HACKER E E-GAY: VIRTUALE È REALE

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Intervista a |Rha|, omosessuale e 'attivista informatico' (non chiamateli 'pirati') temuto in tutta Italia. Ci fa scoprire i segreti di newsgroup, attacchi a siti, e chat dedicate.

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Chiariamo. Hacker non vuol dire pirata informatico, ma persona fanatica del calcolatore, interessata ad esaminare il codice dei programmi per capirne il funzionamento. Niente di pericoloso di per sè, quindi. Il fenomeno hacker è nato e si è sviluppato con finalità politiche: lotta contro i monopoli software e contro la discriminazione derivante dal censo, lo sviluppo di sistemi di crittografia e antintrusione per rispettare la privacy, la protezione contro i sistemi di controllo e gli spyware, pone in essere azioni di disturbo e di “oscuramento” o “sfiguramento” di siti web di stati, società, organizzazioni che praticano forme di razzismo, di oppressione nei confronti delle minoranze, o che non rispettano i diritti umani¹.
Gli obiettivi dichiarati rimandano ad un “hacktivismo” libertario, ad un movimento che si identifica anche con la sigla “cyberpunk“, legge riviste specializzate (“The Hacker Quarterly“), pubblica siti web (“Chaos Computer Club Hamburg“) e organizza meeting annuali svolti in ogni parte del mondo.
Una storia che non ha niente a che vedere, quindi, con chi fa azioni illegali al solo fine di danneggiamento e disagio, come i propagatori di virus.
Secondo l’ironica analisi antropologica e sociologica di Michelangelo Gherardi (non a caso il nome dell’autore è un alias), “il gay, che è curioso come una gatta, e industriosissimo quando si tratta di conoscere, è stato uno dei pionieri di Internet, fin dall’epoca remota in cui si utilizzavano i modem 14.4 e non esistevano ancora i processori Pentium (…) Veloce come una dattilografa esperta, la finocchia digitale è in grado di conversare contemporaneamente in quattro canali pubblici e in dieci stanze private² “.
Alcuni sono informati-zzati, partecipano ai gruppi di discussione (molto utilizzati i newsgroups di Yahoo!), creano comunità che sono più o meno virtuali. Oltre ad essere luoghi di dibattito, i newsgroups sono una miniera di informazioni tecniche difficili da reperire nei luoghi ufficiali: è il caso di Queer-it, “la mailing list gay italiana, realizzata e gestita da volontari/e sparsi per l’Italia”.
Va da sé che l’anonimato garantito dal media non poteva essere ignorato, con lo schermo che fa da schermo³, l’e-gay chatta con riservatezza e scopre, conoscendo la macchina e i suoi linguaggi, anche se stesso.
Tutto questo per dire che non è improbabile conoscere ragazzi gay esperti del computer e scoprire di avere di fronte veri hacker professionisti.
|Rha|, 23 anni, campano, che si definisce “appassionato di intrusione informatica e di freeking”, re dell’open source, è considerato dagli amici “un piccolo genio del pc” e dai nemici “un piccolo mostro che non valeva la pena inimicarsi”. Gestisce network e siti web nazionali di cui preferisce non parlare, “per evitare casini…”, dice.
«A differenza di quanto si possa credere, tutto è diventato una moda e purtroppo una pratica utilizzata per scopi personali. Alcune persone sono contattate da aziende leader nell’informatica per dar fastidio ai concorrenti».
Puoi spiegarmi meglio questo concetto?
È un discorso molto semplice: il mio server concorrente ha troppi clienti e quindi lo sfascio.
Il nickname con il quale ti identifichi è imprigionato tra due sbarre verticali, un caso?
