Gli avvocati matrimonialisti: “Genitori gay discriminati”

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L'Ami denuncia la forte discriminazione cui sono soggetti i genitori omosessuali quando si chiede l'affidamento congiunto dei figli: "Vengono trattati come malati. Intervenga il ministro Carfagna".

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Questa volta a mobilitarsi in favore dei tanti genitori gay e lesbiche che vivono con i loro figli nel nostro Pease non è una delle associazioni a cui, spesso, appartengono, ma l’Ami, Associazione matrimonialisti italiani. Un gruppo di avvocati, insomma, che niente hanno a che vedere con le comunità lgbt, per capirci.

"Chiediamo al ministero per le Pari Opportunità di individuare idonee campagne di sensibilizzazione sociale per porre fine a strumentali e indegne discriminazioni a danno dell’omosessualità – dichiara l presidente dell’Ami Gian Ettore Gassani riferendosi alle discriminazioni di cui di solito sono oggetto i genitori omosessuali quando si parla dell’affidamento dei figli.

Secondo un’indagine condotta recentemente dal Centro studi dell’Ami, in collaborazione con il direttore della cattedra di psicopatologia Forense dell’università "La Sapienza" di Roma, Vincenzo Mastronardi, negli ultimi anni le cause di separazione e divorzio, promosse nei tribunali italiani a causa delle infedeltà coniugali di tipo omosessuale, sono in costante aumento. In particolare, lo studio rivela che il sette per cento dei tradimenti coniugali è a sfondo omosessuale. Secondo Gassani, i riflessi di tale fenomeno si riversano inevitabilmente sul piano della genitorialità. "Troppe volte accade che il tradito – spiega – oltre a chiedere l’addebito della separazione nei confronti del traditore/traditrice, solleva ingiustificate eccezioni sulla possibilità e capacità del coniuge gay di continuare a occuparsi dei figli e di ottenere l’affidamento condiviso degli stessi".

Secondo il presidente dell’Ami, si tratta di "vere e proprie crociate nei confronti dell’omosessualità, come se essa fosse una malattia mentale o un modello altamente negativo per i figli". E la discriminazione più forte avviene, stando a Gassani, in sede processuale ai danni del genitore omosessuale: "La genitorialità non può essere valutata sulla base degli orientamenti sessuali del padre o della madre – conclude – ma deve considerare altri fattori come l’impegno e la capacità di offrire adeguati sostegni morali e materiali alla prole".

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