Gay cristiani si appellano alla Chiesa

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Contro ostilità e indifferenza chiedono pastorale ad hoc

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I gay cristiani italiani si appellano alle chiese, chiedono di non essere discriminati e che non si "rifiuti ostinatamente di condividere il vissuto delle persone omosessuali". Auspicano che la loro condizione sia affrontata "in modo serio, con rispetto e accoglienza".

Constatano inoltre che qualcosa sta cambiando in meglio in ambito cattolico nei loro confronti, ma che permangono ancora atteggiamenti negativi da parte ecclesiale. Invitano in particolare la Chiesa cattolica a non chiudersi nella "paura con la quale ha affrontato il gay pride del 2000 a Roma" e a confrontarsi con il desiderio dei credenti gay "di portare avanti, con coraggio e con fatica, il cammino di fede all’interno delle loro comunità".

L’appello è il frutto di un convegno svoltosi a Milano e promosso dal Coordinamento dei gruppi omosessuali cristiani e dal movimento Noi siamo chiesa (cattolico), e intitolato Il posto dell’altro, le persone omosessuali nelle chiese. Si è trattato del secondo esperimento di questo tipo, dopo quello tenutosi nel ’99, sempre a Milano, in semiclandestinità.

I gruppi gay attendono anche dalla chiesa "una parola di speranza e il senso profondo del messaggio evangelico, che consiste nel mettere al centro chi è emarginato e perseguitato per la sua diversità". E, "al di là dello scetticismo" che li circonda intendono continuare a "ricercare uno specifico cammino delle persone omosessuali verso la pienezza della vita cristiana". "Ci hanno sempre sorretto, in questa ricerca, – spiegano – la certezza che il Signore vuole vivere in intimità con ciascuno di noi e la consapevolezza che il cammino verso questa intimità non schiaccia la nostra specifica natura, ma la conduce verso una pienezza che rinnova e che salva".

L’incontro milanese ha permesso "di prendere atto della crescente consapevolezza, che si va affermando nelle chiese italiane, di affrontare la condizione esistenziale delle persone omosessuali in modo serio, rispettoso e accogliente.

Alla luce di questa riflessione – affermano i gruppi omosessuali – chiediamo alle chiese che sono in Italia di vincere la paura e la pigrizia e di accompagnarci finalmente lungo quel cammino di liberazione e di maturazione che lo Spirito Santo ci spinge a percorrere verso la perfezione cristiana".

Alle chiese chiedono infine "un impegno in cui lo studio onesto della condizione omosessuale si deve accompagnare alla ricerca di proposte educative percorribili e allavvio di iniziative pastorali concrete".

"Continuare a dimenticare le persone omosessuali – è la conclusione – e rifiutarsi ostinatamente di conoscerle e di condividere il loro vissuto, sarebbe, da ora in poi, un grave peccato di omissione che i nostri pastori, di certo, non vogliono e non possono compiere". (ANSA).

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