I gay italiani si diano da fare: ci vuole un nuovo movimento

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Il presidente di Arcigay Aurelio Mancuso risponde a quello di Gay Lib che stamani, su Gay.it, lo aveva accusato di essersi rifiutato di parlare di diritti delle coppie...

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Trovo avvilente che quando si riesce a compiere una buona azione immediatamente dentro il movimento lgbt inizi una corsa dei distinguo, delle offese, delle critiche violente e sterili. Gay.it da tempo ha deciso di fare da cassa di risonanza a questo tipo di atteggiamento autodistruttivo, che alimenta ancor di più l’oggettiva sfiducia che serpeggia dentro il popolo omosessuale italiano. Spero con questo piccolo contributo di chiarire alcune questioni.

Chi ha promosso l’incontro – L’incontro con il Presidente della Camera è stato promosso da Arcigay insieme all’onorevole Paola Concia relatrice unica della proposta di legge contro le discriminazioni omofobiche. Arcigay ha chiesto che questo incontro fosse fissato nella settimana di ricorrenza della Giornata Mondiale contro l’Omofobia e come da accordi presi con la presidenza della Camera, aveva come ordine del giorno iniziative e provvedimenti contro le discriminazioni. All’incontro sono state invitate le associazioni nazionali che con Arcigay condividono un lavoro comune. Arcilesbica ha deciso di non partecipare. Pur con grande dispiacere sono rimaste fuori altre associazioni che si impegnano insieme a noi rispetto al tema dell’omofobia. La scelta era obbligata: o invitare tutto il movimento lgbt, quindi, formare una delegazione di almeno due/trecento persone, o utilizzare un metodo di partecipazione delle sole reti nazionali.

La presenza di Gay Lib – Della presenza all’incontro di Gay Lib sono stato informato non ufficialmente. È stata una iniziativa assunta dallo staff di Fini, che non ho commentato e preferisco seguitare a non commentare, anche per rispetto della terza carica dello Stato. Annoto, che sarebbe stato più corretto a quel punto invitare a partecipare anche tutte le altre sigle lgbt che fanno riferimento a partiti ed ispirazioni politiche, ad iniziare da Certi Diritti, associazione radicale, così da esser più rispondenti ai doveri dell’ufficio della presidenza della Camera. I successivi ed irrispettosi commenti di Oliari mi convincono che avevamo fatto bene a promuovere un incontro ineccepibile dal punto di vista istituzionale, escludendo ogni coinvolgimento di sigle partitiche.

L’incontro con Fini – Dei temi trattati e dell’atteggiamento attento dimostrato dal Presidente della Camera sono piene le cronache dei giornali. Preciserò, quindi, alcune cose scritte dallo scorretto Oliari. In primo luogo per tutta la durata dell’incontro si è parlato di omofobia, in ultimo è intervenuta Gay Lib che ha consegnato a Fini due libri di Oliari e un testo di legge sulle unioni omoaffettive predisposto dall’associazione di centro-destra. Prima ancora che il sottoscritto a nome di Arcigay, Agedo, Famiglie Arcobaleno, intervenisse a chiarire che non eravamo andati a parlare di questo, Fini con un’aria scocciata ha in modo chiaro detto che era un altro tema e che non sarebbe stato affrontato in quella sede.

Considerazioni sul buon gusto – Insomma Gay Lib si è "imbucata" in un incontro organizzato da altri e ha preteso di dettare l’agenda degli argomenti. Era ignara del percorso politico che aveva portato all’incontro, non ha condiviso la preparazione, e si è infine offesa perché non ho voluto in alcun modo che sottoscrivessero il comunicato finale con le tre associazioni nazionali organizzatrici dell’incontro. Ci sono responsabilità differenti che è bene chiarire: a mio avviso Gay Lib può svolgere un ruolo importantissimo dentro il centro destra di stimolo, di cambiamento culturale, di critica. Siamo in questo caso sul piano squisitamente politico. Arcigay, tutte le reti nazionali e associazioni locali che svolgono un compito sociale, non legato ai partiti, lavorano concretamente nei territori  per il benessere quotidiano di gay e lesbiche e poi cercano di interloquire con le istituzioni locali e nazionali affinché attraverso leggi, provvedimenti, azioni concrete si facciano passi in avanti. Almeno finché il sottoscritto servirà Arcigay rappresentandola, lo slogan "distinti e distanti dai partiti" sarà sempre al centro del nostro agire.

