HO VOGLIA DI SINISTRA

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La destra è omofoba? Vero, ma la sinistra se ne frega. In risposta all'articolo sulla destra gay di Giovanni Dall'Orto, il presidente di GayLib respinge al mittente le...

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Quando qualche anno fa Gianfranco Fini dichiarò che non si sarebbe dovuta dare la possibilità di insegnare ad un omosessuale, si levò unanime la condanna del movimento omosessuale. Non si trattava però del solito muro della sinistra contro il muro della destra, in quanto la novità, colta ampiamente dagli organi di stampa, era rappresentata dal grido dei primi gay di destra, magari iscritti allo stesso partito di Fini, che raccoglievano il coraggio e le forze per protestare.
Era iniziata una piccola ma interessante nuova forma di lotta di liberazione gay: la sensibilizzazione della destra fatta dal suo interno.
Da allora GayLib, l’associazione che rappresento, è aumentata numericamente ed ha messo alle sue spalle risultati positivi ed obbiettivi mancati. È un’associazione alla quale si iscrive chi ne condivide le idee e vuole impegnarsi attivamente nella politica in quanto gay di destra; non ci sono affiliazioni di locali o servizi vari in contraccambio: si riceve solo un “grazie”, ed a volte neppure quello.
Ciò per rispondere al frivolo articolo di Giovanni Dall’Orto Ho voglia di destra, nel quale l’autore di ControVerso perde la sua proverbiale obbiettività, dote riconosciutagli da tutti, e si regala ad una destrofobia che rasenta il risibile.
Già, perché quello che si coglie dal suo scritto è un altisonante ringraziamento alla dea Ragione per l’esistenza dei gay di destra, senza i quali neppure lui potrebbe sentirsi un gay di sinistra. È felice, Giovanni, dell’esistenza di quelle “cinque – persone – cinque”, altrimenti, volendo scrivere un articolo a tutti i costi, avrebbe dovuto trattare dell’immobilismo e delle contraddizioni della sua parte politica circa la causa gay.
Perché se è vero che in Italia esiste una destra contraria ai nostri diritti, è anche vero che esiste una sinistra che, de facto, se ne frega altamente.
Il centrosinistra è stato al governo sei anni nella passata legislatura, e cos’hanno ottenuto i gay? Niente. C’è voluto un sindaco di destra per dare ad Arcigay una prestigiosa sede a Bologna a costo zero. Ci sono volute le amministrazioni di destra per dare i patrocini ai gay pride. Ci sono proposte di legge per il riconoscimento delle unioni civili promosse da esponenti di destra ed a Bolzano il registro comunale per le unioni civili è stato approvato con quattro voti favorevoli di Alleanza Nazionale, nonostante il voti contrari della Margherita. Magari, se ne stupisca Dall’Orto, qualche gay di destra si è dato da fare per sensibilizzare i propri colleghi di partito.
È tuttavia sbagliato perdersi nella sterile polemica di chi è meglio o di chi è peggio: io sono il primo a riconoscere che il centrosinistra è anni luce più avanti, in termini di dialettica, sulla questione gay rispetto al centrodestra. Val tuttavia la pena di ricordare, anche all’autore di ControVerso, che il problema del riconoscimento dei diritti dei gay non è circoscrivibile alla destra, ma nell’opposizione del mondo cattolico, guarda caso politicamente trasversale. Il compito dei gay di destra è quello dialogare con la parte laica del suo schieramento, perché in Parlamento contano i numeri, ed il centrosinistra da solo non li avrà mai.
Un gay di destra è tale perché crede nelle sue idee politiche di destra e, nonostante ciò, non si vergogna di essere omosessuale. Anzi, si rimbocca le maniche e si butta nella mischia, cosa che non tutti i gay di sinistra sono disposti a fare. Dall’Orto tuttavia ridicolizza il gay di destra e sostiene che uno sceglie di esserlo solo contrarietà a ciò che chiedono i gay di sinistra. Demonizza, ma mente sapendo di mentire: egli stesso conosce il buon rapporto che lega GayLib a tutte le associazioni omosessuali italiane e, siccome il nostro nemico è fuori, non dentro il movimento, possiamo garantire di essere stati i primi a parlare di “matrimonio gay” e di aver sempre combattuto per l’introduzione dell’istituto delle unioni civili. Mi chiedo quindi in quale occasione i gay di destra si siano opposti alle richieste del movimento gay, specie se si tiene conto che neppure il mondo omosessuale di centrosinistra è univoco sulla richiesta dei diritti.
