Costretta a scappare, nuda, ora teme per la vita della sua compagna

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Una giovane lesbica ugandese ha chiesto asilo all'Inghilterra: la richiesta è a rischio

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Joan Ayebare Tumewine

Joan Ayebare Tumewine

Ha visto la sua ragazza per l’ultima volta quando è stata buttata fuori di casa, nuda e impaurita, perché colte proprio mentre facevano sesso. E’ successo a Joan Ayebare Tumewine, una ragazza ugandese che da quel giorno di più di un anno fa, ha cercato di rintracciare la sua ragazza ogni giorni, senza successo.
Misconosciuta dai genitori a 19 anni perché la famiglia non poteva “reggere la vergogna di una figlia omosessuale”, Joan si era trasferita nella città della sua ragazza dove, insieme avevano affittato una stanza.
GayStarNews riporta che nel dicembre del 2012 le due ragazze si trovavano nella loro stanza, in un momento di intimità dopo cena, quando qualcuno che, rientrando in casa, le aveva sentite, è entrato in camera loro urlando. Si trattava si una donna che, secondo la testimonianza della ragazza raccolta dal sito inglese, a qual punto ha iniziato a chiamare chiunque le venisse in mente dicendo di averle trovate nude, una sull’altra “a commettere peccato”.

A qual punto, Joan, incredula, ha preso uno zaino, qualche vestito ed è scappata, nuda.
“Ho corso così velocemente che non riuscivo a pensare – racconta la ragazza -non sapevo neanche se l’avessero presa (la sua ragazza, ndr) o se fosse riuscita a scappare. Non so cosa le sia successo”.
Joan è scappata dall’Uganda, senza mai dimenticare la sua compagna per la cui vita, ora, teme fortemente dato che da allora non è più riuscita a sentirla.
Ha vissuto a Birmingham dove ha lavorato per un’associazione cristiana. Quando hanno scoperto che è lesbica, però, i suoi colleghi l’hanno costretta ad andare all’aeroporto, con un biglietto nelle mani, sostenendo che dovesse tornare indietro. A qual punto si è rivolta alle autorità a cui ha chiesto asilo politico, ma la sua richiesta non è ancora stata accolta ed è rinchiusa nel Wood Detention Center di Yarl.

Joan non può tornare nel suo paese, dove evidentemente rischia la vita o, nella migliore delle ipotesi, la prigione.
Edwin Sesange, attivista del gruppo Out and Proud Diamond che sta seguendo il caso della giovane ugandese, ha dichiarato che il personale dell’associazione presso cui lavorava Joan a Birmingham dovrebbero essere messi sotto inchiesta per averla cacciata. “Joan deve restare qui” ha dichiarato Sesange che ha rivolto un’appello a tutti perché facciano conoscere il caso di Joan e chiedano l’intervento delle organizzazioni competenti. Inoltre, è stata lanciata una petizione perché la ragazza ottenga l’asilo politico e possa restare nel Regno Unito, al sicuro. Si può firmare la petizione cliccando qui .

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