I nuovi medici stregoni

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Medici che rifiutano il sangue di donatori gay, che promettono di guarire gli omosessuali, e che li ritengono responsabili della diffusione dell'Aids. Segnalateci le vostre storie.

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Il medico che rifiuta il sangue di un donatore che si dichiara omosessuale è punibile. Poteva farlo prima, fino al 1991. Adesso non più, è tenuto a raccoglierlo come il sangue di qualsiasi altro donatore che si presenti alla propria Asl, fatti tutti i dovuti accertamenti sanitari, si intende. Quel medico viola dunque la deontologia professionale. Eppure, ciclicamente emergono episodi di discriminazione di gay e lesbiche che vengono dal mondo della sanità. Soprattuto in quei presìdi gestiti da alcune lobby cattoliche integraliste come l’Opus Dei, che a Milano, per esempio, ha il pieno controllo di quasi tutte le strutture ospedaliere. Gli iscritti trovano lavoro come medici e infermieri. Gli altri, chissà.

Alla luce di questo potremmo dire che le parole della dottoressa Chiara Atzori, un medico infettivologo che lavora all’ospedale Sacco di Milano (ecco, appunto, Milano), pronunciate durante una trasmissione di Radio Maria non sono quindi così incredibili. «La legislazione sulle coppie di fatto e sui diritti delle persone LGBT – ha detto ieri la dottoressa durante la trasmissione "Il medico in diretta" -, ha effetti sanitari devastanti in termini di diffussione di malattie come l’Hiv. Lo dimostrerebbero – ma poi non approfondisce -, i dati sanitari statunitensi e anglosassoni»

La dottoressa sa che l’Organizzazione mondiale della sanità ha depennato l’omosessualità dall’elenco delle malattie nel 1993? Sì, lo sa di sicuro. Eppure divulgare l’immagine del gay untore di malattie ha sempre un suo fascino in certi ambienti. La promiscuità sessuale senza precauzioni, quella sì è pericolosa. Ma è una pratica tanto gay quanto etero. Non si spiegherebbero, altrimenti, i tentativi, anche recentissimi, di arginare il fenomeno prostituzione. Ma si fa finta di non sapere.

Ma quali sono gli "ambienti" che frequenta la dottoressa? Di sicuro quelli che predicano l’esistenza di una cura per l’omosessualità, o almeno una conversione di essa in eterosessualità. La Atzori ha curato la prefazione del libro "Omosessualità maschile: un nuovo approccio" un testo "scientifico" del dottore americano Joseph Nicolosi, il padre di tutte le terapie riparative. Nicolosi definisce l’omosessualità come una «condizione patologica. Dalla quale, se si vuole, si può uscire. Ma l’azione di una potente lobby gay mira a nascondere questa verità». La Atzori è nientedimeno che la Nicolosi italiana, insomma. Una perla del suo pensiero, la si ritrova anche nel numero 564 della pubblicazione "Studi Cattolici", una rivista italiana che si propone di interpretare i fatti alla luce del Magistero della Chiesa cattolica. «Va recuperata la consapevolezza che uomo e donna  – scrive la dottoressa – nel tempo e nella storia non sono più Adamo ed Eva nel paradiso terrestre, ma sono portatori della ferita inferta alla creazione derivante dal peccato originale e che Gesù incarnato morto e risorto è il "medico" delle anime, anche delle ferite sessuali.» Questa la sua visione dell’omosessualità. Una ferita sessuale. Non male per chi ha in mano la cura di persone sieropositive.

Per ultimo, sul sito del reparto malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano (aids.it), sì, proprio quello dove lavora la dottoressa Atzori, avverte che dove c’è amore non c’è Aids. Purtroppo, non c’è niente di più falso. A chi omette di dire che l’unica forma di prevenzione dall’Aids è l’uso del preservativo, a chi vorrebbe che ancora l’omosessualità fosse considerata come malattia e quindi da guarire, a chi dipinge ancora gli omosessuali come untori, il ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali Maurizio Sacconi dovrebbe fare un discorsino. O no?

Nel frattempo, contro le dichiarazioni dichiarazioni della dottoressa Chiara Atzori andata in onda su Radio Maria, segnaliamo un’iniziativa di Arcigay Milano che ha indetto un presidio davanti all’ospedale Luigi Sacco di Milano (via Giovanni Battista Grassi 74) per sabato 11 ottobre alle ore 11.00.

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