HO VOGLIA DI DESTRA

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Manca in Italia chi fa militanza gay partendo da una visione "di destra". Esaminiamo GayLib, il caso Mattiello, la storia femminista. Punto per punto: cosa manca, cosa c'è.

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Come gay dichiaratamente di sinistra trovo che il panorama politico gay italiano abbia un grosso limite.
Gli manca la destra. Tanto.
Non parlo ovviamente di “Gay Lib“, che nel suo piccolo (troppo piccolo, ahimè) il suo dovere lo fa, tant’è che m’irrita spesso per le sue prese di posizione troppo… appunto, di destra.
Parlo della mancanza di un’area del movimento gay in cui le persone facciano militanza a partire da una visione del mondo e una filosofia cosiddette “di destra”.
Dopo tutto, in ogni società esiste sempre una parte che tende a vedere le cose “da destra”, e un’altra che tende a vederle “da sinistra”. Non si capisce perché mai solo la parte gay della società dovrebbe fare eccezione.
Eppure, dei gay di destra non c’è traccia, tolte non più di cinque-persone-cinque: sempre le stesse.
Dunque, una realtà gay liberata e liberante è davvero pensabile solo con gli strumenti mentali e culturali della sinistra? Personalmente non ho esitazioni a rispondere di : è il mio punto di vista. Ma poiché i gay di destra sostengono che questo punto di vista è fallace, mi aspetterei allora di vedermi smentire con una proposta di realtà gay liberata e liberante, ma costruito con gli strumenti mentali e culturali della destra.
Di tutto ciò, però, in Italia, non c’è traccia.
Oggi un gay di destra si definisce tale solo perché è contrario a ciò che vogliono i gay di sinistra.
Ma vai a sapere cosa voglia lui: se la visibilità è “ostentazione”, i Gay Pride “pagliacciate ributtanti”, le leggi antidiscriminazione “vuote chiacchiere di comunisti”, la laicità un “calare le brache davanti al terrorismo islamico”… alla fine, cosa cavolo vuole? Per che tipo di società gay lavora?
Mistero…
Eppure all’estero esistono personaggi e movimenti gay di destra che mi mostrano che, volendo, un gay di destra un contributo potrebbe anche darlo. Volendo.
Un Andrew Sullivan, ad esempio, è irritante e fazioso come qualunque gay di destra, ma almeno è visibile, orgoglioso, e vuole non i Pacs, bensì niente di meno del matrimonio gay. Perché? Perché ritiene, da bravo gay di destra, “che la famiglia sia la cellula fondamentale della società, quindi non è pensabile escluderne il 5% della popolazione”.
Il ragionamento è perlomeno bizzarro, anzi contorto… ma ve l’immaginate voi l’Italia se a destra avessimo gruppi di gay dichiarati, scatenati all’attacco per chiedere il matrimonio gay sia pure, bizzarramente, in nome della promozione della famiglia? Wow!
Invece quel che abbiamo, in Italia, sono personaggi come quel Dario Mattiello, licenziato da un senatore di An perché fotografato in un luogo gay, che mentre sta descrivendo la discriminazione che ha subito come un “trauma terribile”, che “assolutamente non capisce”, aggiunge giulivo a proposito del caso Buttiglione: “Io penso che Buttiglione abbia distinto tra il piano morale personale e quello politico. Non posso togliere a Buttiglione il diritto delle sue opinioni e non credo che sarebbe stato un commissario bacchettone. Credo che su quella vicenda Ferrara non abbia torto”.
La domanda che nasce leggendo questa dichiarazione è: “Ma quello lì c’è, o ci fa?”.
Buttiglione è stato bocciato perché favorevole alla discriminazione lavorativa dei gay, Mattiello è lì che sta frignando su quanto sia ingiusto che l’abbiano discriminato, eppure che fa? Condanna la bocciatura!
Ma se il livello intellettivo dei gay di destra è questo, cos’abbiamo da sperare?
Io temo che tanto masochismo si spieghi solo col fatto che i gay di destra non hanno mai affrontato (per un ritardo culturale che deriva dal loro essere di destra) il problema di conciliare appartenenze al mondo gay e ad una parte politica, quale che sia.
Intendiamoci: anche la sinistra gay ha avuto questo problema, quando è nata. La risposta dei partiti di sinistra post-comunista di fronte alla questione glbt è infatti sempre stata proporre l’equivalente gay delle famigerate “commissioni femminili” degli anni Cinquanta, tentando di neutralizzarci in questo modo. E infatti alcuni dirigenti Arcigay oggi sembrano grigi apparatciki diessini, dai quali è inutile aspettarsi anche solo un flebile dissenso per il gran poco che la sinistra pare capace di fare in campo glbt. O per cambiar partito, da certi gruppi dei Glo, la “commissione femminile” frocia di Rifondazione, non ricevo mai nessuna comunicazione se non per parlare di Chiapas o di commercio equo e solidale… Di froci, mai!
Eppure questi atteggiamenti addomesticati hanno il loro limite invalicabile in un movimento gay “di sinistra” che non ha paura di attaccare la sinistra quando fa stronzate con i gay (e ne fa). Si pensi solo al World Pride, che spinse Amato a dire che “purtroppo” la Costituzione gli impediva di mandare i cosacchi a cavallo a darci ciò che meritavamo, per avergli rotto le uova nel paniere del suo inciucio col papa… Che volete: noi froci rossi non abbiamo rispetto di nessuna autorità…
Viceversa, la destra gay oggi è ancora troppo supina alle direttive dei partiti. Il suo scopo non sembra portare la questione gay nella destra, bensì portare il modo di pensare nella destra all’interno del mondo gay. E siccome il pensiero di destra italiano è pesantemente omofobo, è facile immaginare quale calorosa accoglienza trovi tale tentativo…
I “gay di destra” in Italia sono insomma ancora troppo “di-destra” (al punto da essere spesso omofobi essi stessi), e troppo poco “gay” (molti di loro rifiutano con orrore il nome stesso di gay).
È palese che finché le cose saranno così, servirà a poco che i gay di destra strillino come ossessi di non sentirsi “rappresentati” da quelli di sinistra. Eeeh, calma, forse che qualcuno vi obbliga a farvi rappresentare da noi? Scendete in piazza coi vostri gagliardetti neri, andate ai convegni di partito, come facciamo noi “rossi” da trent’anni, ponete la questione gay in prima linea… e vedete se ottenete voi qualcosa per noi tutti.
Perché da un lato è scemo gongolare per il fatto che i gay di sinistra non siano riusciti a far fare passi avanti alla causa gay in cinque anni di governicchio ulivista, quando poi tre anni di governaccio di destra ci han fatto fare disastrosi passi indietro, comprese le prime leggi d’esplicita discriminazione delle persone glbt mai approvate nella storia italiana (neppure il fascismo lo fece!). Non capisco quindi tanto godimento per qualcosa che poi (il caso Mattiello insegna) si ritorce contro tutti, “privilegiati” inclusi.
Dall’altro lato esiste una serie di valori comuni del movimento gay che, non essendo né di destra né di sinistra, possono essere promossi anche da destra, con vantaggio di tutti.
Si tratta per esempio:

  • dell’identità gay, ancora vacillante in questo Paese di bisex e nonvogliodefinirmi;
  • della visibilità gay, dirompente nella patria dei velati in cui viviamo, e
  • dell’orgoglio gay, toccasana contro vergogne e sensi di colpa che caratterizzano la maggior parte dei froci italiani.

Non sarebbe bello se per una volta fosse la destra a conquistare questi obiettivi, per tutti noi?
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di Giovanni Dall’Orto

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