GLI INTOLLERANTI SONO I GAY

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Grosseto, il sindaco ribatte alle dure critiche di Arcigay sulla bocciatura della legge regionale anti-discriminazione. Ma gli omosessuali non ci stanno e respingono le accuse al mittente.

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GROSSETO – Il voto del consiglio comunale di Grosseto, che nella turbolenta seduta del 27 dicembre ha negato il sostegno alla proposta di legge regionale contro le discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere, ha prodotto un “effetto domino” che cresce di ora in ora. Subito dopo la seduta del consiglio, una nota del presidente Arcigay di Grosseto Davide Buzzetti aveva duramente attaccato la maggioranza di centrodestra. «Voi e la gente come voi – si leggeva nella nota – infanga il nome dell’Italia repubblicana, della democrazia, della libertà, della stessa costituzione che avete tanto nominato, della laicità delle istituzioni, dell’intelligenza oltre che del buon senso.» Anche la consigliera diessina Chiara Daviddi, che aveva avanzato all’ordine del giorno la discussione della proposta di legge, ha speso parole di forte critica nei confronti del sindaco di Grosseto Alessandro Antichi, reo di essersi assentato dall’aula durante la votazione, mentre la sua maggioranza (Forza Italia e Alleanza Nazionale) votava compatta contro la legge. Il sindaco Antichi, proprio in queste ore però – anticipando un prossimo intervento del Presidente della Regione Toscana Claudio Martini – reagisce con durezza alle critiche di Arcigay, sinistra e società civile. «Il tenore delle affermazioni e lo stile delle reazioni – dichiara – dimostra ampiamente che gli autori della nota Arcigay non possono essere considerati interlocutori di un confronto civile. Il mio gesto di astenermi dalla votazione si presta a molte possibili letture, una delle quali è senz’altro l’intenzione di mantenere l’Amministrazione su una posizione neutra rispetto alle questioni di coscienza e dei diversi stili di vita. Le polemiche che ne sono seguite, tuttavia, dimostrano da quale parte stiano i veri tratti dell’intolleranza. Altro infatti è esprimere posizioni di dissenso dall’operato della maggioranza, altro è dare seguito ad insulti gratuiti.»
Al di là di ogni personalizzazione, la replica di Buzzetti e degli ambienti gay giunge a stretto giro di posta: «Quello che è avvenuto in consiglio comunale rimane inaudito e non può non turbare tutti coloro che si richiamano a valori di laicità e di libertà delle istituzioni.»
Da cosa deriva questo turbamento?
Dal fatto che abbiamo assistito ad un duplice atto di aggressione: da una parte l’atteggiamento del sindaco, che è scomparso durante la votazione, dimostrando di voler accettare lo statu quo; dall’altra la mancanza di una seria motivazione da parte del consiglio, che ha rifiutato ogni mediazione sulla proposta.
Tra le motivazioni addotte dal consiglio comunale c’è quella secondo cui le discriminazioni per orientamento sessuale non esistono. Come commenti?
Che chi sostiene queste cose non è in possesso delle informazioni adatte a governare una città. Le discriminazioni esistono e sono pesanti in tutti i settori per la comunità gay e lesbica, specialmente per i più giovani. Lo dimostra il trenta percento di suicidi di omosessuali nel totale dei suicidi di adolescenti. Lo dimostrano le continue telefonate ai “numeri amici” istituiti in Toscana e in Italia. Lo dimostrano le richieste di aiuto che riceviamo giornalmente, oltre ovviamente alle storie di disagio, quasi sempre anonime.
Non ritieni legittimo che un’amministrazione pubblica possa esprimersi negativamente riguardo ad un disegno di legge che incide nelle abitudini dei cittadini?
Dipende dai contenuti. Tuttavia, tralasciamo per un momento questo aspetto. Ti accorgerai che il paradosso di questa storia è che ad oggi il sindaco non ha voluto rispondere alla domanda implicita ed esplicita più importante: primo, perché è stata bocciata questa proposta in consiglio comunale; secondo, qual è la sua posizione al riguardo. Su questo assistiamo, incomprensibilmente e contro ogni regola democratica, ad un perdurante silenzio dal capo dell’amministrazione.
Veniamo ai contenuti. La legge non poteva sembrare eccessivamente calibrata sui bisogni della comunità omosessuale?
No, assolutamente. La proposta che abbiamo avanzato alla Regione è ragionevole e moderata e dal punto di vista comunale non c’era alcun motivo – se non quello appunto di una prevenzione nei confronti degli omosessuali – di rifiutarla. La legge chiede alla Regione di rimuovere alcuni tipi di discriminazione, nella sanità, nel lavoro, nel sistema dei media, senza neppure entrare nel merito della questione omosessuale. Averla rifiutata significa aver rifiutato un principio di libertà, di pluralismo e di garanzia per tutti i cittadini.
Cosa ti aspetti a questo punto dal voto in Regione?
Per quanto riguarda la proposta di legge in Regione sono alquanto fiducioso, al di là delle diverse sfumature che, come in ogni discussione pubblica, emergeranno anche in sede regionale. Confido molto nel presidente Martini e nella maggioranza che lo sostiene. Sono fiducioso sul fatto che la Toscana saprà raccogliere questa sfida, confermando la sua tradizione libertaria e di buon governo.

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