Gay World Pride: a Gerusalemme, ma confinati

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Si è svolto senza incidenti particolari il World Pride di Gerusalemme che l’oscurantismo religiosa avrebbe voluto cancellare del tutto. Ma per la figlia del Primo Ministro è stata...

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GERUSALEMME – Nonostante le invocazioni di cancellazione totale chieste da esponenti religiosi ebrei ortodossi, cattolici e musulmani il World Gay Pride a Gerusalemme venerdì c’è stato e si è svolto senza incidenti particolari. Ci sono solo stati alcuni fermi: da un lato degli attivisti GLBT hanno comunque cercato di dare il via a una marcia e dall’altro alcuni fanatici ultraortodossi che sono stati fermati in quanto in possesso di coltelli e bastoni. Noa Sattah, una delle organizzatrici, ha commentato che «L’agitazione e la violenza che hanno preceduto l’evento lo hanno fatto diventare una delle piu’ importanti dimostrazioni per i diritti civili degli ultimi anni.» Circa quattromila persone, nonostante le minacce e la paura di attentati, si sono comunque ritrovate al Givat Ram, il campo sportivo universitario di Gerusalemme, sorvegliato attentamente da ben tremila agenti di polizia.
Dana Olmert, la figlia lesbica del primo ministro israeliano Ehud Olmert, in un’intervista ha commentato che certamente era una cosa positiva che la manifestazione comunque si sia tenuta, ma anche che è stata una «vittoria amara», a causa del fatto che i dimostranti gay, lesbiche, bisessuali, transgender e anche i loro amici eterosessuali che hanno voluto esserci per dimostrare il proprio appoggio, sono stati confinati in uno spazio delimitato e chiuso. «Da un lato sono stata molto felice di ritrovarmi fra quelle che sono le persone più dolci che io conosca – ha detto – ma d’altra parte c’era qualcosa di triste nel fatto che ci hanno rinchiusi in un ambiente limitato, sembrava di essere in gabbia. All’ingresso ci hanno chiesto di metterci un nastro rosa, siamo stati tenuti alla lontana dagli abitanti di Gerusalemme.» (Roberto Taddeucci)

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