Gentilini a casa, invocò la pulizia etnica dei culattoni

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Finisce l'era Gentili a Treviso. Il Sindaco della Lega, eletto per la prima volta nel 1994, perde il ballottaggio contro il candidato di centrosinistra. Gay.it lo aveva querelato...

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“È finita l’era Gentilini, è finita l’era della Lega e del Pdl. Stop. Adesso Gentilini scompare dalla scena amministrativa e politica”. È lo stesso “sceriffo” di Treviso a dirlo a poche sezioni dalla fine dello spoglio. Il candidato del centrodestra esce sconfitto dalla corsa a sindaco della città dove la Lega ha governato negli ultimi 19 anni. Per l’84enne Giancarlo Gentilini, due mandati da sindaco iniziati nel dicembre del ’94 e due da vicesindaco dietro a Gian Paolo Gobbo, ex segretario nazionale del Carroccio non ci sarà più un pulpito dove predicare la sua omofobia.

Eletto per la prima volta sindaco nel dicembre 1994, ben presto Gentilini si fece conoscere per le iniziative improntate sulla “tolleranza zero”, in particolare nei confronti degli zingari e degli extracomunitari. Amava farsi descrivere come un duro e ha giocato lui stesso sull’appellativo: “Io faccio lo sceriffo proprio come al cinema”. Negli anni si ricordano esternazioni in stile fascista. Rivolgendosi al deputato gay dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio, che difese un immigrato accusato di stupro, urlò: «Dico a Pecoraro Scanio che voglio che succeda la stessa cosa a sua sorella o a sua madre. E già che parliamo di culi, sia chiaro che anche i gay io non li voglio vedere per le strade ».

In riferimento a un luogo di ritrovo gay in città tuonò: «Darò immediamente disposizione alla mia comandante (dei vigili urbani, ndr) affinché faccia pulizia etnica dei culattoni. I culattoni devono andare in altri capoluoghi di regione che sono disposti ad accoglierli. Qui a Treviso non c’è nessuna possibilità per culattoni o simili. Darò disposizione anche di rinforzare le telecamere, ma a me interessa fare proprio controlli mirati perché quando i miei vigili gireranno per la zona ci sarà un fuggi fuggi e andranno in altre città molto vicine». Per questo parole si guadagnò la denuncia di Gay.it e per questo fu rinviato a giudizio. Il procedimento finì con un’archiviazione. A porre fine alla sua carriera politica ci hanno pensato – con estremo ritardo – i cittadini di Treviso.

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