GLI STUDENTI DALLA PARTE DEI GAY

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Sono stati gli unici che nella giornata dei diritti umani si sono ricordati di quelli, ancora negati, degli omosessuali, organizzando a Roma "L'isola che non c'è". Ecco la...

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ROMA. Gli studenti per i gay. Dobbiamo dargliene atto: sono stati gli unici che si sono mossi, nella giornata mondiale dei diritti umani, ricordando quelli ancora negati degli omosessuali. E si sono fatti sentire, organizzando a Roma "L’isola che non c’è", un interessante convegno sul mondo omosessuale. Un dibattito messo in piedi da InCHIOSTRO Rosso (lista politica vincitrice delle elezioni, composta da 25 giovani universitari della Facoltà di Ingegneria di Roma) nell’aula del chiostro, addobbato per l’occasione di "bachecche" con le foto del Gay Pride 2000.

C’erano Imma Battaglia, presidente di Dì Gay Project, e Luca Nitiffi, consigliere comunale e presidente della Commissione Roma Capitale. C’erano gli studenti e i docenti. Non c’erano invece, anche se erano stati invitati, il presidente della Regione Lazio Francesco Storace, che non si è presentato, e il sindaco di Roma Walter Veltroni, che però ha mandato in sua vece l’assessora del comune di Roma Mariella Gramaglia.

Naturalmente l’intenzione era quella di affrontare il dibattito sulle recenti opere di legislazione di Storace, volte ad agevolare le coppie unite in matrimonio e, dunque, a discriminare tutte le coppie di fatto, etero o omosessuali. Ma anche se Storace non era presente, il dibattito è stato molto profondo ed ha affrontato un’analisi critica della società civile in senso lato.

L’assessora Mariella Gramaglia, che si occupa di pari opportunità – e che è dovuta andare via prima dell’inizio del vero e proprio dibattito – ha elencato brevemente ma lucidamente i temi su cui la giunta comunale ha intenzione di lavorare nei prossimi mesi, e che sono poi i punti salienti della lotta omosessuale: servizi (sicurezza contro aggressioni, violenze e minacce; possibilità di mutui, prestiti ed eredità; cura dei cittadini omosessuali anziani), informazione (per lottare ad esempio contro l’opinione radicata che omosessualità sia uguale a perversione e quindi a pedofilia) e cultura (aiuto a famiglie con figli gay).

L’assessora ha dichiarato che secondo la giunta, di cui era portavoce, il terreno su cui sarà possibile ottenere risultati è la Famiglia Anagrafica, che ingloba la diversità delle unioni dei cittadini italiani e che permette un approccio laico molto duttile. E questo perché, nella temperie politica attuale, il registro per le unioni civili omosessuali è forse un vicolo cieco.

Il consigliere comunale Luca Nitiffi, che ha organizzato, insieme alla stessa Gramaglia e alla Battaglia, la serata del 1 dicembre all’Ambra Jovinelli per la lotta all’Aids, ha dichiarato di aver consegnato un progetto per le coppie gay, stilato insieme ad un consigliere dei Verdi e ad uno dei Ds. Nelle sue dichiarazioni si sentiva tutto lo sdegno per la legge approvata da Storace, che lede la libertà di tutte quelle coppie che hanno scelto un modello di unione diverso da quello tradizionale.

Imma Battaglia, col suo impareggiabile stile "guerriero", ha raccontato degli sforzi per organizzare il Gay Pride e ha fatto un confronto tra l’Italia e tutti gli stati europei in cui le unioni civili sono state accettate (Francia, Olanda, Irlanda, Spagna, Danimarca, Finlandia, Svezia, Germania).

Molti ragazzi sono intervenuti e hanno esposto il loro punto di vista, persino un rappresentante di Forza Nuova ha dichiarato che gli omosessuali hanno gli stessi diritti degli altri cittadini (e qualcuno si è decisamente stupito).

Si è parlato del fatto che uno Stato Etico debba riconoscere che la convivenza, oggi, avviene in modo diverso dal matrimonio. Si è parlato di diversità, identità, monodimesionalità, citando Celestino V, Marcuse e Freud. Si è parlato del fatto che la mancanza di diritti dei gay è una negazione anticostituzionale, in quanto nella costituzione italiana i soggetti devono avere pari diritti e non si vede il motivo per cui, pagando le tasse come tutti gli altri, i gay non debbano essere sostenuti come tutti gli altri cittadini. Si è parlato della sensazione di sentirsi menomati benché sani, per il fatto che si viene condannati dalla società perché gay, cioè per una scelta che riguarda la propria sessualità e perciò la sfera più privata di ognuno di noi. Si è parlato del grande e assurdo vuoto di diritti che avvolge i cittadini gay italiani e anche stranieri (vedi lo scandalo disumano dei 52 egiziani incarcerati). Insomma, ieri un bel gruppo di giovani ha riconosciuto che Famiglia non è uguale a Matrimonio, che sono due cose distinte, e che la legge di Storace è assolutamente discriminatoria. Adesso sappiamo che alcuni futuri professori, ingegneri e quant’altro diventeranno, andranno a formare una società sempre più civile, e saranno capaci di affrontare l’eventuale rapporto con dei figli gay in modo migliore di quanto hanno saputo fare i loro (e i nostri) genitori.

di Debora Alessi

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