Google a favore del matrimonio gay e contro la Proposition 8

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Dal blog ufficiale dell'azienda, Sergey Brin spiega perché, per la prima volta, BigG si schiera: "Questa legge avrebbe effetti discriminatori sui nostri dipendenti. Ognuno deve poter sposare chi...

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La ormai famigerata "Proposition 8" californiana sta provocando reazioni da più parti. Dopo Brad Pitt, che ha donato 70 mila euro per finanziare la battaglia che mira all’abolizione della legge che vuole vietare il matrimonio gay, Steven Spielberg che ha seguito l’esempio dell’attore, adesso è il turno del gigante dei motori di ricerca (e non solo). A rendere nota la posizione di Google è stato Sergey Brin, uno dei fondatori di BigG, che sul blog ufficiale dell’azienda scrive: 

^r2"Come azienda Internet, Google partecipa attivamente ai dibattiti pubblici sull’accesso all’informazione, sulla tecnologia e l’energia. Poiché nella nostra azienda trova posto una grande varietà di persone e opinioni – Democratici e Repubblicani, conservatori e liberali, religiosi e non, eterosessuali e gay – in genere non prendiamo una posizione su temi che esulano dal nostro settore, specialmente non su temi sociali. Così, quando la Proposition 8 è apparsa all’orizzonte, era impensabile che Google prendesse una posizione ufficiale su di essa". 

E infatti, orgogliosa e colorata, la comunità dei Gayglers (i dipendenti lgbt di Google) da sempre prende parte ai Gay Pride statunitensi ed europei portando fieri una maglietta con il logo, in versione rainbow, della loro azienda, spesso accompagnati da testimonial d’eccellenza come George Takei, il Capitan Sulu di Star Trek, recentemente convolato a giuste nozze con il suo compagno. Ma è evidente che la situazione è tale da richiedere che BigG una posizione, questa volta la prenda. "Ma – spiega Sergey Brin – sebbene vi siano molti punti discutibili nella Proposition, dall’eccessivo peso del Governo sulla vita degli individui fino ad un testo scritto in modo poco chiaro, sono gli effetti discriminatori e depressivi che la Proposition avrebbe su molti dei nostri dipendenti che portano Google ad opporvicisi pubblicamente".

"Sebbene non si rispetti pienamente l’opinione di chi si trova da una parte e dall’altra in questa causa – tiene a precisare il cofondatore di Google – vediamo la faccenda prima di tutto come una questione di parità. Noi speriamo che gli elettori della California non voteranno la Proposition 8, perché non dovremmo eliminare i diritti fondamentali di ciascuno, quello di poter sposare, al di là della propria sessualità, la persona che ama". 

Che un’azienda del calibro di Google decida di schierarsi così apertamente, la dice lunga su quanto la battaglia si stia facendo agguerrita e di quanto sia alta la posta in gioco. Forse, con queste forze in campo, il fronte che si oppone alla Proposition 8 ha qualche speranza in più di vincere il referendum.

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