I GAY DEVONO FARE IL SERVIZIO MILITARE?

di

Sono favorevoli il presidente dell'Arcigay Sergio Lo Giudice e lo scrittore Aldo Busi. Che racconta la sua esperienza: "L'omosessuale dichiarato è una persona affidabile: non tradirà mai la...

5960 0

Qualche mese fa, in occasione della festa nazionale delle Forze Armate il generale Luigi Caligaris, ex deputato europeo si disse favorevole all’ingresso dei gay nell’esercito. In un’intervista al Corriere della Sera dichiarò, a fronte del problema delle poche "vocazioni" militari nel nostro paese: "Io direi che la carenza di professionisti può essere risolta con gli immigrati ed anche con i gay. Nelle forze armate c’è qualche gay nascosto. Propongo di arruolare i gay dichiarati che garantiscono di mantenere in caserma un atteggiamento decoroso. I francesi e gli inglesi hanno avuto il coraggio di reclutarli".

Ad oggi è stato eliminato il famoso articolo 28/62 che parlava di "inversione sessuale", quindi, a differenza di quanto accadeva una volta, oggi un giovane gay che voglia evitare di fare il servizio militare è esonerato ( o comunque inserito in liste di esubero) non in quanto malato mentale ma in quanto gay. L’esercito italiano non si sente pronto (a parte il generale Caligaris) ad accogliere fra le proprie file individui gay. Al contrario di quello inglese, che ha aperto agli omosessuali, relegandoli, non molto civilmente, in camerate separate.

In pratica: chi vuol evitare di prestare servizio di leva chiede alle associazioni Arcigay di rilasciare un documento su carta intestata dell’associazione con il quale si afferma che la persona è iscritta ed è omosessuale e richiede l’esonero dal servizio militare. La richiesta va presentata, alla visita di leva, altrimenti anche all’infermeria della caserma di destinazione, non appena varcato il portone della caserma stessa. Ricordiamo che la legge proibisce la diffusione di ogni dato attinente all’orientamento sessuale dell’individuo.

Tuttavia questa procedura può portare anche ad una sorta di autodiscriminazione lesiva della dignità della persona omosessuale e sono molti a non condividerne lo spirito.

Sergio Lo Giudice, presidente nazionale Arcigay, per primo:

"Non ho molta simpatia per questa prassi, per due motivi. Il primo è che la considero una di quelle scorciatoie che spesso siamo costretti a mettere in campo, ma che non ci aiutano in un generale percorso di liberazione. Come dire alla mamma che abbiamo la ragazza. Il secondo è che esiste la possibilità di accedere al servizio civile. Se sempre più gay facessero questa scelta si eliminerebbe una possibile discriminazione in modo assolutamente paritario fra gay ed etero. Ma di fronte alla prospettiva, spesso molto difficile per un giovane gay , di passare un anno in caserma è meglio lasciare ai singoli la scelta se usufruire di questa possibilità o meno ".

Sul tema abbiamo anche sentito la mente più brillante di questo secolo, lo scrittore Aldo Busi, da qualche tempo in libreria con il suo nuovo romanzo, edito da Mondadori, "Un cuore di troppo".

Busi, come è andata la sua visita di leva?

"Io sono stato il primo che è riuscito a far applicare l’articolo 28, il quale accomunava gli omosessuali ai matti. Mi sono presentato e ho detto: – Io sono matto perché lo voglio, come voglio fare il militare – In realtà ero lì per rompere i coglioni. E ci sono riuscito, anche se mi hanno portato in ospedale psichiatrico".

Insieme ad altri matti?

"Macchè, fingevano tutti. Quando arrivavano i medici facevano la scena per essere esonerati. Dei gran figli di puttana, in gamba però. Degli obiettori, diremmo oggi".

Una provocazione?

"Una rivendicazione del mio diritto alla virilità. Sono andato là, sano ragazzotto di provincia, senza una lira e senza patroni. E dopo un po’ hanno anche smesso di considerarmi lo zimbello di turno. Ero di estrema sinistra, allora. Anche se le BR non si sono mai degnate di contattarmi. Ma li capisco: sarei diventato il loro capo e li avrei annientati tutti".

Lei è a favore dell’esonero per omosessualità?

"Consiglio personale: l’omosessuale che scopa come un dannato è quello non dichiarato che si nasconde in strutture maschili, come seminari e caserme. Colui che si dichiara ha vita ben più dura. E’ come un tappeto splendido da far passare alla dogana. Se non dichiari nulla, vada pure, se dichiari, ti confiscano ogni cosa".

E i gay militari?

"Ripeto. Chi è omosessuale alla luce del sole è una persona affidabile, perché non tradisce se stesso. Quindi non tradirà nemmeno la patria. Le spie delle varie intelligence erano, per lo più, gay. Poiché davano maggior sicurezza di fedeltà. Chi si dichiara non cederà alle seduzioni, perché non ha rinnegato se stesso. Non esiste Mata Hari (anche maschio) che possa deviarlo ".

Ci pensino coloro che vedono un esercito anche gay come un problema di ordine pubblico.

di Paola Faggioli

CONTINUA A LEGGERE...

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...