I CORPI DEL REATO

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Seconda parte dell'inchiesta sulla prostituzione: parlano i sex-worker. Pessimi affari per Ornella a Termini. Meglio per Pedro, che lavora a casa e guadagna bene. E sogna di innamorarsi...

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Clicca qui per la prima parte dell’inchiesta.

Stazione Termini, Roma, serata invernale. Cartoni ammucchiati in un angolo sull’asfalto. Sembra la scena di un film. Martina, in attesa di clienti. Minigonna albicocca, stivali altissimi neri e una T-shirt fosforescente, giubbotto jeans sopra, fa freddo, ma lei sta dritta ai bordi del marciapiede. Di notte il grande piazzale antistante alla stazione centrale di Roma è deserto. In cinque ore ha guadagnato 40 euro e non si vede una macchina, in giro solo qualche sbandato con una bottiglia di birra in mano.

«E’ così quasi da due anni, da quando sono iniziate le retate. Se stai sola e non ti mescoli con le africane hai qualche probabilità di lavorare un po’, anche i clienti sono più diffidenti, hanno paura di essere colti sul fatto. Il lavoro è calato almeno del 50% rispetto a ieri.»

Cambio zona, quartiere Flaminio, seguo Ornella, Mario C. per l’anagrafe, nel monolocale semibuio. Una ventata di odori forti mi aggredisce le narici entrando in casa. Luci soffuse, una tenda rossa e un faretto puntato proprio sul letto, nulla più. Arredamento minimalista potremmo dire. Ornella ha trentadue anni, i capelli lisci neri, una sottoveste di seta e calze a rete. Mi offre un caffè, spiegandomi con fare voluttuoso di grandi labbra dipinte che «a Roma il peggio è passato. Fino a poco tempo fa l’offerta era maggiore della domanda, ti ricordi i Vehados? Ma non solo, c’è stato il boom delle albanesi, delle nigeriane, sale massaggi che ingaggiavano solo clandestine, allora i controlli erano un continuo anche negli appartamenti. Oggi va meglio. Si lavora bene: 50 euro per mezz’ora, altrimenti di più.»

Lo sai che vogliono cambiare la legge sulla Prostituzione?

«Non l’hanno già fatto? Si quella cosa per ripulire le strade. Io sono stata favorevole, le retate sulle strade fanno bene agli affari. I clienti poi se le strade sono pulite sono costretti a venire da noi negli appartamenti. Il resto a me non interessa».

Due facce della stessa medaglia, i due estremi del mercato del sesso a Roma, febbraio 2003: prostitute di strada sorvegliate a vista dalla legge, prostitute d’appartamento che vivono e lavorano senza legge. Purtroppo dopo le rilevazioni relative al 1998-2000 effettuate dal Parsec sulla prostituzione extracomunitaria di strada non esistono dati più recenti. E’ difficile misurare l’effetto delle retate del 2002 sulla popolazione presente sulle strade dalla fine del 2000. Ma secondo i dati riportati dall”Eurispes, Rapporto Italia 2003, è lecito stimare che questa non dovrebbe superare una cifra oscillante tra le 13.000 e le 18.000 unità.

Durante tutto il 2002 l’annus mirabilis, anche la prostituzione al chiuso – valutabile intorno alle 30.000 unità, con un 20% di presenze extracomunitarie – viene perseguita dalla polizia con notevole impegno; per le prostitute clandestine c’è l’espulsione o il rimpatrio, per le straniere con permesso di soggiorno c’è la revoca immediata, si chiama operazione “Alto impatto”.

Ma il mercato della prostituzione viene troppo spesso rappresentato e attribuito solo al genere femminile, dimenticando tutti gli altri operatori del settore: neo-donne (transessuali e travestiti), uomini per uomini, uomini per donne e donne per donne. Cambiano i luoghi ma a esercitare il mestiere più antico del mondo non sono più solo le donne e in realtà non lo sono mai state.

Pedro ha 28 anni, è venezuelano, pantaloni aderenti elasticizzati, camicia aperta sul davanti, una corporatura perfetta: «Vado due volte a settimana in palestra, se ti rovini il corpo non lavori più. Questa è un’attività che puoi fare per poco tempo, come quella dei calciatori, appena ingrassi o invecchi, non ti entrano più i soldi necessari per vivere, e allora o hai messo da parte un bel po’ o sei nei guai.»

Non sa molto Pedro, della nuova proposta di legge sulla Prostituzione, ma conosce la Bossi-Fini. Verrà istituito il reato di prostituzione, lo informo: «Per quelli come me cambia tutto e niente, ci sono alcuni di noi che sono convinti che questo reato già esista. Quello che non trovo accettabile è l’espulsione, io non rubo ai clienti, lavoro, esercito in casa mia e non dò fastidio a nessuno.»

Ti hanno mai colto sul fatto?

«Si per strada, stavo andando in un locale, a volte lavoro un po’ nei privè. Di gente in strada ne gira veramente poca, se voglio guadagnare qualcosa devo andare dove c’è possibilità di incontro e di scambio, non mi hanno espulso, però ho pagato una multa salata, l’incasso di una notte di lavoro, un calcio in pancia e due giorni al fresco»

Vuoi dire che ti hanno arrestato? E con quale accusa?