No, ad essere onesti è nato tutto per gioco. C’è stato un periodo in cui mi credevano inattaccabile, incrollabile, questo soprattutto su IRCnet (uno server più usati al mondo per chattare n.d.r.) sembrava che vivessi in una specie di gabbia informatica, quei trattini identificano una sorta di protezione.
Come hai iniziato ad utilizzare Internet e come sei diventato hacker?
Mi piace molto chiacchierare. Ho chattato 7 anni su IRC e almeno 8 su Internet. Poi la curiosità, il fascino di figure quasi mitologiche che c’erano all’epoca, mi riferisco ai nickname che solo a sentirli nominare suscitavano apprensione… insomma, volevo essere come loro! Ho conosciuto le persone giuste nell’ambiente e ho imparato un po’ da loro… e un po’ da solo.
Quanti hacker ci sono in Italia?
Il numero è incalcolabile perché non esiste una stima ufficiale, è un mondo sommerso. Non si può mai dire… Spesso si lavora in gruppi e ci sono anche intenzioni nobili come quelle del team ‘White Angel’ che combatte la pedofilia senza scopo di lucro, semplicemente per una questione morale. Sono talmente tanti che sono diventati una forza.
Ma chi sono gli hacker?
Persone che nella vita magari non sono in grado di affermarsi, di imporsi e che nella Rete danno libero sfogo alla loro smania di dominio. È capitato anche me. Tendenzialmente le persone che si creano questo ruolo sono molto solitarie, a livello fisico intendo, personale, anche perché i gay hanno più difficoltà a conoscere un partner. Può nascere così un personaggio irascibile, cattivo, magari violento, tra virgolette. È anche la voglia di darsi un tono, di sentirsi importante, essere temuti e venerati. Poi scopri invece che le persone più terribili sono agnelli da pascolo e il loro ‘hackeraggio’ è anche, come dicevo, una sorta di volontariato.
Esiste una gerarchia tra di voi?
La vera gerarchia, almeno in una chat, è quella di saper dominare anche a livello psicologico. Non è solo la questione di avere una chiocciolina e quindi il potere.
Puoi spiegare ai visitatori di Gay.it quanto vale una @ ?
Sulla rete IRCnet è il simbolo distintivo che permette di gestire il canale, la condizione favorevole e insieme l’autorevolezza, di dare una serie di comandi particolari come estromettere utenti, ad esempio, cambiare il topic (l’argomento del dibattito n.d.r.), chiudere il canale stesso o proteggerlo con una password. Oltre a queste possibilità che hanno solo alcuni proprietari del canale, un bravo owner, ci deve saper fare, deve saper amministrare i propri canali senza inimicarsene altri simili, perché molti channels hanno in comune un territorio di competenza, un tema di discussione o tutte e due le cose, vedi #gaycampania, #gayitalia, #gayteenit… ecc..
Divi & divine: cosa si prova a saper sfruttare tutte le potenzialità di un mezzo incredibile qual è Internet?
Il mezzo in sé non ha potenza, è un qualcosa che sta nelle tue mani, senza la tua mente è nulla. Tutto sta nella propria costruzione mentale, la sensazione è paragonabile a quella di avere la famosa chiocciola in chat, ti senti un dio!.
Quante sono le donne che si dedicano all’hacktivismo?
Per la mia esperienza personale, sono più gli uomini che si danno da fare. Le poche donne che si impegnano in questo ambiente sono altrettanto brave. Voglio citare due esperte di ‘guerre’ su IRC: Marhyan e Ilr, due forze. Purtroppo non ricordo bene come si scrivono i loro nick, graficamente intendo; è più di un anno che non chatto….
Per quale motivo?
Poi alla lunga scoccia, tendi a conoscere tutte le risposte alle domande che ti poni. I discorsi in chat diventano banali e c’è tanta voglia di realtà. L’utilizzo che ne faccio, adesso, è quello di beccare tutti i miei amici in una botta sola senza spendere un patrimonio.
Mi racconti un aneddoto che riguarda la tua vita “chattosa” ?
