Gianpiero Cioffredi, “Io alle europee per i vostri diritti”

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Incontriamo uno fra i candidati più gay friendly alle prossime elezioni europee. «Chi si dice democratico non può non portare avanti la battaglia di rivendicazione dei diritti delle...

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Le Elezioni europee sono alle porte e incontriamo Gianpiero Cioffredi, candidato gay friendly del Partito Democratico nella circoscrizione centro (Lazio, Toscana, Umbria, Marche). Da anni impegnato nel sociale, è stato nella segreteria nazionale dell’Arci dal 1995 al 1999 e dal 1999 al 2002 coordinatore nazionale di Arci Solidarietà. Nel 2000 fu tra i sostenitori del World Pride.

 

Molte persone sembrano poco interessate a queste elezioni europee e il rischio di un alto tasso di astensionismo è forte. Ripartire dall’Europa, invece, crede sia possibile?Sì perché l’Europa non è un’idea astratta, ma le scelte che si fanno a Bruxelles ci riguardano da vicino. Oggi più che mai: la situazione che stiamo vivendo ha bisogno di scelte nuove e di ridisegnare l’economia ma anche il welfare e le politiche di sviluppo. D’altro canto qualche mese fa è stata la commissione libertà pubbliche del Parlamento Europeo a chiedere una nuova stagione di diritti civili in Europa. Sono convinto che questo sia un tema connesso alla capacità di una società di crescere sotto tutti i punti di vista.

Cosa può fare l’Europa per i diritti delle persone lesbiche, gay e trans?

L’Europa può promuovere una definizione inclusiva di famiglia che riconosca le diverse forme di relazioni familiari e garantire che le esigenze delle famiglie lgbt trovino maggiore risposta all’interno delle politiche e della legislazione europea, adottare una legislazione ambiziosa a livello europeo in materia di parità di trattamento, contrastare il mobbing e promuovere campagne sociali anche nelle scuole e combattere l’omofobia e la transfobia anche attraverso il diritto penale.

E secondo lei questi provvedimenti possono avere conseguenze dirette anche nel nostro paese?

Il Parlamento Europeo nella risoluzione dell’8 febbraio 1994, e in diversi atti successivi, ha invitato gli stati membri a rimuovere ogni forma di discriminazione fondata sull’orientamento sessuale. L’Italia, sotto questo aspetto, si trova in una condizione davvero desolante: è tra i pochi paesi europei a non avere una normativa che riconosca i diritti delle coppie lesbiche e gay. L’Ue non può essere cieca di fronte alle richieste dei suoi cittadini e per questo deve intervenire in modo esplicito e forte quando gli stati membri violano la pari dignità di tutte le persone. Questo deve avvenire anche nei confronti del nostro paese con sanzioni severe.

Sarà una legislatura cruciale, la prossima per l’Europa. Quali sono i nodi da affrontare al più presto?

Immaginare una nuova società e dare risposte nuove a domande che nessuno ha mai posto prima. Sono le ‘nuova fondamenta’ di cui parla Obama per l’America: per questo non possiamo accontentarci di semplici riforme. Le parole chiave sono innovazione, sviluppo sostenibile, diritti e uguaglianza. Partendo da questi aspetti dobbiamo far ripartire il nostro Continente e l’Italia.

Il Pd finora ha visto sulle questioni lgbt un dibattito acceso e spesso hanno prevalso posizioni molto conservatrici. Come pensa di affermare questa sua posizione anche nel suo stesso partito?Chi si dice democratico non può non portare avanti questa battaglia di rivendicazione dei diritti delle persone e delle famiglie lgbt. È un concetto che voglio affermare senza mezzi termini e che intendo portare avanti anche nel Pd. Un grande partito come il nostro non può non avere una posizione chiara su questo e all’Europarlamento deve essere al fianco di quelle forze progressiste e riformiste che si riconoscono per la stragrande maggioranza nel Partito Socialista Europeo. Anche per questo sabato parteciperò al sit in indetto alla Gay Street perché non è tollerabile che Roma, a differenza di tutte le altre capitali europee, ponga ostacoli e impedimenti ad una manifestazione da anni coinvolge milioni di persone in tutto il mondo, senza mai respingere o discriminare nessuno.

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