Grazie a New York, l’uguaglianza totale è più vicina

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Mentre in Italia le leggi si ammorbiscono e si annacquano per assecondare la sensibilità cattolica delle gerarchie, la tenacia dei newyorchese ha dato i suoi frutti. E ora...

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Ancora poche ore e per le avenue di New York si riverserà la fiumana festante di uno dei Gay Pride più gremiti e colorati del mondo. Quest’anno però le centinaia di migliaia di cittadini gay (ma anche etero, perché no?) hanno una vittoria davvero straordinaria da festeggiare: l’approvazione della legge che equipara nel loro stato i matrimoni omosessuali a quelli eterosessuali. Una vittoria arrivata ieri sera in maniera repentina durante una votazione seguita sugli schermi di casa, dei bar e delle piazze da un pubblico più interessato che durante la cerimonia di assegnazione degli Oscar.

Fiato sospeso, poi il verdetto: 33 voti favorevoli contro 29 contrari. Questo traguardo epocale è stato raggiunto non senza fatica visto che appena due anni fa, nel 2009, la stessa proposta venne rigettata dal governo di New York. Due anni durante i quali le influenti associazioni politiche gay (le tanto favoleggiate lobby) hanno saputo premere sui deputati repubblicani affinché l’ago delle loro decisioni si riorientasse verso il superamento di questa pesante lacuna politica. Dimostrando che se le posizioni politiche non sono viziate da arroccamenti partigiani e ideologici, le buone idee fanno breccia ovunque, anche tra i più strenui conservatori. A dare manforte in questi ultimi tempi non solo è sceso in campo il presidente Obama che, pur cautamente, sta caldeggiando in tutti gli stati l’equiparazione dei matrimoni ma molto si deve alla serietà e onestà politica del governatore Cuomo.

L’approvazione della legge che era uno dei suoi punti cardine in fase di candidatura si è subito trasformata in realtà a pochi mesi di distanza dalla sua elezione. Questa vittoria nello stato più popoloso dell’unione permetterà quindi anche agli omosessuali di usufruire dei vantaggi politici ed economici che il matrimonio consente portando con sé anche un enorme valore sociale in grado di trasformare culturalmente l’aspetto del paese, cosa che farebbe tanto bene anche a noi.

Da New York infatti il pensiero attraversa l’oceano per approdare in Italia dove sulla questione siamo qui a discutere anche solo della possibilità di avere un confronto parlamentare in un immobilismo che ha ormai ha del grottesco.

Un disegno di legge che da noi si cerca di ammorbidire, impastare, annacquare rimandandone l’approvazione all’infinito per assecondare una presunta sensibilità cattolica che orami prova solo la nomenclatura ecclesiastica, i deputati più servili e una fascia minoritaria di popolazione che ha una visione guercia del significato di solidarietà sociale. E così da dove partì la lunga marcia delle lotte d’uguaglianza per la comunità omosessuale e transessuale ormai più di 40 anni fa, oggi si scende di nuovo nel Village per festeggiare, cantare, piangere e ubriacarsi per quello che era ormai l’ultimo tassello per il raggiungimento di una uguaglianza, almeno formale, tra gay e etero. Si chiude dunque un cerchio virtuoso sul quale sarà più facile muoversi lungo la strada che deve portare ad una totale equiparazione delle diversità. Obbiettivo che non è ancora del tutto raggiunto ma che con questi presupposti non sembra neppure più così lontano.

di Insy Loan ad alcuni meglio noto come Alessandro Michetti

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