GAY DI NATURA?

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Secondo ricercatori americani l'omosessualità ha una causa biologica. Ma è proprio vero? E quali implicazioni comporterebbe: più pregiudizio o integrazione? Risponde il genetista Edoardo Boncinelli.

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Le pecore omosessuali hanno una struttura cerebrale diversa rispetto a quelle eterosessuali. E questo, secondo alcuni scienziati, potrebbe portare alla dimostrazione della cosiddetta "causa biologica" dell’omosessualità. Ma chi ci guadagna e chi ci perde a dimostrare che essere gay è un fatto fisiologico? Ed è proprio vero che i nostri orientamenti sono condizionati dalla biologia? Lo abbiamo chiesto a Edoardo Boncinelli, uno dei più insigni studiosi italiani di genetica, presidente della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste. Secondo Boncinelli, «non esiste una sola forma di omosessualità, come non esiste una sola forma di depressione. Ci saranno forme genetiche, forme biologiche non genetiche, predisposizioni genetiche rafforzate da esperienze di vita e forme totalmente derivanti da esperienze di vita. Non si farà purtroppo mai chiarezza perché non c’è la volontà. Me vivente, non avremo risposte perché non avremo ricerche».

Eppure la comunità scientifica continua a mobilitarsi. Recentemente un gruppo di ricercatori della Health & Science University dell’Oregon hanno annunciato i risultati di uno studio su un gruppo di montoni con comportamenti omosessuali, riscontrando delle differenze nella struttura cerebrale rispetto agli altri animali del gregge; un dato che, secondo i ricercatori, potrebbe portare ad una migliore comprensione sulle origini della omosessualità umana.

Le stesse differenze erano peraltro già state riscontrate alcuni anni fa nei cervelli umani: scienziati avevano scoperto che i gay, analogamente alle femmine, presenterebbero un’area dell’ipotalamo meno sviluppata rispetto agli etero. Ma gli studi erano stati eseguiti sul cervello di uomini gay morti di Aids, e questo poteva aver compromesso i risultati.

«Gli ovini gay mostrano una omosessualità molto forte – ha spiegato Charles Roselli, professore di fisiologia e farmacologia, direttore della ricerca che ha tenuto sotto osservazione 27 ovini, di cui 10 pecore, 9 montoni omosessuali e otto montoni eterosessuali – Si accoppiano solo con i maschi ed escludono completamente le femmine».

Secondo Roselli, a determinare le modificazioni del cervello – e quindi le differenti preferenze sessuali – sarebbe l’esposizione agli ormoni del feto durante la gravidanza. Ulteriori ricerche avranno lo scopo di verificare questa teoria, che dimostrerebbe come l’omosessualità abbia una causa biologica e non psicologica. Ma la strada è ancora lunga.

Sulla fondatezza della notizia scientifica Edoardo Boncinelli, che è stato anche direttore del laboratorio di Biologia Molecolare dello Sviluppo all’Ospedale San Raffaele di Milano, non si esprime, pur affermando che non si stupirebbe se fosse vera: «In fondo è stato invocato spesso un intervento di ormoni durante la gravidanza per spiegare alcune forme di transessualità anche nell’uomo». Anche sulle cause genetiche c’è da parte dello studioso una certa cautela: «Nel moscerino drosofila è noto che una mutazione in un singolo gene produce omosessualità maschile. I moscerini sono però un po’ lontani da noi, ricerche su mammiferi sono più indicative».

Ma per l’integrazione delle persone gay nella società, la scoperta di una origine biologica dell’omosessualità che ruolo giocherebbe? Sapere che l’omosessualità ha origine in una particolare conformazione del cervello, aiuterebbe i gay a superare le barriere del pregiudizio ancora vigenti? «Come sapete meglio di me – afferma Boncinelli – c’è una differenza di posizione fra gli USA e l’Italia. Là si pensa che una eventuale spiegazione potrebbe aiutare, qua no».

In realtà, in una società in cui è diffusa la cultura della discriminazione, una "causa genetica" potrebbe essere letta come una origine patologica, e porterebbe così ad identificare l’omosessualità con una malattia. Mentre è noto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha cancellato l’omosessualità dall’elenco delle patologie già da molti anni.

Di certo, al di là della possibilità che si scopra la causa biologica dell’omosessualità, il compito che spetta alla società è quello di sviluppare una integrazione basata sul rispetto dell’essere umano, al di là della conformazione fisiologica del suo cervello. Nessuno, infatti, è in grado di prevedere esattamente quale reazione potrebbe suscitare nell’immaginario collettivo la consapevolezza che dalle dimensioni dell’ipotalamo dipendano gli orientamenti sessuali. «E’ una di quelle questioni socio-psicologiche – conclude Boncinelli – per le quali si invoca una risposta scientifica che si sa già in anticipo non verrà accettata. Viva la logica!».

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