I giovani accettano l’omosessualità

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Una indagine dell'Unione degli Studenti rivela che il 60% dei ragazzi considera l'omosessualità una variabile naturale: ma il 13% la considera una perversione o una malattia.

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L’omosessualità? Bando ai pregiudizi, per 6 giovani su 10 è una variabile naturale. Ma non tutti gli studenti sono delle stessa opinione. Tra loro c’è, infatti, anche chi la considera una scelta (25%). Induce invece a riflettere, se non a preoccuparsi, quel 13% di ragazzi che risponde senza remore che si tratta di perversione o malattia. Cosa pensano i giovani dell’omosessualità lo rivela un’ indagine condotta da altri giovani, quelli dell’Unione degli studenti (Uds). Per indagare sul rapporto tra ragazzi e omosessualità, hanno distribuito dei questionari nelle scuole di 16 città italiane, ad un campione di 3.276 studenti tra i 16 ed i 19 anni che frequentano la III, IV e V superiore. I dati sono stati anticipati dall’Uds, che presenterà l’ indagine completa domani in una conferenza stampa-dibattito organizzata in collaborazione con l’Ufficio Nuovi diritti della Cgil.

Le risposte degli studenti, dunque, dimostrano come nella maggioranza dei casi si abbia una percezione dell’omosessualità che l’ Uds definisce “corretta" : essere gay o lesbiche, cioè è una "variabile naturale". Ne è convinto i1 60,7% dei ragazzi intervistati. Per un’altra fetta di giovani invece, il 25,8%, si tratta semplicemente di una scelta: la persona omosessuale, insomma è tale perché decide di esserlo. Ma il dato più preoccupante sottolinea l’Uds, riguarda quei ragazzi che hanno una considerazione certamente "distorta" dell’omosessualità, il 6,9%, infatti, non ha dubbi; si tratta di una "perversione", mentre un altro 6,6% la definisce una "malattia" .

Ma che giudizio danno gli studenti dell’Uds sulle risposte dei loro coetanei? "Il fatto che il 60% consideri l’omosessualità una variabile naturale – commenta il coordinatore nazionale Uds Alessandro Coppola – ci sorprende positivamente, poiché significa che la maggioranza degli studenti affronta la questione correttamente. E’ invece senza dubbio preoccupante il dato che indica come circa 13 ragazzi su 100 pensino ancora all’omosessualità definendola una perversione o una malattia". La causa? In parte da attribuirsi a pregiudizi sociali che ancora persistono e che sono poi alla base, rileva l’Uds, dei tanti atti di intolleranza verso gli omosessuali anche nelle scuole. In parte, però "la responsabilità è della scuola stessa – sottolinea Coppola – che non sempre educa come dovrebbe alla sessualità". A dimostrarlo è un altro dato dell’indagine: se il 48,7% degli studenti contattati afferma infatti di aver seguito un corso di educazione sessuale nella propria scuola, il 46% dice di non averne mai sentito parlare. Vi è poi un 6,3% che, alla domanda ‘hai mai frequentato un corso di educazione sessuale a scuola?’ si è rifiutato di rispondere.

Insomma dei passi avanti sono stati fatti sicuramente e in molte scuole i corsi di educazione sessuale esistono, osserva l’ Uds, anche se "è ancora troppo poco". L’educazione sessuale, affermano gli studenti, "dovrebbe essere uno dei punti fermi nell’educazione scolastica, soprattutto oggi. E certamente occorre una maggiore sensibilizzazione versa la questione omosessualità, ancora troppo spesso considerata un tabù". E invece, molte volte i corsi di educazione sessuale in classe "sono ad esempio tenuti dagli insegnanti di religione. E’ ovvio come, in questi casi – conclude Coppola – la trattazione dei diversi argomenti non possa essere completamente obiettiva, soprattutto rispetto al tema dell’omosessualità".

I risultati del sondaggio saranno presentati e discussi venerdì 6 aprile a Roma nel corso di un convegno organizzato da Cgil, ufficio Nuovi Diritti, intitolato NessunoUguale, NessunoEscluso.

In quella occasione, l’Unione degli Studenti e l’Ufficio Nuovi Diritti della CGIL Nazionale intendono proporre ad associazioni, insegnanti, studenti e istituzioni una riflessione sul problema del pregiudizio antiomosessuale nelle scuole e sulle azioni e le politiche attraverso le quali è oggi possibile contrastare fenomeni di intolleranza: anche i recenti fatti di cronaca devono spingere tutto il mondo civile e in particolare chi opera nella scuola a un impegno serio, diffuso e prolungato capace di uscire dai limiti della contingenza e dell’emergenza.

Da questo punto di vista l’obiettivo di una scuola laica, aperta, democratica e pluralista appare come il presupposto irrinunciabile di una azione educativa e didattica volta a valorizzare la ricchezza delle differenze di genere e di orientamento.

Proprio in vista di questo impegno l’Unione degli studenti, nell’ambito della propria campagna contro le discriminazioni sessuali, ha promosso un’indagine volta a comprendere le caratteristiche della percezione dell’omosessualità da parte degli studenti delle scuole medie superiori e la presenza di momenti e percorsi di informazione sessuale negli istituti. Nella storica debolezza di percorsi di questo tipo, dovuta al retaggio di una morale arretrata, risiede uno dei motivi principali del permanere di sacche di intolleranza e ignoranza.

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