I GAY A PUTTANE

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Tempi duri nel Lazio. Storace, il governatore della Regione, continua la sua crociata moralizzatrice e calpesta leggi, diritti, Europa. E Veltroni cosa fa?

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ROMA. Francesco Storace, presidente della Regione Lazio, continua la sua crociata in favore delle radici cristiane.

Forti segni di cambiamento stanno sconquassando la Regione Lazio "governata" da Storace e dalla sua Giunta, che fa sapere a chiare note di non ritenere "normale" il comportamento omosessuale e di non gradire affatto l’autodeterminazione femminile.

Nonostante in Italia ci siano ben tre risoluzioni di legge del Parlamento dell’Unione Europea, non è riconosciuto nessun abito giuridico alle unioni tra persone dello stesso sesso.

Interpellato più volte in tal senso da cittadini italiani omosessuali contribuenti, l’onorevole Storace continua a barricarsi dietro non risposte ammantate dall’integralismo dei valori cristiani.

Alla domanda di veder riconosciuto alle coppie dello stesso sesso a basso reddito, il diritto di poter concorrere all’ottenimento di un alloggio popolare, la Regione Lazio risponde che «una "scelta" come quella dell’omosessualità non può diventare un privilegio».

Ancora a ridosso del Gay Pride romano, ostacolato su mille fronti dalla Giunta Storace, l’omosessualità veniva definita dallo stesso «un vizio immorale».

Ma la crociata è solo all’inizio.

E mentre in Gran Bretagna, il Ministro della Sanità decide che la Pillola Abortiva sarà disponibile in tutti i consultori ospedalieri, nei consultori del Lazio si torna indietro di decenni.

Continui attacchi alla 194, proibizione della Pillola del Giorno Dopo, fino ad arrivare alla cancellazione dei Consultori stessi.

I consultori laziali si sono trasformati in breve tempo, secondo il volere di Storace della coalizione di Centro Destra e delle Forze Cattoliche, in un servizio sociosanitario esclusivamente per la "Famiglia".

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