Gay Pride: lo spezzatino della partecipazione

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Sono cinque le città che hanno indetto la manifestazione. Con Milano diventeranno sei. E da maggio a luglio ci sarà un Gay Pride ogni due settimane. Con buona...

Manca ancora la data del Pride meneghino, che quasi certamente si farà, e poi saranno 6 le manifestazioni dell’orgoglio che da maggio a luglio sfileranno per le strade. Se nessun’altra città si accoderà, ovviamente. Per adesso si sono autoproclamate sedi del Gay Pride, nell’ordine: Genova (27 giugno), Roma (13 giugno), Napoli (30 maggio), Catania (4 luglio) e per ultima Torino (16 maggio). Una manifestazione ogni due settimane.

Qualcuno magari potrebbe considerare queste parade come un’occasione turistica per girarsi l’Italia in lungo e in largo. Altri non ci penseranno neppure a fare la maratona da Torino a Catania e si concentreranno sul Pride Nazionale di Genova (se abitano al Centro-Nord) o su quello della Capitale (se abitano al Centro-Sud).

Grazie alla poca distanza chilometrica che separa queste città ognuno potrà scegliere di partecipare anche a più di una manifestazione: un campano potrebbe, ad esempio, andare a Napoli e due settimane dopo a Roma; un piemontese potrebbe farsi Torino e Milano e forse anche Genova.

Per parlare solo di quelli che il Pride non se lo perdono. Perché per tutti gli altri la scelta sarà di starsene a casa, come sempre. Il risultato di questo spezzatino sarà lo spezzatino della partecipazione. Poche centinaia di migliaia di persone parteciperanno  ai Pride locali. Un po’ di più a Genova e a Roma. Condita dal sughetto –  gustoso e strumentale per certa stampa e certa politica – della scarsa simpatia dei gay stessi a manifestazioni come queste.

Se poi si aggiunge l’incapacità delle associazioni di portare in piazza i propri iscritti (da Sanremo a Piazza Navona la lista sarebbe lunga), abbiamo anche la frittata fatta. E allora, per rimediare, dai carri qualcuno sarà costretto a urlare: «Siamo un milioneeeeee!». Un pasto ormai indigesto.

di Daniele Nardini

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