Ricordo una donna, di cui non posso fare il nick, con la quale ho chattato per molto tempo, avevamo fatto anche delle cose insieme; bene, ero convintissimo che fosse un uomo, perché era molto tenace, di un’irruenza e un modo di fare che onestamente non mi aspettavo da una donna. L’ho conosciuta in un bar, mi sono dovuto ricredere. Era pure carina!.
La chat, in fondo, è anche un gioco.
Ma sì… A proposito di giochi di ruolo: per circa 2 anni mi sono spacciato per una donna, adulta, sui 40 anni, che dava consigli in modo molto cinico. ‘Hai problemi col tuo ragazzo? Tradiscilo!’ e giù con questo tono. Ero anche molto ‘omofoba’, avevo caratterizzato il personaggio con una paura e un odio nei confronti degli uomini incontenibile. Magari dicevo una parola carina ad una donna mentre evitavo di scrivere cose simili agli uomini. È stato molto divertente.
Un passatempo comune sul quale può cimentarsi un hacker in erba?
Provate ad inviare un’e-mail ad un amico, ad un’amica, dal server in cui sei entrati. Ad esempio, introducetevi nel sito vivainternet.net (che non esiste) e inviate una e-mail da nomescelto@vivainternet.net Un qualcosa di più complesso è sostituire interi siti con altri artefatti. Di solito ci si adopera per una forma di protesta oppure per gioco, appunto, semplice sarcasmo. Per quanto riguarda l’attacco alle macchine, si impara prima come proteggerla. Si deve studiare bene il mezzo per scoprire i suoi punti deboli.
Esiste una comunità di hacker?
Si tratta piuttosto di gruppi che si incontrano e si scontrano per dimostrare a se stessi e agli altri che sono potenti. Tendenzialmente, all’interno di questi gruppi, c’è uno pseudo capo, oppure uno o più capi, molto legati tra loro. Se attaccano l’ultima ruota del carro, si mobilitano tutti per difenderla. Sarà il bisogno di famiglia che è molto forte… Spesso queste persone non si conoscono perché, giocoforza, vivono in nazioni diverse del mondo. Ma possono abitare e connettersi anche gli uni sotto casa degli altri, non si può mai dire… Solitamente esistono clan più grandi, in cui i membri hanno competenze specifiche, ed altri più piccoli.
Ci sono livelli di “hackeraggio” ?
No, non esiste una terminologia universale che distingua le capacità, non ci sono gradi. Ogni gruppo ha il suo modo di definirsi.
Come vedi il panorama attuale? Quali sono gli obiettivi degli hacker moderni?
Sono sotto gli occhi di tutti i numerosi attacchi alla Microsoft che detiene il monopolio su quasi tutti i software. Sistemi operativi come Linux o Unix, non pagando i diritti alle majors, perché si affidano alla condivisione delle conoscenze pubblicando i file sorgente, mancano ancora di molti programmi. Mi sembra un buon motivo per incazzarsi.
Il decreto Urbani cosiddetto “salva cinema” prevede sanzioni amministrative e penali per chi condivide materiali protetti da copyright tramite servizi di file-sharing come KaZaA o WinMX…
Effettivamente ci sentiamo tutti un po’ sotto controllo, quasi spiati. E noi, per natura, siamo contrari ad ogni tipo di controllo! Programmi come KaZaA e WinMX non crolleranno, semmai si creeranno altri software per aggirare il decreto. Morto un papa se ne fa un altro!.

¹ Teresa Numerico e Arturo Vespignani (a cura di), Informatica per le scienze umanistiche, Ed. il Mulino http://www.mulino.it/edizioni/volumi/scheda_volume.php?vista=scheda&ISBNART=09295-1
² Michelangelo Gherardi, Leggere attentamente le avvertenze (e le modalità d’uso), Ed. Fabio Croce http://www.edizionicroce.com/offside-leggere.htm
³ cfr. Maurizio Palomba e Giuseppe Martino, Chat to Chat, La comunicazione on-line. Esperienze della comunità gay, Ed. Kappa http://www.aiutogay.it/libri.html

di Pasquale Quaranta

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