GAY, FEDELI A SE STESSI

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Il rapporto tra Dio, gli omosessuali, la gerarchia e l'omofobia. Un'analisi dettagliata promossa dal gruppo di gay credenti Nuova Proposta di Roma. Ce ne parla il presidente Fabio...

ROMA – L’omofobia è l’espressione più visibile del pregiudizio rivolto contro le persone omosessuale e si manifesta attraverso il pregiudizio individuale, la discriminazione istituzionalizzata e l’omofobia interiorizzata.
Solo attraverso il confronto delle problematiche inerenti l’omofobia e l’omofobia interiorizzata renderà possibile un primo passo verso l’autostima e l’accettazione di sé. E’ un processo complesso quello che riguarda l’omofobia interiorizzata, si fa risalire a quattro componenti fondamentali: il pregiudizio, la disinformazione, l’isolamento, la condanna sociale.
Partendo da queste considerazioni il gruppo Nuova Proposta di gay e lesbiche credenti di Roma ha organizzato il 5 febbraio, un incontro con la dottoressa Antonella Montano, antropologa e psicoterapeuta di orientamento cognitivo e comportamentale, sull’Omofobia. L’iniziativa che si è svolta presso la sede del gruppo Nuova Proposta, in via Marianna Dionigi 59, ha raccolto un notevole consenso.
Ma come vive il suo rapporto con la Chiesa il gruppo di gay e lesbiche credenti di Roma, dopo i pesanti attacchi del Vaticano degli ultimi mesi. Lo abbiamo chiesto a Fabio Perroni Presidente di Nuova Proposta.
«Il gran lavorio di Documenti e prese di posizione forti da parte della chiesa negli ultimi tempi ci ha dato modo di continuare a riflettere sull’argomento. La nostra posizione non può che essere contraria alle ultime uscite.»
Ci dici qualcosa di più sul gruppo Nuova Proposta?
«Siamo un gruppo di gay e lesbiche credenti aperto. Noi non chiediamo una tessera, offriamo in modo totalmente aperto e gratuito un luogo di accoglienza e di discussione. La discussione spesso riguarda l’omosessualità e la fede, alternando dei momenti sempre all’interno del tema che di anno in anno scegliamo, si va dal sociologico al teologico biblico o come stasera ad argomenti di ordine psicologico.»
Cosa si intende per gruppo totalmente aperto?
«Spesso ci spingiamo su terreni anche di confine. Chiaramente non vogliamo arrivare ad una rottura e alla creazione di una chiesa omosessuale, questo è chiaro. Vogliamo un dialogo, che per ora è quasi impossibile. Anche se dalla base e dalle parrocchie delle comunità locali arrivano forti segnali di apertura al dialogo, alla base il dialogo c’è: suore e parroci che ci ospitano e si informano e provvedono anche al nostro cammino. Questo tipo di dialogo che all’inizio ci spaventava molto, facendo un bilancio degli ultimi due anni abbiamo visto che ci ha aperto parecchie porte.»
Cosa pensi degli ultimi documenti emanati dal Vaticano?
«Innanzitutto che c’è una profonda separazione tra quello che è il documento del Magistero e quella che è la vita quotidiana della comunità cattolica. A me viene sempre da pensare, quando vedo uscire le ultime sentenze, prima sui preti poi sui transessuali, che siano le ultime cartucce di una chiesa che ha quasi paura, che vede che la sua posizione è quasi indifendibile e cerca di sparare in maniera rigida e dogmatica una serie di NO senza affrontare il problema».
Perché la Chiesa rimane arroccata sulle sue rigide prese di posizione?
«Chiaramente affrontare il problema dell’omosessualità imporrebbe il dover rivedere tutta la teologia morale dall’inizio. Non è possibile approvare le coppie di fatto quando ancora è proibita la sessualità anche all’interno di una coppia etero di fidanzati. Come può la chiesa dire a una coppia gay potete far sesso senza essere sposati e non accettare le coppie di conviventi etero che esistono?»
Come avete reagito all’interno del gruppo?
«Come gruppo non abbiamo partecipato a nessuna manifestazione. Personalmente è stata una batosta forte e una grande fonte di delusione, non pensavamo mai che arrivasse una sentenza di tal genere, mi riferisco espressamente al no della chiesa al sacerdozio per gli omosessuali. Questo è l’errore della chiesa: associare pedofilia a omosessualità. Ma se andiamo oltre le apparenze è stata una risposta chiara ai cattolici USA per il dramma finanziario della chiesa americana. Chiaramente, ma forse sono troppo positivo in questo, è un documento di cui non si terrà conto. La chiesa è piena di preti omosessuali fortunatamente ma anche sfortunatamente perchè chi vive la sua omosessualità in maniera repressa si scaglia in modo più violento verso chi la vive in modo libero e aperto. Un doppio gioco distruttivo. A livello di gruppo c’è stata piena solidarietà con tutti quei preti omosessuali che conosciamo e che si affacciano alla nostra realtà. Abbiamo scritto anche ad un paio di vescovi ma abbiamo anche paura che si inneschi una sorta di caccia alle streghe contro chi vive la propria omosessualità all’interno del sacerdozio. Per quanto riguarda i trans era una logica conseguenza, anche perché se per l’omosessualità siamo all’anno uno, per i transessuali siamo ancora anni luce distanti dall’anno zero.»
Fabio, quali sono i prossimi appuntamenti di Nuova Proposta?
«I prossimi due appuntamenti sono due momenti di condivisione delle nostre esperienze di vita, noi alterniamo relatori esterni a riunioni interne. Il tema riguarda il Cammino dell’Anno che quest’anno verte su La Coppia e L’amore. Si analizzeranno vari aspetti. L’appuntamento maggiore, previa conferma, sarà il 19 marzo con Don Franco Barbero si parlerà proprio di matrimoni e coppie di fatto, abbiamo già fatto un incontro con l’On. Grillini per veder la questione dal punto di vista legislativo e ora l’affronteremo dal punto di vista religioso.»
Nel frattempo le luci si sono spente. La lezione contro l’Omofobia è iniziata.

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