Gay Pride: dalla piazza emerge un’altra aggressione

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Dopo il fermo dell'attivista di Facciamo Breccia è scontro tra le associazioni. Arcigay difende l'intervento delle forze dell'ordine e denuncia l'aggressione del suo segretario.

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Dopo che si è saputo dell’aggressione ai danni di alcuni volontari dell’organizzazione da parte di un’attivista dell’associazione gay Facciamo Breccia, emergono oggi altri dettagli. Come abbiamo riportato ieri, il rifiuto posto a Graziella Bertozzo, militante di Facciamo Breccia, di salire sul palco e parlare dalla piazza di arrivo del Gay Pride bolognese ha scatenato gesti violenti della militante contro i volontari dell’organizzazione che ha portato all’arresto della Bertozzo.

La militante di Facciamo Breccia, associazione che non ha aderito al Gay Pride e da sempre fortemente critica nei confronti di Arcigay, voleva attraversare le transenne e attaccare uno striscione con la scritta: "28 giugno 1982. Indietro non si torna.". Ma il rifuto dei volontari ha fatto precipitare la situazione.

Il trasferimento in questura non è stato indolore neanche per le forze dell’ordine che sono intervenute per tentare di placare l’ira della militante. Un carabiniere ha riportato la frattura del menisco.

Dal direttivo del comitato organizzatore fanno sapere che "Facciamo Breccia voleva parlare dal palco senza condividere questa scelta con nessuno degli organizzatori. Una scelta per noi assolutamente incoerente, irrispettosa e prevaricante."

Arcigay e Arcilesbica con un comunicato rendono noti altri dettagli su quanto accaduto: "Riccardo Gottardi (segretario di Arcigay, ndr), è stato preso a schiaffi da Elena Biagini e altri militanti gli hanno messo le mani addosso in segno di sfida". "La nostra rivoluzione è gioiosa – prosegue l’associazione – mentre le pratiche di Facciamo Breccia sono tristi e maschiliste, intrise in qualche caso di astio e problemi personali di personaggi inaffidabili". "La non violenza – conclude Arcigay – è un tratto discriminante per poter appartenere al movimento lgbt".

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