GAY PRIDE NAZIONALE 2007: DOVE?

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In un passaggio politico e sociale cruciale per i diritti delle persone il mondo dell'associazionismo GLBT si divide su dove fare il prossimo Pride nazionale. E voi che...

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Associazionismo GLBT in subbuglio. Il dibattito è rovente e la polemica ancora di più. Normale, forse, in un paese certamente non famoso per la pacatezza dei dibattiti. Preoccupante, certo, se per diatribe interne al movimento stesso e per smanie di protagonismo di questo o quello si finisce per indebolire la capacità generale di fare sentire le nostre ragioni.

Certamente si è visto di peggio, basta ricordare alcune sortite da campagna elettorale della scorsa primavera, e comunque da un “sano” confronto può sempre venir fuori qualcosa di buono, sempre che ci sia la volontà di costruire qualcosa insieme. Urge un riassunto delle puntate precedenti, che non può non partire da un fatto prettamente politico: la generale insoddisfazione per la fumosa formulazione del programma di governo sul tema delle unioni civili, risultato mediato di una estenuante trattativa tra le forze politiche laiche e quelle più ardimentose di ricalcare il volere delle gerarchie della Chiesa Cattolica.
Questa insoddisfazione è certamente comune a tutta la galassia di associazioni GLBT e c’è dunque un punto certo dal quale partire: bisogna ottenere di più. Il problema è dov’è e cosa deve essere questo nuovo traguardo. Nuovi diritti? Certo, ma quali? Il matrimonio divenuto realtà nella vicina Spagna è un faro abbagliante e certamente allettante, ma è realisticamente ottenibile nell’Italia di oggi? D’altro canto è buona prassi contrattuale chiedere 100 nella speranza di ottenere perlomeno 50. Se già in partenza si chiede 50 si rischia veramente di non ottenere niente, o comunque molto poco. PACS o Unioni Civili sarebbero certamente un grande risultato, ma al momento quanto sono a portata di mano?
Stati Generali

Il 30 settembre si è tenuto a Roma un incontro nazionale tra le tantissime realtà del movimento GLBT: tante e vitali ma che non possiamo elencare tutte in questa sede riassuntiva e per forza di cose incompleta. Quello che è successo è che l’incontro si è rapidamente trasformato in una sorta di “processo” ad Arcigay e alla sua consorella Arcilesbica, le più note e importanti realtà associative a livello nazionale e dunque, forse, anche le più facili da attaccare e criticare. Alle due consociate Arci in generale si rinfaccia “collateralismo e servilismo verso il Governo ed i partiti (DS in primis), boicottaggio di altre iniziative che non fossero targate Arcigay ed egemonia di questa sulle altre”, per usare il riassunto del blogger Andreas Martini. Dal diritto di critica da più parti è stato fatto osservare che si è purtroppo passati all’offesa. Interpellato da Giuliano Federico di Gay.tv Alessandro Zan (Coordinatore Campagna PACS di Arcigay e consigliere comunale DS a Padova) «ha sottolineato il tono di criminalizzazione assunto da talune associazioni nei confronti di Arcigay e Arcilesbica e la mancanza di idee e proposte. Zan ha anche ammesso che certamente due grandi associazioni come Arcigay e Arcilesbica possono sbagliare e probabilmente in qualcosa hanno sbagliato, ma ha sottolineato come l’unico spirito che attualmente riunisce le associazioni GLBT extra-Arcigay è proprio un sentimento anti-Arcigay».
«Il diritto di replica – dice Aurelio Mancuso, Segretario nazionale di Arcigay – si è consumato nel primo pomeriggio…
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«Il diritto di replica – dice Aurelio Mancuso, Segretario nazionale di Arcigay – si è consumato nel primo pomeriggio con gli interventi decisi e per nulla intimoriti da un’assemblea in gran parte ostile svolti da Cristina Gramolini, Segretaria di Arcilesbica e da Sergio Lo Giudice, Presidente di Arcigay. Più che rispondere alle ripetute offese ascoltate in mattinata (consociativi, servi dei partiti, distruttori dell’unità del movimento, egemoni, tendenziosi e preoccupati di far scomparire dai mass media e nelle città chi non la pensa come voi) Cristina e Sergio hanno riportato la discussione intorno alle questioni di strategia» ha spiegato.
Pride 2007: dove?

