I RAGAZZI DEL PRIDE

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Parlano i gay e le lesbiche che hanno sfilato

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Normalità. E’ un concetto ricorrente tra i 50 mila del Pride milanese. La sfarzosità, la stravaganza che spesso ha caratterizzato negli anni passati i Gay Pride sta lasciando sempre più spazio alla normalità anche nello scendere in piazza, senza rinunciare ai colori e all’allegria che è propria di una manifestazione come il Pride.

A Milano sono venuti un po’ da tutta Italia, ma soprattutto dall’estero, dal nord Europa, Svizzera, Francia, Germania, ma anche Canada e Argentina.

Proprio come Marcos: 25 anni, argentino dice di aver accompagnato il “suo muchacho”. E ci racconta che vorrebbe un passaporto italiano, venire ad abitare in Italia perché essere gay in Argentina è ancora troppo difficile.

Non fanno nulla di diverso, rispetto agli altri giorni dell’anno, Silvia e Monica. Da due anni fidanzate e conviventi sfilano mano nella mano. Ma “mano nella mano” –ci raccontano- vanno anche al supermercato, in birreria, al cinema. Per Silvia manifestare un giorno solo all’anno come si è fatto ieri a Milano, è troppo poco.

"La gente ha bisogno di capire, di abituarsi – dice – La prima volta ti guarda male, la seconda sorpreso, dopo un mese, tre mesi… non ci fa più caso… e allora ecco che l’obiettivo è stato raggiunto".

Luca e Aldo il Pride se lo sono fatto sui rollerblade. A dorso nudo, occhiali da sole, auricolari, assolutamente maschietti e “insospettabili” confessano che è stato “difficoltoso farsi il percorso sui pattini, ma molto bello e divertente”. E poi aggiungono di essere “venuti per far vedere alla gente che il gay è una persona normale, proprio come loro”.

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