GERTRUDE & ALICE

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I 40 anni di "matrimonio" di Gertrude Stein e Alice B. Toklas

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Gertrude Stein fu una celebre scrittrice americana -oggi purtroppo quasi dimenticata- grande sperimentatrice del linguaggio, che visse a Parigi negli anni ’30 e nel suo appartamento al 27 di Rue de Fleurus ospitò e intrattenne i più importanti intellettuali e artisti dell’epoca. Infatti, più che per le sue qualità letterarie, enormi, ma fatalmente aristocratiche -definì se stessa, modestamente, "una delle più alte menti del secolo"- era nota per l’attività del suo salotto e per l’arguzia disincantata, che si traduceva in fulminante aforistica d’occasione.

Una specie di Oscar Wilde al femminile, se così si può dire, tenendo conto della confusione che nasce dai gusti sessuali di entrambi…

Gertrude, il suo salotto e i manicaretti della sua compagna, Alice, furono il faro e il rifugio di un’intera generazione di artisti e scrittori che in quegli anni si riversava a Parigi.

Il nome della Stein è rimasto famoso proprio per il "matrimonio" indissolubile con Alice B. Toklas, sua segretaria, cuoca, confidente e amante, anche lei americana, di San Francisco. La loro fu una relazione solida e ardente che durò, udite udite, ben 40 anni (una perseveranza che, oggi più che mai, può fare invidia all’eterosessuale più moralista e puritano).

Dai diari e dalle lettere degli amici dell’epoca si apprende che vederle camminare per le strade affollate della città era sempre un momento di scandalo per i parigini.

Le due donne, infatti, incuranti della decenza, si abbracciavano e si baciavano come una coppia "normale", alla luce del sole, ma bisogna pensare che, a quei tempi, neanche le coppie etero si abbandonavano alle effusioni in pubblico.

Gertrude era sempre vestita da uomo, in pantaloni, panciotto con orologio e pipa nel taschino, giacca e cappello. Alice era un’accanita fumatrice di sigari. Portava i baffi -eh sì! proprio degli ispidi pelacci neri sotto il naso- e degli orecchini da zingara e tutto il suo abbigliamento era piuttosto eccentrico, con gonnellone tipo Lucia manzoniana e sandali alla tedesca.

Erano entrambe brutte -inguardabili proprio- ma affascinanti per l’energia e l’armonia che il loro legame emanava. Rappresentarono per quella generazione l’emblema del progresso artistico e sociale.

La loro vita trascorse per 40 anni immersa nell’abitudine domestica. Erano entrambe molto metodiche. Gertrude si alzava presto per scrivere fin verso mezzogiorno. Alice le portava la colazione sulla scrivania, in silenzio, per non disturbare la sua concentrazione. Nelle giornate più calde andavano a pranzo fuori, in Saint Germain des Prés, il quartiere degli artisti, dove erano sempre ben accolte e pasciute (non erano certo anoressiche). Poi, tra un sigaro e una pipata, rientravano in casa.

Gertrude preparava il tema sul quale incentrare la conversazione della serata e Alice si metteva a cucinare la cena per gli ospiti, che ogni giorno facevano la fila per frequentare il salotto della compagna.

Raccontata così, potrebbe essere considerata un’esistenza decisamente noiosa, se non fosse per i particolari della loro intensa vita sessuale, coltivata, studiata e sperimentata nell’accogliente camera da letto e arricchita da sempre nuove figure acrobatiche, che Gertrude ebbe l’ardire di descrivere, con conturbante sensualità, nel primo manuale di sesso lesbico: Lifting Belly (purtroppo mai tradotto in italiano).

Gertrude fu uno dei migliori mariti del ventesimo secolo, dolce e premuroso. Il suo amore per l’adorata Alice non venne mai meno. Rimasero entrambe innamorate l’una dell’altra per tutta la vita… e anche oltre. Infatti Alice sopravvisse alla compagna di 20 anni -la Stein morì nel 1946- ma non se ne fece un cruccio, perché era convinta che si sarebbero riunite nell’aldilà. Lo ripeteva incessantemente a tutti, con un candore e un trasalimento romantico che, il più delle volte, commuoveva gli amici.

In quei venti anni senza Gertrude si dedicò alla sua seconda grande passione, la cucina, e a 77 anni pubblicò la sua prima opera, un ricettario passato alla storia per una ricetta in particolare, il "dolce di Haschich di Toklas".

Insomma, come si dice in questi casi, due vite e un’unione decisamente fuori dall’ordinario.

di Debora Alessi

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