Dunque c’è un punto da cui partire (A): l’insoddisfazione per un programma di governo considerato inadeguato e assolutamente arretrato rispetto alle altre realtà democratiche europee. C’è anche un punto di arrivo (B), che può essere concentrato in due parole: pari diritti. Per andare dal punto A al punto B cento possibili strade da percorrere e strategie ancora tutte da definire. Limitandoci alle strade da percorrere già ci sono divergenze riguardo a quelle sulle quali far passare il Pride Nazionale del prossimo anno. Una questione geografico-organizzativo-logistica corredata pure da aspetti simbolici. Le associazioni che hanno promosso gli Stati Generali hanno proposto Roma. I motivi: sede del governo e del potere politico; sede del potere ecclesiastico che non perde occasione per emettere soavi quanto velenose parole contro chiunque non si adegui al “progetto divino” di cui si dichiarano i solo e unici “veri” portavoci; luogo nel quale si è svolto il memorabile World Pride del 2000, ad oggi l’evento clou per eccellenza dell’associazionismo GLBT italiano. Per Mancuso posizione «strutturalmente debole e gravata da alcune venature infantili». Arcigay e Arcilesbica hanno una controproposta: Bologna, per celebrare in modo adeguato il quarto di secolo di vita Cassero, sede storica del movimento omosessuale italiano. In quel giugno del 1982, ricordano i promotori, «gay, lesbiche e trans da tutta Italia vennero a Bologna per la “Presa del Cassero”, un giorno importante per tutte e tutti». Argomentazioni che lasciano freddina la presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli Rossana Praitano, che sottolinea: «Del resto vi è qualche paese al mondo dove il Pride non si svolga nella capitale e dove ciò non sia sentito da ognuno come un bene composito, ma irrinunciabile?

Comprendiamo che essendo in ballo anche la candidatura di Bologna, vi sono anche altre motivazioni a supporto di tale scelta. Con assoluta schiettezza però segnaliamo che per il Mieli l’idea di un Pride che prenda spunto e anima da un evento commemorativo (sia pure storicamente e universalmente importante), sia politicamente debole e poco adatto a suscitare entusiasmi o, meglio ancora, passione e partecipazione. Così come pensiamo che dare l’impressione di un movimento che si rintana in provincia a manifestare con la sua azione più forte e collettiva fornirebbe al Paese l’evidente segnale di una resa. Altro che svolta. Del resto non è sotto la casa privata di Prodi che possiamo far sentire la nostra voce, bensì è sotto la casa pubblica del governo Prodi che deve levarsi, l’unica che qualunque cittadino ha dinanzi».
Dite la vostra
Senza addentrarci nelle tante altre e più complesse questioni che rimangono sul tavolo del confronto ideologico (una fra tutte: il movimento GLBT è intrinsecamente anche anti-fascista?) abbiamo pensato di chiedere direttamente a voi gay, lesbiche, bisessuali, transessuale e etero gay-friendly che ci leggono di farci sapere quale tra le due candidature ha il loro supporto: Roma o Bologna? Esprimete il vostro voto e diteci anche il perché della vostra scelta. Lo scopo di questa iniziativa è quello di mandare un messaggio diciamo popolare agli organizzatori del Pride Nazionale e aiutarli a prendere una decisione che non sia un ennesimo scontro tra due fazioni, ma occasione di unione e rafforzamento reciproco. Nel rispetto delle proprie differenze. Proprio quello che vogliamo dal resto della società.
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