GayLib condanna le “pagliacciate ributtanti” dei Gay Pride? È vero. Secondo noi i Gay Pride dovrebbero essere fatti in stile di lotta sindacale, non come spettacoli discutibili nei quali pochi si riconoscono. Tuttavia, ed anche qui Dall’Orto tralascia meschinamente la sua riconosciuta obbiettività, egli non dice il nostro vero e più importante motivo di protesta nei confronti della simbologia presente ai gay pride: le molte immagini del volto del “Che”, persona che arrivò ad ideare i campi di concentramento per internare migliaia di omosessuali e la Falce e Martello, simbolo di un paese comunista nel quale non meno di cinquantamila gay furono mandati a morire nei Gulag. Allora, dico io, perché non portare la svastica e gridare “Heil Hitler”, al Gay Pride?
Dalla padella alla brace: Giovanni Dall’Orto si straccia le vesti per il caso Buttiglione e per Mattiello, a suo dire licenziato in quanto omosessuale dal senatore Fisichella di An. Tralascia però un fatto assai più grave: Nichi Vendola, deputato di Rifondazione Comunista, ha dichiarato più volte di essere stato discriminato da Massimo D’Alema in quanto omosessuale e di essersi così visto allontanare la candidatura alla carica di governatore della regione Puglia.
Cose del genere dovrebbero far urlare allo scandalo il movimento omosessuale, ma Giovanni Dall’Orto se ne sta prudentemente zitto zitto e magari ritira fuori l’aria fritta e strafritta di Buttiglione, come se GayLib non avesse applaudito alla sua bocciatura.
Forse nel tentativo di non passare per uno sprovveduto ammette che anche la sinistra italiana, dopotutto qualche disastro combina. E si rifà solo ed unicamente al celeberrimo “purtroppo” di Amato, sparato ormai cinque anni fa in occasione del Worl Pride di Roma.
No, caro Giovanni, anche quella è aria ultrastrafritta: gli ultimi dieci anni sono pieni di gaffe e di esternazioni strampalate degli esponenti di sinistra sulla questione gay e davvero mi chiedo quale opportunità avranno gli omosessuali italiani qualora il prossimo governo sia di sinistra. Prodi pro gay? Ma non diciamo sciocchezze. Rutelli? Tutta la sua “Margherita” si sta distinguendo per voti contrari alla causa gay in tutte le amministrazioni locali. D’Alema? O Nichi Vendola dice le bugie, o le dice Massimo D’Alema.
Ultimo punto che voglio toccare è quello della visibilità, dal momento che nel suo articolo Giovanni Dall’Orto sostiene che i gay di destra sarebbero contrari alla visibilità in quanto ostentazione. È falso. I gay di GayLib sono tutti visibili perché convinti di dare un esempio importante anche agli altri omosessuali e soprattutto perché per fare politica e dialogare con i personaggi politici è indispensabile metterci la faccia. Il concetto secondo cui la visibilità sarebbe ostentazione, è patrimonio del perbenismo o dell’ignoranza, non della destra in quanto tale. Ho visto assai più gay di sinistra rifarsi a tale concezione, mi creda. Se poi si pensa alla clamorosa apertura di Cecchi Paone
La verità è che in Italia il cammino per noi gay è ancora lungo ed inviterei i vari Dall’Orto a non cercare ed a non creare momenti di divisione e di spaccatura del movimento. Che noi di GayLib siamo cinque o cinquanta o cinquecento non ha importanza: per lottare come gruppo basta essere in due volonterosi, capaci, obbiettivi e soprattutto non disposti a scendere a nessun compromesso.
Un gay di destra denuncia l’omofobia e l’ignoranza della destra, come pure l’immobilismo e l’ipocrisia della sinistra. Vorrei tanto che anche chi è di sinistra facesse altrettanto.

di Enrico Oliari

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