GAY.IT INTERVISTA EMMA BONINO

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Gay.it intervista Emma Bonino sulle questioni relative alla comunità omosessuale.

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Nella passata legislatura, come ben saprai, sono stati presentati importanti disegni di legge finalizzati a combattere le discriminazioni nei confronti delle persone omosessuali. Le vicende parlamentari e gli attacchi di esponenti del centrodestra (in primis l’on. Giovanardi). Sei disposta a firmare e sostenere una legge contro le discriminazioni nei confronti delle persone omosessuali?

Sì. Ricordo in particolare la freddezza con la quale le proposte della Ministra per le Pari Opportunità Balbo vennero accolte sia nel governo che dalla classe politica, nel Polo ma anche nell’Ulivo. Credo che non siano stati tanto gli attacchi del centrodestra a bloccare l’iter di una legge come quella anti-disciminazioni, quanto la scarsa volontà da parte della sinistra di portare a termine il provvedimento. Ricordiamoci che nell’Ulivo c’è una fetta di democristiani, e che io mi batto a Milano contro qualcuno che è candidato dell’Ulivo ma che è stato eletto nella scorsa legislatura con Forza Italia ed è passato in seguito all’Udeur, quindi all’Ulivo. E’ questa l’anima dell’Ulivo? Sulle discriminazioni, per fortuna c’è una direttiva europea in materia che prima o poi dovrà essere trasposta, e quindi anche l’Italia dovrà recepirla uscendo dall’immobilismo del Polo/Ulivo in materia di diritti individuali. Ma quando noi radicali affermiamo che oggi, ora, subito, bisogna dibattere di temi fondamentali per i cittadini come l’eutanasia, la libertà di ricerca scientifica, i nuovi diritti civili, lo facciamo perché sappiamo che questi temi saranno di estrema attualità nel corso della prossima legislatura.

Siamo convinti che la nostra presenza in Parlamento potrebbe pesare su tali scelte in modo decisivo, e non siamo disposti a lasciare che la regolamentazione di questi temi sia lasciata ai Casini-Polo o al Mastella-Ulivo di turno.

Sei disposta ad appoggiare in Italia una legge che dia riconoscimento giuridicamente alle coppie dello stesso sesso risolvendo alcune situazioni di disagio e sofferenza a cui vanno incontro oggi le coppie omosessuali (ad esempio l’impossibilità di assistere il partner malato in ospedale, la mancanza di reversibilità del contratto di affitto intestato al partner in caso di morte dello stesso, e così via)? In caso affermativo, saresti più propensa all’istituzione di un istituto nuovo, riservato alle persone omosessuali, sullo stile delle "partenership registrate" dei paesi scandinavi, oppure alla via olandese, all’estensione cioè del matrimonio anche a persone dello stesso sesso?

"Riservato" è una parola che non mi piace. Credo che i gay non abbiano bisogno di una " riserva " o di un diritto di famiglia " riservato " a loro. Credo invece che sia venuto il momento di procedere, come con il divorzio, ad una radicale riforma del diritto di famiglia, attraverso il riconoscimento del principio della libera contrattazione tra gli individui (dello stesso sesso o no) e dell’accesso, indipendentemente dal sesso ai diversi istituti giuridici, matrimonio compreso. L’abbiamo scritto nel nostro programma elettorale ; sarei curiosa di leggere cosa dicono in materia i programmi di Rutelli e di Berlusconi, di Di Pietro e di D’Antoni…

Ti impegni a sostenere il diritto alla salute ed al benessere delle persone omosessuali fornendo i mezzi e le informazioni adeguate per un serio intervento di prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale.

Credo che il diritto alla salute ed al benessere sia di tutti, e quindi anche delle persone omosessuali. Le malattie sessualmente trasmissibili e le relative informazioni, la prevenzione, sono fondamentali e riguardano tutti i cittadini. Lei parla di informazione. Noi radicali siamo sempre stati convinti che questa sia uno dei mezzi principali per permettere ai cittadini di vivere liberamente e responsabilmente. Penso sia al sistema radiotelevisivo, alla scuola, e cosi’ via. Anche in questi luoghi vi deve essere informazione su sessualità, droga, nascita e morte, e sui rischi correlati, che si corrono nella vita di tutti i giorni. Ma le dico sinceramente che parlando di malattie come l’AIDS, penso soprattutto all’Africa, dove il fenomeno è endemico e drammatico, all’ennesima potenza. Credo che sia diventato un problema internazionale, uno sterminio sul quale l’Italia e l’Europa debbono agire al più presto.

Ti impegni ad intervenire con azioni affermative in ambito sociale, per porre fine alle discriminazioni sul lavoro, ai suicidi fra gli adolescenti, alla violenza antigay, al pregiudizio diffuso?

No. Non mi impegno affatto a promuovere le azioni positive o affermative che dir si voglia. Perché credo che sia un errore. Inoltre non pongono fine, come dice lei, a discriminazioni, suicidi, violenze. Azione positiva significa riservare determinati posti o posizioni, di solito di lavoro, a determinate persone definite in termini di gruppo sociale . Io ragiono in termini di individuo. Se quella determinata persona ha le caratteristiche, le conoscenze, il merito per ricoprire un determinato incarico, lo deve poter fare non perché è donna o gay o del nord o del sud o cittadino di quel determinato paese. Penso al Partito Radicale : non vi sono mai state regole sull’attribuzione di posti, ma questo non ha impedito a me, ad Adelaide Aglietta, ad Adele Faccio, e a tante altre di ricoprire incarichi importanti. Per combattere suicidi e violenze servono soprattutto da una parte informazione ed educazione, sostegno, aiuto e prevenzione, mentre per combattere le violenze servono maggiore vigilanza e coraggio nell’applicazione delle leggi esistenti.

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