Gay ugandese sieropositivo rischia il rimpatrio: “Ho paura”

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Ha chiesto di restare in Inghilterra, ma il rimpatrio è fissato per la settimana prossima. In Uganda rischia 14 anni di prigione o la morte, com'è successo a...

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Sta disperatamente chiedendo un rinvio per non dovere affrontare la deportazione dal Regno Unito verso il suo paese, l’Uganda, dove rischia la morte. Si tratta di Jamal Ali Said, sieropositivo di 40 anni per il quale è stato fissato il rimpatrio in Uganda per la settimana prossima nonostante i numerosi appelli fatti per salvargli la vita.

L’autorità di confine britannica non ha accettato come valida la sua dichiarazione di omosessualità nonostante sia attivo in un’associazione gay da più di un anno.

In Uganda, l’omosessualità è punibile con una condanna che può raggiungere i 14 anni di reclusione, mentre un progetto dilegge in discussione in parlamento intende introdurre la pena di morte. Per non parlare del clima ostile che si respira nella società ugandese nei confronti degli omosessuali, come testimonia il recente brutale omocidio dell’attivista David Kato.

"Parlando dal centro di detenzione di Campsfield nell’Oxfordshire – riporta il quotidiani inglese The Guardian -, Said ha dichiarato di essere molto spaventato al pensiero di come vengono trattate in Uganda le persone affette da HIV e gay. Said è anche stato separato dal suo ultimo compagno che è tornato nel suo paese, un altro stato africano di cui non ha voluto fare il nome".

Lo scorso mese, sempre un Uk, Brenda namigadde, una lesbica ugandese, aveva fatto ricorso contro l’istanza di espatrio nei suoi confronti. Secondo il governo non ci sarebbero abbastanza prove della sua omosessualità. Il suo caso sarà di nuovo discusso lunedì prossimo.

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