GAY PRIDE GERUSALEMME: È SCONTRO

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Alcune voci si levano a sostegno della manifestazione mondiale dell'orgoglio glbt in programma ad agosto nella città santa. Ma le polemiche non smettono di infuocare gli animi.

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GERUSALEMME – “E’ un loro diritto esprimere le proprie opinioni e se a qualcuno non piace, non sono affatto obbligati a guardare” la sfilata: questo il commento dell’amministratore delegato della United Jewish Communities (UJC) in Israele, Nachman Shai, alle critiche piovute sul movimento omosessuale per aver organizzato la Gay Parade di quest’anno a Gerusalemme.
Per l’occasione arriverà anche un gruppo di ebrei della comunità omosessuale americana guidati dal famoso Steven Greenberg, il primo rabbino ortodosso dichiaratamente omosessuale. “Danzeremo a Tel Aviv – riporta il quotidiano Yedioth Aronoth – faremo shopping ad Haifa e celebreremo lo Shabbat a Gerusalemme” ha spiegato il rabbino, aggiungendo che “avremo tante opportunità per imparare di più a proposito della ricca storia d’Israele. La delegazione – ha concluso Greenberg – è una grande opportunità per farsi nuovi amici”.
Dichiarazioni più moderate sono arrivate da Stuart Kurlander, presidente della delegazione, che spiega come questo viaggio “darà un senso più esplicito alla nostra identità, approfondirà i nostri legami con l’eredità ebraica, con i nostri fratelli e sorelle in Israele“.
L’annunciata parata gay per le strade di Gerusalemme ha scosso alle fondamenta la città santa, portando addirittura i rappresentanti delle tre religioni monoteiste a unirsi in un’insolita alleanza per lanciare un appello affinchè venga annullata una sfilata considerata come ‘un affronto alla sensibilità religiosa di milioni di persone in tutto il mondo’. Polemiche che non sembrano disturbare molto Nachman Shai, che ricorda come “ci sono sempre state obiezioni alla parata a Gerusalemme, ma questo non dovrebbe dissuadere nessuno”. “Questa è una riunione legittima e nessuno dovrebbe essere escluso – continua Shai – saranno gli ebrei ad allontanare un uomo a causa della sua tendenza? Abbiamo forse dimenticato la nostra storia?”.
Di tutt’altro avviso è il consigliere comunale Shlomo Rosenstein che, anche a nome del sindaco di Gerusalemme Uri Lupiolansky, ha fatto sapere come la loro posizione sia chiara: “La parata non è altro che una provocazione, e Gerusalemme non è il luogo adatto. La sfilata – è riportato dall’emittente radiofonica Arutz Sheva – è un offesa al carattere e alla popolazione di questa città”. Rosenstein ha poi cercato di respingere le voci sulla presunta ‘passività del sindaco’ il quale, benchè ebreo ortodosso assolutamente contrario all’evento, avrebbe preferito evitare il coinvolgimento nella battaglia non vedendo di buon occhio la cooperazione degli ebrei con esponenti religiosi cristiani. Il consigliere comunale, al riguardo, ha sottolineato come “su indicazione del sindaco Lupiolansky sono in corso molti tentativi, sia all’estero che in Israele, per cercare di evitare che la parata del Gay Pride abbia luogo quest’estate a Gerusalemme”.

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