GRAN BELLA COSA LA LIBERTÀ

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Sessant'anni dalla Liberazione. Il 25 aprile 1945 ci siamo liberati dalla dittatura. Ma quanto vale la libertà che abbiamo? E quali sono quelle che abbiamo? Quali quelle che...

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E così quest’anno sono sessanta. Sessant’anni dalla Liberazione, sessant’anni di democrazia, più o meno sofferta, ma certo migliore di quanto c’era “prima”.
Il 25 aprile 1945 ci siamo liberati dalla dittatura, e abbiamo inaugurato le duramente conquistata, e ampiamente meritata, libertà.
Certo, se chiedessimo ai polacchi, o ai bulgari, se il 1945 abbia davvero sancito o meno l’inizio della libertà, forse potremmo ottenere qualche rispostina un pochino discordante.
E se lo chiedessimo ai vietnamiti, o agli algerini, o ai kenioti, scopriremmo che per loro il 1945 non è affatto la data dell’ottenimento della libertà, bensì quella dell’inizio della battaglia per ottenerla, combattendo contro quei “liberati” che la libertà non avevano la minima intenzione di darla agli altri.
E anche contro i “liberatori” che non intendevano che la libertà si estendesse oltre al minimo indispensabile che faceva comodo a loro…
Ma che importa? La libertà è lo stesso una gran bella cosa. Tutti la vogliono, e tutti ce la offrono. C’è chi mette in piedi anche un’apposita Casa della libertà, per meglio distribuirla al Paese. In modo che ciascuno di noi che possieda sei reti televisive abbia la massima libertà di dire quello che vuole, per esempio. Che bello…
Libertà“: nessun’altra parola ha mai puntellato quanto questa tirannie e dittature…
In nome della libertà si approvano leggi “patriottiche” per impedire di parlare contro il punto di vista dei difensori della libertà di parola.
In nome della libertà si aggrediscono nazioni, le si occupano armi alla mano, e le si costringe ad essere libere di scegliere di essere libere…
In nome della libertà Israele può tenere cinque milioni di persone prive di ogni diritto civile, e di assassinare per la strada in modo “mirato” e senza processo chiunque ritenga opportuno… e tutto questo perché? Ma perché “è il solo Paese libero di tutto il Medio Oriente”, ovviamente… Infatti i palestinesi possono anche protestare liberamente, se vogliono… Che protestino, che protestino. Sono liberissimi di farlo: e chi lo nega? O libertà!
In nome della libertà noi gay veniamo ammoniti a non chiedere le unioni civili perché noi, ultimo baluardo della libertà della libera unione, non dobbiamo rinunciarvi, dando il cattivo esempio… Lo ha scritto Ida Dominijanni sul “Manifesto”.
Io ho liberamente scritto per comunicare il mio dissenso, dicendo che prima ci si dia la possibilità di scegliere liberamente se essere anche noi (proprio come i nostri concittadini eterosessuali) liberi da sanzioni legali oppure no, poi ne avremmo riparlato… e il “Manifesto” ha liberamente scelto di censurare la mia lettera… Gran bella cosa la libertà di parola. Per Ida Dominijanni, ovviamente.
Anche noi gay, oggi, siamo liberi. Liberi di frequentare locali gay, per esempio. Che potremmo chiedere di più?
Siamo liberi di vivere da velati sei giorni alla settimana e poi sfogarci nel week-end. Pronti a tornare ai successivi cinque giorni di velataggine e doppia vita e menzogne e paura.
Detta così, non è una gran bella cosa, però qualcuno ci obbliga forse a farlo? No, nessuno ci obbliga. Eppure la gran parte di noi lo fa. Lo sceglie. Liberamente.
O libertà!
Siamo liberi. Talmente liberi da poter scegliere di fregarcene di quelle cretine esaltate del movimento gay, che più che esagitarsi non fanno, dando una pessima immagine della categoria con quei Pride lì pieni di transessuali che si pigliano la libertà di andare in giro vestiti da trans, no, dico, da trans veri e propri!
(Salvo accorgerci troppo tardi, se ci aggrediscono o ci licenziano o ci discriminano, che le esagitate avevano ragione…).
Tutto questo perché siamo anche liberi, se vogliamo, di rifiutarci di capire che la libertà non è un diritto ottenuto una volta per tutte, ma una conquista che va ripetuta anno per anno, volta per volta, scelta per scelta.
Perché la libertà, o ce la si merita, o è solo una vuota parola propagandistica, che accompagna e avvolge gli atti dei tiranni.
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di Giovanni Dall’Orto

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