Gayburg oscurato: la solidarietà di Gay.it

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Il sito di news LGBT specializzato sulla "teoria del gender" è stato oscurato da Google

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Il sito di informazione LGBT Gayburg, che più volte in questi anni si è caratterizzato per le sue battaglie quasi certosine contro i cattointegralisti e la loro fantomatica “teoria del gender“, è stato di fatto oscurato da Google. Ne da notizia il direttore del sito in un comunicato stampa: “Senza alcun avvertimento, il 20 dicembre 2015, l’accesso al sito di informazione ed attualità gay denominato Gayburg è stato limitato per decisione unilaterale da parte di Google. L’accesso ai contenuti può avvenire solo dopo che l’urente ha visualizzato un messaggio in cui il gestore del servizio Blogger lo informa che «alcuni lettori hanno contattato Google perché ritengono che i contenuti di questo blog siano discutibili». Inutile a dirsi, un messaggio simile scredita qualunque posizione sia contenuta in un blog che da oltre dieci anni di occupa di fornire un’informazione corretta e sempre documentata.”

“Inoltre, proprio a seguito di quella decisione, tutti i contenuti sono stati anche eliminati dai motori di ricerca, risultano non condivisibili su Facebook e sono stati esclusi da Google News e Bing News (due servizi che avevano manualmente validato e reputato di buon livello i contenuti proposti). In altre parole, il sito è stato rinchiuso in una bolla di sapone che non può comunicare con l’esterno”, continua il comunicato stampa di Gayburg.

Contattato il servizio di supporto di Google, la risposta sarebbe stata a dir poco imbarazzante: un blog, secondo Google, viene ritenuto accettabile solo se volto ad «aiutare le persone non gay capiscono le questioni relative ai diritti dei gay, la discriminazione, diffamazione». In caso contrario è ritenuto un contenuto in cui «dare alle persone omosessuali un posto dove rilassarsi, e fare “ooh” e “aaah” sulle immagini». “Il solo fatto che Google mimi versi orgiastici nell’indicare ciò che un gay dovrebbe fare dinnanzi alla fotografia di Giovanardi – commentano gli autori di Gayburg – pare un’offesa grave, ma soprattutto appare grave come non sia contemplata l’ipotesi in cui un blog possa rivolgersi alla comunità gay per intercalare temi sociali con argomenti più leggeri. Un sito che dovesse occuparsi esclusivamente di Adinolfi o Amato rischierebbe di spingere un qualunque lettore verso la depressione, motivo per cui si tratterebbe di un progetto editoriale fallimentare a propri. A quel punto le soluzioni che vengono paventate sono tre: mantenere un avviso che renda inaccessibili i contenuti, «non pubblicizzare il sito a persone non gay» o «concentrarsi sulle questioni relative ai diritti dei gay ed educare le persone non gay». In altre parole, o si crea un sito dedicato agli eterosessuali o bisogna nascondersi.”

Insomma, da Google – azienda che si è sempre caratterizzata per il suo essere gay-friendly – ci si potrebbe aspettare di più. Tanto più che, come fanno notare gli autori di Gayburg, sulla medesima piattaforma si possa accedere alla pagine del Narth in cui si sostiene che l’omosessualità possa essere curata attraverso fantomatiche terapie. Insomma, due pesi e due misure.

A Gayburg va ovviamente tutta la solidarietà della redazione di Gay.it

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