtà complesse e uno zoccolo duro di omofobia, spesso un misto di ignoranza e disperazione, che viene sottovalutato da chi frequenta ambienti più chic e magari si dice "turbato" dai Pride.

È allora una scossa una testimonianza come quella di Alessio, convinto che "smettere di piangersi addosso è il punto di partenza per un esistenza soddisfacente. Lo dice uno che abita in un piccolo centro della Sardegna, con tutti i limiti che questo può comportare per costruirsi un esistenza almeno decente". O come Fabrizio, che accusa l’ambiente gay nostrano perché "ama autoghettizzarsi e l’omofobia, vera o presunta, gli fornisce l’alibi perfetto per farlo".

Personalmente, stimo chi ha il coraggio di dichiararsi, si tratti di celebrità o di persone qualunque, e mi stupisce la richiesta di privacy di certi personaggi famosi che, invece, con un coming out aiuterebbero molti ragazzi e molte famiglie. Un motivo per sperare viene proprio da chi non ha paura e, nella diffidenza generale, ha saputo crearsi attorno un ambiente amichevole, mostrandosi "normale" in quanto diverso e facendo capire di non costituire alcun pericolo, tantomeno per le famiglie. Anzi, evitando matrimoni di copertura e vivendo le proprie naturali inclinazioni, ha evitato anche di fare del male ad altri.

Anche se poi ci sono pure persone che hanno ormai compiuto una scelta e che non possono tornare indietro ma nemmeno persistere su una strada "sbagliata". Persone come Robert: "sposato, con tre figli e rapporti gay sporadici con grandi sensi di colpa. Alla fine non riuscivo più a far convivere certezze sessuali e doveri familiari, per cui me ne sono andato di casa, in un’altra regione, a vivere da single alla bella età di over 60, serenamente, non più nella clandestinità e con l’amaro in bocca. Ci vuole molto coraggio ma ci si può nascondere agli altri, non a se stessi. La nostra natura gay prima o poi viene a galla prepotentemente e ci fa pentire del tempo perduto".

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