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Voglio inoltre dire che trovo curioso, se non ridicolo, accusare Arcigay di aver abbandonato il tema delle coppie. Non abbiamo voluto, e sottolineo voluto, parlare con Fini di questo tema, perché non vi è alcuna legge calendarizzata in Parlamento (tanti testi depositati e nessuno ancora in discussione), perché a differenza di quella sull’omofobia, di cui è relatrice Paola Concia (che ringrazio per la pazienza dimostrata in questi giorni…) per ora non c’è alcun accenno di pur minimo lavoro di confronto tra (pezzi) maggioranza e (pezzi) opposizione.

Non avevamo e non intendiamo avere nessuna proposta di mediazione o di spinta sulle Unioni Civili, Didore, e così via. La nostra posizione rimane inalterata: parità di diritti e di doveri.

Quando la questione realmente sarà seriamente affrontata (e vorrei ricordare quante musate abbiamo ricevuto in questi anni, andando appresso a pompose e pubbliche promesse) allora noi siamo qui, pronti a discutere!

Altro che consegnare in forma un po’ imbarazzante una proposta di legge misteriosa ad un esterefatto Presidente della Camera! Anche in questo senso un po’ di serietà non guasterebbe.

Non si va dalla terza carica dello Stato a parlare di omofobia e poi gli si impone un altro tema, tanto più che la questione del riconoscimento giuridico delle coppie gay non va affrontata con lui.

Considerazioni sul movimento – Il vero grido che attendo da tempo che si sollevi dal popolo lgbt è quello di rabbia finalmente consapevole e che porti ad un impegno diretto, nuovo, diffuso. Tutto il resto sono teatrini approntati per ogni occasione, indigesti e peggiori della più infima politica italiana.

Quando finalmente saremo guariti da un movimentismo anni ’70, quando riusciremo a liberarci da atteggiamenti aristocratici e che non hanno nulla di attinente con la dura realtà, quando sentiremo collettivamente la responsabilità di dare una possibilità ai gay di questo Paese di ottenere concretamente diritti, allora forse davvero qualcosa cambierà. C’è bisogno di tutte e di tutti. Sono insopportabili esclusioni elitarie, da purezza ideologica. Per i Pride, per la costruzione della comunità gay italiana abbiamo bisogno di coinvolgere associazioni, gruppi, attività imprenditoriali, nuovi modi di intendere l’impegno. Insomma, con umiltà vorrei dire che questo movimento così com’è non va bene, nessuno escluso, quindi anche Arcigay.

Nel nostro piccolo stiamo cercando di cambiare, di aprirci, di coinvolgere tante persone nuove, sperimentare iniziative e percorsi nuovi, ma bisogna fare tanto, tanto di più.

Sono stati fatti tanti errori, ma sono in campo anche tante cose belle, la storia non è passata invano, oggi i gay e le lesbiche sono assai diversi da un tempo, hanno più opportunità, si riconoscono dignità, valore. Lavoriamo su questo, invece di continuare inutilmente, pervicacemente a farci del male.

E mi dispiace dirlo con franchezza: ma davvero frega a qualcuno di tutta questa querelle, mentre continuano ad uccidere, violentare, discriminare persone lgbt in ogni luogo d’Italia? Ma davvero non interessa sapere che c’è da rimanere esterefatti di quante telefonate riceviamo di ragazze e ragazzi impauriti e disperati? E vogliamo dircelo con chiarezza che il clima è orribile? Che a Milano anche la polzia si diverte ad intimidire?

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