GAY RIGHTS ARE HUMAN RIGHTS?

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Alla sessione ONU sui diritti umani, in corso a Ginevra, manca l'appoggio alla risoluzione sui diritti gay. Che viene perciò rinviata. Motivi: l'asse arabo-vaticano ma anche pressioni USA.

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GINEVRA – Lo scorso anno era stata la presidenza libica ad imporre un rinvio della risoluzione, presentata dal Brasile, che chiedeva di includere l’orientamento sessuale tra i diritti umani difesi dalle Nazioni Unite. In quel testo si esprimeva la profonda preoccupazione per il verificarsi delle violazioni contro le persone Glbt, stabilendo che la chiave per cambiare comportamenti e attitudini è proprio l’educazione ai diritti e il rispetto della diversità nelle società. Una risoluzione di grande buon senso che avrebbe dovuto tenere coesi e in accordo i 53 paesi membri della Commissione Onu per i diritti umani (UNCHR) presenti a Ginevra.
Lo scorso 27 gennaio, la commissione Affari esteri del Parlamento europeo, proprio in vista della 60esima sessione Onu, ha adottato una risoluzione su “Diritti, priorità e raccomandazioni dell’Unione europea”, giocando un ruolo più attivo dentro l’organizzazione. Si chiedeva alla Presidenza di agire a favore dell’iniziativa brasiliana, sottoscrivendo e raccogliendo il sostegno di altri paesi, e di fare in modo che la questione rimanesse all’ordine del giorno. L’Italia per voce del sottosegretario agli Esteri, Margherita Boniver dichiarò di voler sostenere l’iniziativa brasiliana, A Ginevra, l’Ilga, l’unica coalizione internazionale delle persone Glbt, ha lanciato una petizione d’appoggio alla risoluzione brasiliana (43.000 firme) da consegnare all’ambasciatore australiano Mike Smith, presidente di questa 60esima sessione UNCHR.
Lunedì 29 marzo il colpo di scena. Il Brasile decide di bloccare la votazione sulla risoluzione, dopo aver accertato la mancanza di consenso da parte della maggioranza delle delegazioni presenti. Consenso difficile a trovarsi quando la politica entra con virulenza anche in organismi che dovrebbero relazionarsi su temi di diritto internazionale. «L’opposizione più forte – spiega Riccardo Gottardi, co-presidente di Ilga Europe – è giunta dai paesi islamici e dal Vaticano. Anche coloro che erano in armonia col Brasile hanno fatto prevalere le rivalità tra stati occidentali e orientali, tra quanti sono con la politica espansionista americana e il resto del pianeta». Emerge così un lacerante dubbio: visto che la Commissione Onu per i diritti umani (UNCHR) è chiamata a trattare giustizia e diritti umani, non solamente sugli orientamenti sessuali, ma anche su conflitti armati, diritti delle donne, libertà di stampa, forme moderne di schiavitù, tortura e detenzione, esecuzioni sommarie e tanto altro ancora, temi che riguardano non solamente gli stati islamici ma anche quelli occidentali, il dubbio dei ricatti incrociati diventa più palese; la politica del “do ut des” si fa largo nelle diplomazie ginevrine tra quanti occorrono di una patente di equità e giustizia giusta e coloro che ne ricavano benefici diversi. Se a questo sommiamo gli integralismi religiosi arabo-vaticani, ecco compresa la solitudine in cui è stato lasciato il Brasile. «Gli Stati Uniti sono i primi a tenere in pugno la situazione. Va ricordato che il Sudafrica, convinto assertore della linea brasiliana, paese di grandi libertà verso la comunità omosessuale, è stata sottoposto a pressioni e ricatti, anche da parte della Cina, che nulla avevano a che vedere con i diritti umani. E così le discussioni vengono veicolate su altre cose, come le relazioni tra Usa e il mondo, le divisioni tra nord e sud, e quant’altro. Nella discussione sul tema a noi pertinente desideriamo ringraziare Margherita Boniver, sottosegretario agli Esteri, che ha difeso i nostri diritti, gli otto paesi che hanno difeso l’orientamento sessuale e i tre che hanno aggiunto a questa difesa quella dell’identità di genere, nomi “eccellenti” come l’Armenia, l’Argentina, il Messico» dice Riccardo Gottardi.
Quest’anno l’alleanza tra Vaticano, Egitto, Cina, altri paesi dove le relazioni sessuali tra persone dello stesso sesso sono duramente represse con la galera o la condanna a morte, è stata univoca e fortissima: i gay vanno condannati, non ascoltati! Nulli i richiami alla comprensione e alla diffusione dei valori e delle pratiche sociali verso armonia e tolleranza per la popolazione Glbt mondiale. Vanificata la garanzia degli altri 26 membri e osservatori della Commissione che si erano associati al progetto di risoluzione brasiliana. A questi ultimi non rimane che emettere un laconico comunicato per dire che in sede ginevrina non dovrebbero esserci sfruttamenti di natura politica ma si dovrebbe dare maggiore importanza alla promozione e protezione dei diritti umani.
Ilga World, dopo la débâcle brasiliana, ha chiesto che la risoluzione venga affidata a un altro paese latino-americano, che non rischi di essere accusato di vassallaggio verso qualche potenza occidentale o orientale, capace di raccogliere nuovi consensi entro il 23 aprile. Non ci resta che sperare!

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di Mario Cirrito

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