«Adescamento e favoreggiamento reciproco.»

Perché ti prostituisci?

«Che razza di domanda mi fai, perché non chiedi a chi viene a cercarmi perché lo fa? Se poi cerchi cose sulla mia storia c’entra molto il posto da cui vengo. Prostituirsi non è l’unica strada, ma non è un reato. E’ una scorciatoia per guadagnare alla giornata, i clienti poi me li scelgo. All’inizio è stata dura perché non conoscevo nessuno, adesso la mia agenda è piena di numeri fissi che chiamo regolarmente e che mi chiamano regolarmente: politici, attori, uomini in carriera, anche registi, mi sono guadagnato il posto di comparsa in più film, anche lì il guadagno è alla giornata, ma ci si diverte di meno. Vado anche con le donne, si, ma non mi capita quasi mai, lo faccio a prezzi altissimi e quando proprio ne ho necessità, con loro è lavoro, sono attento al minuto e al secondo, con gli uomini è diverso, spero ogni volta di innamorarmi e di cominciare una relazione stabile.»

Colle Oppio di giorno è sempre frequentato da bambini che giocano nel parco e da cani che corrono seguiti a vista da signori e ragazzi con il giornale sotto il braccio. Di notte lo scenario cambia, si può scavalcare il cancello, entrare ed assistere allo spettacolo. Questo è un luogo di battuage riservato agli uomini, le donne qui non si avvicinano, non rientrano nella domanda e neanche nell’offerta.

Valery ha 26 anni, ha iniziato per gioco, studia, è iscritto all’università, Sociologia. I genitori mandano i soldi una volta al mese ma per la vita di Valery non bastano. «Ci compro a malapena i vestiti e le scarpe con quello che mi mandano loro.»

Viene dalla Calabria Valery, ha diviso per anni la stanza con un amico che ogni tanto si prostituiva. «Sono passato dalla provocazione alla prostituzione, ma ti assicuro che è successo tutto con grande serenità e divertimento. Guarda non credevo che per divertirmi avrei potuto guadagnare anche dei soldi, non ci pensavo. Ora dipende da chi ho davanti, se lui mi piace chiedo solo 40 euro, o magari niente se sono in vena, altrimenti se il cliente non mi piace sparo delle cifre altissime, mi serve a selezionare la domanda.»

Non c’è un filo di riserbo nel suo parlare, diretto, esplicito, concreto.

«Io credo che un grande amore può durare anche una notte. Ricordo che negli anno ’80 quando c’è stato il boom, i trans come me erano una vera e propria novità. Rappresentavamo veramente la Differenza Degenere. Mi è capitato di essere pagato solo per masturbarmi davanti ad un altro uomo che voleva vedere il mio corpo da donna. Non rinuncerei mai al mio sesso, è quel qualcosa in più che piace agli uomini, guardano con avidità il mio corpo femminile ma vogliono essere posseduti e possedere un uomo. Li eccito. Con me tutto è lecito. Con le mogli, si molti sono sposati e con figli, con le mogli non possono fare tutto, non senza inibizioni. E poi scusa uno come me, che è evidentemente una neo-donna, secondo te può trovare lavoro in una società come la nostra?»

Mi avvicino a Stefano, in arte Narciso. Lui ha una clientela maschile molto variegata, dallo studente all’imprenditore che con la scusa di portare il cane fuori la notte si ferma un’oretta in sua compagnia, ma non sempre va così bene. «Per me è una scelta, quando mi va lo faccio poi magari interrompo per un po’, se ho una relazione stabile non vengo mai qui. Ma poi finisce e io ricomincio. Mi è capitato di trovarmi anche in situazioni pericolose, va bene l’avventura ma quando è troppo rischiosa bisognerebbe saper dire no. Il marchettaro più pericoloso è quello straniero, dell’Est, c’è stata un’ invasione. Quelli sono rabbiosi e poi vivono nella clandestinità, lavorano a cottimo e spendono tutto per bere e per… fare. Sono maschi emarginati come un po’ lo siamo noi, ma con una forma di omofobia che spesso li spinge ad avere incontri occasionali brutali, ti lasciano per terra, e l’indomani sei tutto un livido».

Questi sono i corpi del reato ma l’offerta è assai ricca e variegata. “AAA.Massaggiatrice”, “astrocartomante”, “casalinga inquieta”, “studentessa ingenua”, “accompagnatore distinto” e “severo padrone” che possono contendersi il loro sex worker a pagamento, con i maschi omosessuali. Ed è stata proprio l’assoluta incertezza e ambiguità legale che domina gli scambi sessuali a pagamento, così come la repressione sulla strada, a favorire un’ingegnosa diversificazione dell’offerta.

Fino ad arrivare all’istituzione dell’Anonimaclienti che esprime il suo dissenso alla Legge sulla Prostituzione perché il sesso a pagamento è un diritto per chi lo vende e per chi lo compra.

Clicca qui per la prima parte dell’inchiesta.

di Monica Giovannoni

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