Gay iraniano ottiene l’asilo. EveryOne: “Grazie a Fini”

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Rischiava la vita Vahid Kiani Motlagh che adesso ha ottenuto lo status di rifugiato in Italia e potrà rimanere con il suo compagno grazie alla campagna internazionale e...

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Ha ottenuto finalmente l’asilo politico Vahid Kiani Motlagh, il 32enne gay iraniano che nel 2007 si era rifugiato in Italia fuggendo dalla persecuzione del suo paese. Molte le associazioni italiane che si erano interessate del caso di Vahid. In prima istanza la Fondazione Massimo Consoli insieme alla francese La Cimade  avevanolanciato un appello a favore del giovane, raccolto subito dal Gruppo EveryOne che aveva lanciato una campagna internazionale con il supporto dell’associazione radicale Certi Diritti e altri gruppi lgbt italiani. Vahid era stato arrestato in Francia il 25 maggio 2009 mentre dall’Italia si stava recando in Belgio per sposarsi con il compagno. Il ragazzo, condotto nel centro di detenzione dell’aeroporto Saint-Exupery di Lione, dopo che gli attivisti avevano sollecitato l’intervento dell’Alto Commissario ONU per i Rifugiati e dell’ambasciatore francese in Italia Jean-Marc de la Sablière, nonché la cooperazione tra il Governo francese e quello italiano, era stato trasferito il 26 giugno 2009 di nuovo in Italia.

"Ci eravamo subito appellati al presidente della Camera Gianfranco Fini – spiegano i co-presidenti di EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau – per scongiurare che Vahid venisse condotto, una volta sbarcato a Fiumicino, in un CIE o addirittura deportato in Iran, dove con forte probabilità sarebbe stato messo a morte. Il Consigliere diplomatico di Fini ci aveva informato subito dopo che il Presidente della Camera aveva immediatamente provveduto a sensibilizzare la Farnesina e il Ministero dell’Interno, e dopo qualche ora Vahid era stato rilasciato dalla Questura di Roma, potendo riabbracciare il proprio compagno e presentare, assistito da un legale, una regolare richiesta di asilo". "Oggi finalmente – proseguono gli attivisti del Gruppo – possiamo affermare che è stata portata a termine una battaglia di civiltà, che ha restituito la vita e la libertà a un innocente perseguitato. Ringraziamo il Presidente Fini per aver dato un contributo essenziale per la positiva risoluzione della vicenda nonché tutte le associazioni e i singoli che si sono attivati per chiedere che Vahid non venisse consegnato al boia e beneficiasse della legittima protezione internazionale".

"Siamo finalmente felici e sereni, dopo tante sofferenze, grazie a tutti coloro che si sono mobilitati per farci rimanere uniti – hanno dichiarato al telefono con il Gruppo EveryOne Vahid e il compagno Patrick -. Speriamo che questa vicenda serva a sensibilizzare le istituzioni italiane e europee su quanto sia necessario vigilare affinché le richieste di protezione internazionale non vengano mai sottovalutate, poiché mettono a repentaglio il diritto fondamentale di un essere umano alla vita e alla libera espressione di sé".

In questo momento, il gruppo EveryOne sta seguendo la campagna per evitare la deportazione dal Regno Unito in Burundi di Alvin Gahimbaze, anch’egli gay che rischia la vita se rimpatriato nel suo paese.

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