Gubbio: polemiche su registro delle coppie

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Proseguono a Gubbio le polemiche dopo il via libera dato dal COnsiglio COmunale al registro delle unioni civili, eterosessualie e omosessuali.

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Proseguono a Gubbio le polemiche dopo il via libera dato dal Consiglio Comunale al registro delle unioni civili, eterosessuali e omosessuali. La proposta di registro, avanzata da Gabriele Tognoloni di Rifondazione Comunista è passata con un solo voto di scarto, ma dovrà ora passare il vaglio della terza commissione consiliare, che dovrà valutare anche i termini della sua efficacia: si partirà probabilmente da alcuni "diritti familiari" da voler estendere alle coppie di conviventi, come sulle graduatorie per l’assegnazione di case popolari e sui posti per l’asilo nido.

Anche a sinistra, non tutti sono compatti nel sostenere la proposta: il "rifondatore" Renzo Menichetti ed Ubaldo Emanuele Scavizzi dei Verdi avevano espresso forti riserve personali, anche di coscienza, sulla proposta di Tognoloni, ma Rifondazione Comunista, dal sindaco Orfeo Goracci al gruppo, ha messo in gioco la disciplina di partito e la compattezza della coalizione.

La Casa delle Libertà dal canto suo promette battaglia. Il capogruppo di Forza Italia-Ccd-Cdu, Nicola Aloia, annuncia la raccolta di firme contro il registro e lancia la sfida al sindaco Goracci: «Siccome ci ripete sempre che lui è il sindaco dei cittadini, abbia il coraggio di sentire come la pensano tutti gli eugubini attraverso un referendum consultivo. Vedrà che bocciatura!».

Si discute attorno al dissenso manifestato di Menichetti e Scavizzi, contrari alla proposta di Tognoloni ma "indotti" a votarla. «Spero di non dover portare la croce addosso per questa decisione. Nella terza commissione, che presiedo, ci sarà modo di chiarire tante cose», ha commentato Menichetti, che si trova nel delicato ruolo di autore di pagine musicali religiose e direttore dei Cantores Beati Ubaldi, il coro impegnato spesso nelle liturgie diocesane. Scavizzi puntualizza: «Ho espresso critiche e non mi sento fuori dalle linee perché nel nostro programma elettorale e di governo quel registro non c’è. Credo poi che sia una banalità, la maggioranza ha ben altro a cui pensare. Se sono uscito dall’aula è solo per evitare una crisi interna».

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